Milioni di donne sognano di studiare lavorare e credere

È la sensazione maturata al termine della giornata di “Voices of Faith”, l’evento internazionale dedicato alla promozione del genio femminile nella Chiesa mondiale, tenuto in Vaticano. Una giornata per rispondere a domande tanto semplici quanto fondanti che in Occidente sono così scontate da non avere quasi rilevanza, mentre nei Paesi in via di sviluppo fanno decisamente la differenza.

“Nella giornata internazionale della donna, le donne hanno conquistato il cuore del Vaticano” ha esordito monsignor Anil Joseph Thomas Couto, arcivescovo di Delhi, nell’omelia della Messa celebrata nel Palazzo del Governatorato presso la chiesa di Santa Maria Regina della famiglia, geograficamente al centro della Città del Vaticano. Le parole dell’arcivescovo hanno aperto la giornata di “Voices of Faith”, l’evento internazionale dedicato alla promozione del genio femminile nella Chiesa mondiale. In linea con quanto auspicato e sostenuto da Papa Francesco i lavori del convegno si sono svolti in una significativa sede istituzionale: la Pontificia Accademia delle scienze. Un luogo ricco di storia e di sapienza che ha accolto testimonianze femminili di fede, di coraggio e di partecipazione attiva alla costruzione di un mondo più equanime. “Storie sorprendenti da persone sorprendenti – ha detto la fondatrice dell’iniziativa, Chantal Götz – che non si arrendono di fronte alle difficoltà, alle critiche, a volte nemmeno davanti all’evidenza, ma lavorano insieme per concretizzare istanze essenziali: l’importanza della salute, dell’educazione e la forza straordinaria della fede unita all’amore”. Una giornata per rispondere a domande tanto semplici quanto fondanti (Quale bambina piange perché vuole andare a scuola? Chi di noi si confronta con servizi igienici insicuri? Chi non è libero di andare a messa?) che in Occidente sono così scontate da non avere quasi rilevanza, mentre nei Paesi in via di sviluppo fanno decisamente la differenza.

È possibile combattere la povertà in India? Mukti Bosco, imprenditrice sociale cattolica, è convinta di sì, anzi, lo sa per certo e la sua ricetta parte dal cominciare a garantire alcuni servizi sanitari essenziali, come, per esempio, i servizi igienici. Negli ultimi 17 anni ha lavorato nelle aree rurali più povere aiutando a rendere la qualità dei servizi sanitari accessibile, sicura e conveniente. “Se sei in buona salute, puoi studiare – ha detto Mukti -, se ti istruisci, puoi avere un salario più alto e questo ti fa uscire dalla povertà”.

Perché una ragazza istruita è una minaccia? Lo ha chiesto padre Agbonkjaianmeghe Orobator, frate nigeriano, ricordando il rapimento delle 200 studentesse ad opera di Boko Aram e la strage degli scolari in Peshawar. Obiettivi scelti non a caso, ma rivelatori di quanto siano importanti la scuola e l’istruzione. Come ha ricordato padre Orobator: “Educare le ragazze vuol dire educare una Nazione, perché attraverso le donne si educa una generazione”.

Perché è importante garantire l’istruzione in un campo profughi? Per Mary Mc Farland, direttore internazionale di JC:HEM (Jesuit Commons: iniziativa per l’istruzione superiore ai margini, partner del Servizio dei gesuiti per i rifugiati) a un rifugiato non servono solo coperte, cibo e una casa, ma anche la speranza di poter avere un’educazione superiore che lo aiuti a ricostruire il suo Paese quando la guerra finirà. Mc Farland lo ha fatto raccontare dalla gratitudine di Suad Mohamed, una giovane rifugiata di un campo in Sud Sudan che è riuscita a laurearsi pur nell’emergenza umanitaria in cui è costretta a vivere.

Può una suora contrastare il traffico di esseri umani?
Sì, certo. E suor Marta Pelloni, argentina, ne è la più vivace e limpida manifestazione. “Questo è solo il nuovo nome della schiavitù”, ha scandito accorata, ricordando le migliaia di donne, bambini e uomini sfruttati ogni giorno da un “florido business a scarso rischio di punizioni”.

Cosa stiamo facendo per aiutare i cristiani perseguitati?
Come cristiana ortodossa, suor Hatune Dogan sa bene cosa vuol dire dover lasciare la sua terra, la Turchia, per sfuggire alla persecuzione. E, nella narrazione, la voce si rompe e stringe i cuori: “I cristiani sono esposti al pericolo della pulizia etnica! È mio dovere girare il mondo per raccontarlo”.
Pensiamoci dopo aver riposto le mimose. Milioni di donne nel mondo sognano di poter studiare, lavorare, professare la loro religione: aiutarle fa la differenza tra una speranza di vita dignitosa e una miseria emarginante.

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