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La Caritas sui luoghi del terremoto: «Ascoltare e lavorare assieme per farsi prossimi»

Inviato da un mese nel reatino un giovane della Caritas regionale racconta la ricchezza del gruppo che opera al fianco della gente

Per l’emergenza del terremoto nel Centro Italia, Caritas Italiana ha strutturato una serie di azioni rivolte alle persone colpite dal sisma. Tra queste iniziative sono stati avviati i gemellaggi tra le Caritas regionali e quelle delle diocesi colpite.

Nella Caritas reatina sono impegnati cinque giovani, tre provenienti dalla Lombardia, uno dalla Basilicata e uno dal Lazio. Gli operatori vengono da esperienze di studio e di vita differenti ma tutti condividono un obiettivo comune: stare accanto alla popolazione locale sia umanamente sia fisicamente.

«Appena si arriva nelle zone colpite, le immagini di case distrutte rimangono impresse nella mente – spiega Rolando De Cristofaro, operatore Caritas Lazio per le zone terremotate – soprattutto nelle frazioni a nord di Amatrice, che praticamente non esistono più».

Un numero ufficiale di persone che risiedono in roulotte o in container non è ancora in mano a Caritas ma in tempi brevi si avrà un confronto con i dati di altri enti che operano sul territorio e così si potrà avere un’idea chiara della situazione. La difficoltà di questa conta è legata anche alla presenza degli sfollati che sono nelle regioni limitrofe, per le quali si sta cercando di reperire informazioni.

«Dalla televisione non ci si può rendere conto di quanto la situazione sia difficile – spiega ancora Rolando – ma quando ci si muove tra le macerie la differenza è netta, perché s’incontrano persone che ti raccontano direttamente quello che hanno perso. Gli affetti, le case, gli animali per chi aveva un’attività d’allevamento, la normalità della vita».

È un’esperienza quotidiana che gli operatori fanno al centro Caritas posizionato fuori della zona rossa: «Qui avviene il primo contatto con la gente del posto, dove le persone si recano per usufruire del servizio di distribuzione dei generi alimentari. Dopo circa un mese di servizio s’impara subito che la cosa più importante è la qualità del rapporto che si instaura con la gente. Perché prima di ogni attività è attraverso l’ascolto che riesci a farti vicino a chi vive ogni giorno questa precarietà. Magari anche solo bevendo un caffè e mangiando insieme qualcosa».

La cosa poi che aiuta è fare tutto questo in gruppo: «Il lavoro comune degli operatori aiuta a creare delle belle relazioni reciproche, soprattutto quando si è in contatto tutta la giornata. La sera una volta rientrati dopo la fine del servizio, i ragazzi si sentono quasi a casa per la sintonia con cui hanno condiviso assieme compiti e obiettivi».

Al momento le attività sono in fase di progettazione, ma da qui a breve inizieranno dei percorsi che andranno oltre la semplice distribuzione alimentare. Nel frattempo gli operatori desiderano fare un ringraziamento speciale a tutti coloro che si sono messi a disposizione e in servizio per le popolazioni terremotate, in particolare ai volontari venuti in questi giorni. Anche un piccolo aiuto ha il valore di un grande gesto per questa gente che sta affrontando con pazienza e volontà la sfida della ripresa.

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