Aprite le porte al Verbo

…a quanti Lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio (Gv 1, 12-13)

In prossimità delle feste natalizie, come ormai è mia consuetudine da diversi anni, rivolgo a tutti i credenti e alle persone di buona volontà un augurio sincero e sentito perché possano trascorrere serenamente l’intenso tempo liturgico del Natale.

Non posso tralasciare un pensiero per tutte le famiglie in difficoltà economiche e relazionali, come pure per tutti coloro che lottano contro le malattie o vivono situazioni di sofferenza o di disagio.

So bene che molti vivono le festività natalizie più come vicinanza degli affetti che come immersione coinvolgente nel mare della fede, ma ritengo di dover richiamare tutti i fedeli ad una maggiore attenzione alle esigenze di una fede vissuta e praticata, ma anche conosciuta e interiorizzata.

Nell’anno della Fede tutti i battezzati devono sentire dentro un forte afflato spirituale, un desiderio di accogliere il Verbo, la Parola che è divenuta carne e che ha una forza trasformante che modifica le persone e dunque la società e le strutture umane.

L’accoglienza del Verbo è la condizione per diventare figli di Dio, ma è anche l’atteggiamento di chi sente di aprirsi al Dio-Bambino che irrompe nella vita di ognuno e porta la vita, la speranza, la gioia.

L’accoglienza del Verbo è anche accoglienza delle persone, dei diversi, dei cosiddetti stranieri, delle sfide che il mondo di oggi pone di fronte a noi e chiede di affrontare e vincere.

Questa accoglienza non deve essere letta come debolezza, come modalità di rinuncia a lotte vitali, importanti e serie, come quella per il lavoro, per la felicità, per la serenità.

Il cristianesimo non è debolezza o fallimento; l’Incarnazione del Verbo, cioè del Figlio di Dio, la seconda Persona della Trinità, è assunzione da parte di Dio della debolezza umana, ma finalizzata ad accogliere l’uomo per offrirgli questa possibilità di sconfiggere il male e diffondere il seme del bene.

Ma anche l’uomo deve accogliere il Dio che «travolge» la sua umanità, deve fargli spazio, perché venga a dimorare in lui e lo faccia figlio nel Figlio.

Questa è la grande verità del Natale, per cui l’accoglienza dell’altro, del diverso, del fratello, trova la sua causa e la sua ragione teologica nell’accoglienza del Verbo.

Carissimi amici e fratelli, invito ognuno a non trascorrere semplicemente nel riposo questo tempo, ma a vivere intensamente gli appuntamenti e le occasioni di preghiera nelle nostre chiese, come possibilità offerte per rinverdire la nostra adesione di fede, la nostra identità e trasformare questa ricchezza di contenuti in opere e azioni in favore di coloro che sono nel bisogno e in difficoltà.

Mi sento di chiedere a tutte le famiglie di vedere nella famiglia di Nazareth non un ideale difficile da imitare, quasi irraggiungibile, ma un modello possibile di vita serena anche nelle avversità.

L’accoglienza della fede è accoglienza di Gesù e del suo messaggio, della sua persona e del suo stile; in tal modo potremo percepire il cristianesimo non come un insieme di divieti o di proibizioni, ma come un modo nuovo ed entusiasmante di affrontare la vita, anche quando essa ci dovesse riservare sorprese difficili e sofferenze indesiderate.

Essere credenti aiuta ad affrontare le difficoltà e le prove, proprio perché ci fa vedere il mondo con uno sguardo diverso, filtrato da una luce che ci supera, che ci attrae e che ci accoglie.

Assieme alla mia benedizione invoco su tutti e ciascuno i doni della pace, della prosperità e della gioia, ma soprattutto di una fede indefettibile e concreta.

Buon Natale e buon anno nuovo a tutti!