Quanto alla “paternità nuova”, ha precisato, «si tratta di una dilatazione del cuore che ti permetterà di rapportarti alla tua Comunità in modo puntuale e insieme ampio, in modo preciso e nello stesso tempo profondo. Si tratta di quella sapienza, lucida e insieme benevola, propria del padre di famiglia che guarda nella verità i suoi figli, e li sostiene con amore; che riconosce lieto anche il più piccolo frammento di bene e lo valorizza nell’armonia della Comunità ecclesiale. Sarai rivestito di un manto di pazienza che – avendo ben fermi la vocazione e il destino alti di uomini e situazioni – sa che i tempi di Dio non sono i nostri, e che la Chiesa è innanzitutto di Cristo: noi siamo servi inutili, seppur necessari per volontà del Signore che – follia dell’amore! – ha voluto coinvolgersi e rischiare con noi, poveri uomini».
«Quante volte ti sentirai soverchiato dalla paternità di Dio – ha proseguito il card. Bagnasco – della quale sei il primo beneficato ma anche misteriosamente ministro: una paternità che avvertirai non nascere dalla tua umanità ma dall’alto, come dono dello Spirito. Sempre, soprattutto nei momenti più difficili, appellati a questo dono, invoca la Sorgente della grazia, fai appello a ciò che Cristo sta per fare in te e di te, per sempre: Egli, infatti, dà il compito ma anche la forza. Non è forse questa la nostra sicurezza e la nostra pace? Dove poter andare diversamente, nei momenti dell’ombra e della croce, se non rifugiarci nella sua promessa e nella sua presenza?».
«Quando nel segreto della sera rivedrai le tue giornate – ha detto il cardinale rivolgendosi a mons. Pompili – non esaminarti tanto su quello che hai fatto, ma su ciò che sei stato, sapendo che questo è legato al tuo rapporto con Gesù, la Vergine Maria, i Santi: un rapporto non solamente creduto, ma anche sentito perché continuamente richiamato nel tuo cuore, desiderato in ogni gesto, invocato davanti al tabernacolo. Il nostro ministero dipende non tanto dalle nostre qualità – che restano comunque un buon strumento -, e neppure in primo luogo dall’offrire la nostra vita agli altri: dipende innanzitutto dall’offrire il nostro cuore a Dio».
Foto di Massimo Renzi.

