«Per te una paternità nuova»

 «Riceverai una paternità nuova che ispirerà il tuo modo di pensare e di amare, di guardare il tuo popolo, il tuo Clero, la vita». Lo ha detto il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, nell’omelia pronunciata per l’ordinazione episcopale l’ingresso in diocesi di monsignor Domenico Pompili. «La Chiesa di Rieti vive con gioia l’ordinazione episcopale del suo nuovo Pastore», ha aggiunto il cardinale, «che è stato per non pochi anni intelligente e generoso collaboratore della Cei in qualità di direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali e di sottosegretario».

Quanto alla “paternità nuova”, ha precisato, «si tratta di una dilatazione del cuore che ti permetterà di rapportarti alla tua Comunità in modo puntuale e insieme ampio, in modo preciso e nello stesso tempo profondo. Si tratta di quella sapienza, lucida e insieme benevola, propria del padre di famiglia che guarda nella verità i suoi figli, e li sostiene con amore; che riconosce lieto anche il più piccolo frammento di bene e lo valorizza nell’armonia della Comunità ecclesiale. Sarai rivestito di un manto di pazienza che – avendo ben fermi la vocazione e il destino alti di uomini e situazioni – sa che i tempi di Dio non sono i nostri, e che la Chiesa è innanzitutto di Cristo: noi siamo servi inutili, seppur necessari per volontà del Signore che – follia dell’amore! – ha voluto coinvolgersi e rischiare con noi, poveri uomini».

«Quante volte ti sentirai soverchiato dalla paternità di Dio – ha proseguito il card. Bagnasco – della quale sei il primo beneficato ma anche misteriosamente ministro: una paternità che avvertirai non nascere dalla tua umanità ma dall’alto, come dono dello Spirito. Sempre, soprattutto nei momenti più difficili, appellati a questo dono, invoca la Sorgente della grazia, fai appello a ciò che Cristo sta per fare in te e di te, per sempre: Egli, infatti, dà il compito ma anche la forza. Non è forse questa la nostra sicurezza e la nostra pace? Dove poter andare diversamente, nei momenti dell’ombra e della croce, se non rifugiarci nella sua promessa e nella sua presenza?».

«Quando nel segreto della sera rivedrai le tue giornate – ha detto il cardinale rivolgendosi a mons. Pompili – non esaminarti tanto su quello che hai fatto, ma su ciò che sei stato, sapendo che questo è legato al tuo rapporto con Gesù, la Vergine Maria, i Santi: un rapporto non solamente creduto, ma anche sentito perché continuamente richiamato nel tuo cuore, desiderato in ogni gesto, invocato davanti al tabernacolo. Il nostro ministero dipende non tanto dalle nostre qualità – che restano comunque un buon strumento -, e neppure in primo luogo dall’offrire la nostra vita agli altri: dipende innanzitutto dall’offrire il nostro cuore a Dio».

Foto di Massimo Renzi.