Yamaha YZF-R1: una belva da pista con targa e fanali per circolare su strada!

“Una belva da pista con targa e fanali per circolare su strada!”. Non esiste dicitura migliore per definire il modello di punta della casa motociclistica giapponese; i nipponici continuano da anni ormai una tradizione che li ha proiettati ai vertici della produzione e delle vendite nel campo delle due ruote e senza dubbio le prestazioni che garantisce la YZF-R1 sono difficili da eguagliare per ogni casa rivale.

La linea è aggressiva, forse un po’ appesantita in quest’ultimo modello, ma sempre affusolata, che tende ad una impressione di dinamismo anche con il motore spento. I due fari anteriori di forma polielissoidale sembrano piccoli e sottodimensionati posti al centro del cupolino e affiancati a due prese d’aria per l’airbox, ma grazie alla potenza del gruppo ottico riescono a convogliare il fascio di luce in modo tale da garantire una buona quanto sicura illuminazione anche con scarsa visibilità dovuta al riverbero; il numero minore di fari rispetto al passato non diminuisce il fascino della linea. La linea spigolosa si ritrova nella forma austera del codino, disposto ad accogliere un ipotetico passeggero solo su un’unghia di tessuto piuttosto scomoda e che non favorisce alcun appiglio a quest’ospite poco gradito; perché ad ogni modo le prestazioni del motore quattro cilindri e la posizione di guida caricata sui polsi non permettono di pensare minimamente alla possibilità di effettuare lunghi tragitti.

Proseguendo notano sotto il codino i due terminali di scarico che per contenere il catalizzatore per le norme euro 3 e il cosi detto DB-Killer, hanno subito una maggiorazione per ciò che riguarda le loro dimensioni e lasciano intravedere tra loro il faro posteriore a led. Al di sotto dei terminali di scarico è impossibile non notare la misura dello pneumatico posteriore che è costretto a sopportare la potenza del motore trasmessa dalla catena; proprio per questo motivo le sue dimensioni sono di 190/55 ZR17MC (75W), tutto sommato in linea con le dirette concorrenti; di misure proporzionate è anche il disco singolo del freno posteriore che è diÆ 220 mm; il forcellone posteriore è a due bracci e il retrotreno è gestito dal monoammortizzatore posteriore completamente regolabile.

Andando avanti si nota quindi la ruota anteriore che ha dimensioni certamente limitate rispetto a quella posteriore, infatti lo pneumatico è di “soli” 120/70 ZR17MC (58W). Il cerchio anteriore è contornato dai due dischi dei freni di 310 mm morsi dalle pinze Nismo a ben sei pistoncini; dal mozzo si erge poi quello che è l’inizio dello scheletro della moto cioè la forcella telescopica da Æ 43 mm che termina con la nuova piastra di sterzo ispirata a quella montata nel campionato del mondo moto-gp sulle M1 di Jorge Lorenzo e Ben Spies. In cima alla forcella ovviamente si trova il cruscotto misto digitale-analogico con il tachimetro analogico che presenta la corsa fino all’impressionante cifra dei 19000 rpm accostato al contachilometri digitale che è ben leggibile anche in pieno sole insieme al led che indica il cambio di marcia.

Passiamo alle vere e proprie chicche che caratterizzano questo prodotto che di certo non è per i neofiti o per chi sceglie la moto per le lunghe passeggiate. La vera anima della moto è nascosta sotto il serbatoio modellato secondo le esigenze fisiche(cercando di accogliere nel modo migliore le gambe), si tratta di un potentissimo motore di 998 cc, 4 cilindri paralleli inclinati in avanti con quattro valvole per cilindro (sedici valvole totali), raffreddato a liquido, quattro tempi, ovviamente alimentato a benzina e in grado di sviluppare una potenza massima di 133,9 kW (182 CV) a 12.500 giri/min e con una coppia massima di 115,5 Nm (11,8 kg-m) a 10.000 giri/min.

La lubrificazione prevede un carter umido, quindi a bagno d’olio, così come a bagno d’olio è la frizione a dischi multipli con comando idraulico, decisamente comodo anche se tende ad indurirsi se usato di frequente. Il cambio è composto da 6 rapporti sempre in presa con i rapporti di riduzione primario e secondario rispettivamente di 65/42 (1,512) e 47/17 (2,765); infine l’avviamento è elettrico e la trasmissione come già detto a catena. Passiamo al motore vero e proprio che presenta il sistema conosciuto con il nome di big bang a scoppi irregolari che permette maggior fluidità nell’erogazione della potenza, che ad ogni modo resta complicata da gestire.

A questo motore è stata affiancata una finissima elettronica che permette il settaggio del controllo di trazione su sei livelli ben distinti e l’acceleratore elettronico ride-by-wire in grado di portare l’informazione alla centralina in brevissimo tempo e permette di non mollare la manopola durante il cambio marcia. Insomma una belva difficile da gestire, con tantissimi cavalli, altrettanta elettronica e poco peso da trasportare, in pista si trova nel suo habitat naturale, infatti, il telaio Deltabox in alluminio dona subito sicurezza e stabilità anche nei cambi rapidi di direzione in cui si soffre per l’interasse non così contenuto anche se il peso è uno dei migliori per la categoria.

Lo stesso discorso vale per la forcella che affonda parecchio nelle staccate al limite ma infonde tanta sicurezza al pilota aiutata dalla frizione antisaltellamento che bilancia la frenata e dall’ammortizzatore di sterzo elettronico che aiuta quando la ruota anteriore si solleva dal terreno in uscita dalle curve. In autostrada il riparo dall’aria è minimo a meno che non ci si spalmi sul serbatoio ma comunque anche in quel caso il cupolino crea turbolenze all’altezza delle spalle e della testa, anche se si viaggia senza problemi anche ben oltre le velocità “legali” e senza accorgersene. In città è scomoda, l’angolo di sterzo è ristretto e i piloti meno alti arrivano a fatica con i piedi a terra, per buche e pavè è totalmente sconsigliabile vista la taratura rigida della sospensioni. Va bene per i tragitti non troppo lunghi perché la posizione di guida caricata in avanti stanca presto; il passeggero è trattato male dalla sella ristretta e i terminali scaldano parecchio e “profumano” gli indumenti, non ha appigli se non la schiena del pilota. In conclusione gite brevi e possibilmente senza accompagnatori.

I consumi sono soggettivi ma contenuti se si circola a velocità “legali” aumentano a dismisura se si gioca con la manopola del gas. Il prezzo di listino si aggira intorno ai 16.990 euro, che è allineato a quello delle dirette concorrenti con quattro cilindri e viste le soluzioni tecniche adottate e le finiture ben curate è ben proporzionato. La moto è disponibile in colorazioni bianca competizione (il vecchio colore Yamaha corse per i nostalgici), totalmente nera e il classico blue Yamaha.

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