Santa Barbara

«C’è bisogno di uomini responsabili come voi»: è Santa Barbara, il vescovo si rivolge ai Vigili del Fuoco

La celebrazione della Santa Messa per la solennità di Santa Barbara in Cattedrale: il vescovo Domenico ricorda i martiri cristiani perseguitati e il sacrificio quotidiano dei Vigili del Fuoco, presenti numerosi per onorare la santa patrona e ricordare il collega Stefano

Una Cattedrale di Santa Maria gremita, nel giorno della patrona santa Barbara. Rieti vestita a festa arriva in duomo per celebrare la martire cristiana le cui spoglie riposano nella sottostante cripta. Nei banchi, insieme ai fedeli, siedono tante divise con fasce fluorescenti: sono i Vigili del Fuoco, di cui la santa è protettrice, insieme agli uomini della Marina Militare, agli artificieri, il genio militare, gli architetti, i muratori, i cantonieri, gli stradini, i cantonieri e i campanari.

Barbara viene considerata protettrice contro fulmini e fuoco, e di conseguenza contro le morti causate da esplosioni o da colpi di artiglieria: una ricorrenza molto sentita a Rieti, che si ferma ogni 4 dicembre in suo onore.

Tanti i vigili del fuoco, con mezzi schierati in piazza Cesare Battisti, stendardi e caschetti tirati a lucido, tutti impettiti e in fila, inclusa la squadra operativa, schierata accanto alla porta oer uscire velocemente in caso di chiamata, inclusi quelli in pensione e le loro famiglie, perchè – si sa – si resta pompieri per sempre.

Del comando di Rieti ne mancava uno, rispetto allo scorso anno. Mancava Stefano Colasanti, morto solo qualche ora dopo la solennità di santa Barbara in un tragico rogo. Lo ha ricordato all’inizio e alla fine della sua omelia il vescovo Domenico, tra gli occhi lucidi dei colleghi.

Monsignor Pompili fa riferimento al martirio dei tanti cristiani, perseguitati e uccisi per colpa della loro fede, proprio come Barbara.  «Credo che ci sia bisogno, anche oggi, di cristiani come quelli che sono stati perseguitati: cristiani non convenzionali, occorrono persone solide, che non sfuggono alla dura realtà e danno prova di un amore che è più forte della sofferenza».

Occorrono dunque persone responsabile, dice il vescovo. Responsabili perchè «capaci di rispondere», come si interrogava in merito un credente dei nostri tempi in una stagione molto calamitosa, all’inizio del secolo scorso, all’epoca dei totalitarismi. Era un teologo tedesco che si domandava «chi restasse saldo».

«Resta saldo colui che non ha come criterio ultimo il proprio principio, la propria ragione, la propria virtù, ma che è pronto a sacrificare tutto questo quando è chiamato all’azione ubbidiente e responsabile, nella fede e nel vincolo esclusivo a Dio: è l’uomo responsabile, la cui vita non può essere che la risposta alla domanda e alla chiamata».

«Dove sono oggi questi uomini responsabili», dice il vescovo. E conclude: «A me viene in mente che i Vigili del Fuoco lo siano, e tra di essi Stefano ne è sicuramente stata una prova convincente».

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