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Huantsan, l’inaccessibile: la prima salita italiana illustrata a Rieti

Giovedì 13 dicembre a Rieti il fotografo e alpinista reatino Enrico Ferri presenterà la prima consegna video/fotografica della spedizione esplorativa internazionale guidata dal vicentino Alberto Peruffo al Nevado Huantsan, una delle montagne più selvagge e difficili della Cordillera Blanca.

Giovedì 13 dicembre a Rieti, organizzato dal Corso di Laurea in Scienze della Montagna, Università degli Studi della Tuscia, con il patrocinio della Fondazione Varrone e del CAI Gruppo Regionale Lazio con tutte le sezioni del Club Alpino Italiano della Provincia di Rieti (Amatrice, Antrodoco, Leonessa, Rieti), il fotografo e alpinista reatino Enrico Ferri presenterà la prima consegna video/fotografica della spedizione esplorativa internazionale guidata dal vicentino Alberto Peruffo al Nevado Huantsan, una delle montagne più selvagge e difficili della Cordillera Blanca.

Battuta da leggendari venti, circondata da spalti glaciali verticali e creste infinite, imprigionata tra i Nevado Rurec e San Juan, sconosciuta ai più, questo tentativo di salita di una cima così complicata e rischiosa è stato l’occasione per incontrare e unire popoli diversi, come vuole il Club Alpino Italiano. La serata si terrà presso l’Auditorium Varrone, ore 18 (ingresso libero) e vedrà presente una parte della squadra italiana.

Diversi e complementari erano gli obiettivi della spedizione: esplorativi, scientifici, culturali e di sostegno solidale. Obiettivo della spedizione era di esplorare le possibilità di salita dei versanti Sud Ovest e Nord Ovest di questa complessa montagna, formata da quattro cime, dopo una scrupolosa ricerca storica che ha messo in contatto la squadra con i leader delle spedizione italiana del 1972 e quella americana del 1979. Per quanto riguarda l’aspetto scientifico, gli alpinisti hanno compito carotaggi sugli alberi più alti delle zone battute lungo la via di salita e i risultati, grazie alle splendide fotografie della vegetazione di Enrico Ferri, saranno illustrati da Bartolomeo Schirone, Direttore del Corso Universitario Scienze della Montagna e dal ricercatore Lorenzo Vegliò, mentre l’introduzione all’evento sarà curata da Roberto Lorenzetti, Vice Presidente della Fondazione Varrone, antropologo e direttore dell’Archivio di Stato, il quale accennerà alla dimensione operosa (e povera) del mondo contadino e degli artigiani che lavorano alle falde della Cordillera Blanca.

Le foto di Enrico Ferri documentaranno tanti aspetti della spedizione: gli ambienti naturali, l’archeologia Inca, la meravigliosa Montagna dei Sette colori a rischio inquinamento e bene UNESCO, le genti peruviane che lavorano senza sosta in città e campagna indossando le loro vesti coloratissime. Coincidenza ha voluto che questo evento cada a pochi giorni dalla morte a Lima, in Perù, di Padre Ugo de Censi. Originario della Valtellina, il sacerdote salesiano era noto per la sua opera caritatevole, di impegno sociale cristiano e perché cofondatore dell’operazione Mato Grosso. Si tratta di un movimento di volontariato educativo missionario molto sentito tra gli ambienti alpinistici del Nord Italia, che svolge un insieme di attività in America Latina: costruzione di scuole per i bambini, rifugi e formazione di guide andine.

Operazione Mato Grosso. L’OMG promuove l’idea che per mezzo del lavoro i ragazzi possono intraprendere una strada che porta loro a scoprire dei valori giudicati importanti, quali la fatica, il “dare via” gratis, la coerenza tra le parole e la vita, lo spirito di gruppo, l’attenzione ai problemi altrui, il tentativo di imparare a volere bene alle persone, la capillarità tra i gruppi.

Il trailer della spedizione renderà conto soprattutto degli aspetti alpinistici che verranno illustrati da Alberto Peruffo, leader della spedizione internazionale. Perlustrate entrambe le creste Sud Ovest e Nord Ovest, preso atto delle ingenti precipitazioni nevose prestagionali che hanno reso impraticabile la cresta Sud Ovest e molto pericolosa la cresta per la Cima Centrale da Nord, sono state comunque raggiunte la cima dello Huantsan Norte (6113 m), la Cumbre de los Campos (toponimo proposto, 5650 m), il Nevado Rurec (5700 m), il Cerro Huamashpunta (5305 m, cresta integrale), esplorando e raccogliendo documentazione sulle valli laterali della Laguna Rajucolta, dove è stato posto il Campo Base (4250 m). A proposito delle precipitazioni anomale, ricordiamo i diversi incidenti, alcuni mortali, nella Cordillera Blanca mentre la spedizione era impegnata sulla montagna: 3 morti sull’Alpamayo, 2 sull’Artensoraju, più incidenti meno gravi su altre montagne del nodo centrale, tra cui il Nevado Huascaran.

La cima dello Huantsan Norte è stata raggiunta dalle cordate di punta Cesar Rosales e Fredi Cruz (Perù), Asqui Ronald Choque ed Evo Quispe Poma (Bolivia), Federico Moro e Pietro Contalbrigo (Italia), partite con grande sforzo unitario dal Campo 2 Nord a 5550 metri per l’azione finale del 15 luglio, con salita della Cresta Nord Ovest e discesa estrema notturna per la Cresta Nord. Si tratta della prima italiana e boliviana a questa difficile cima. Alle varie operazioni esplorative hanno partecipato, oltre al fotografo Enrico Ferri e al capospedizione, gli alpinisti Francesco Vascellari, Malu Espinoza (tra le più forti alpiniste peruviane), Edwin Juan Pascual e l’indiano Anindya Mukherjee: un notevole e concertato lavoro collettivo che ha reso possibile l’esplorazione delle montagne adiacenti allo Huantsan e di ben due versanti, partendo da ovest, con relativa installazione dei campi alti molto distanti tra loro, a sud e a nord della grande montagna. Così conclude Alberto Peruffo, leader della spedizione, soddisfatto: «abbiamo fatto un buon alpinismo esplorativo, di alto livello, con tutti i rischi e le fatiche che ci siamo presi, senza riserve di energie e il minimo di mezzi, valorizzando, facendo da supporto agli alpinisti del luogo, capovolgendo i ruoli».

Nella sua nota conclusiva, appena rientrato a Huaraz, Peruffo aveva scritto nel suo diario: «In estrema sintesi, metà degli obiettivi alpinistici raggiunti…Raggiunti invece, io credo, gli obiettivi di relazione tra alpinisti e cordate giunte da varie parti del mondo, tre continenti, con priorità all’importanza delle cordate del luogo, dopo aver ricostruito in questi anni minuziosamente la storia della montagna e le connessioni tra i protagonisti dell’esplorazione. Di ieri e di oggi. Come avevamo scritto agli amici, un alpinismo di relazioni, non di prestazioni”.

La spedizione sostiene e ringrazia: Operazione Mato Grosso, Guide Don Bosco 6000 (Centro Andinismo Renato Casarotto) e Parrocchia di Marcarà e di Shilla; Luigi Valente, Club Alpino Italiano Sezione di Schio, Himalayan Club, il Corso dell’Università Scienze della Montagna – Sabina Universitas Rieti, Montura -Alpstation Schio, Demon Occhiali, Effecomp e Rifugio Campogrosso.