Scuola

Visita all’asilo Montessori: insegnare a imparare

Negli spazi dell’Istituto Santa Lucia delle suore clarisse è operativo il primo asilo della città basato sul metodo Montessori: un’esperienza nata dall’esigenza di un gruppo di mamme organizzate in associazione.

Negli spazi dell’Istituto Santa Lucia delle suore clarisse è operativo il primo asilo della città basato sul metodo Montessori: un’esperienza nata dall’esigenza di un gruppo di mamme organizzate in associazione.

All’asilo nido Montessori la giornata scorre seguendo ritmi cadenzati. Il portone di via dei Tigli si apre dalle 8 fino alle 9.30 per accogliere i piccoli dell’istituto ospitato nell’edificio delle suore di Santa Lucia. Durante le fasi di arrivo in asilo, i bimbi vengono divisi in classi per svolgere attività creative ed educative. I medio “grandi” indossano speditamente il grembiule impermeabile contrassegnato dal proprio personale animaletto e si inizia a preparare insieme la colazione.

«Ogni giorno un frutto, esclusivamente di stagione», spiega la maestra Federica. Nel giorno dedicato all’arancia, i piccolini annusano uno dopo l’altro la fragranza del profumato agrume, lo ispezionano, saggiano la consistenza della buccia, ed infine con grande impegno ne spremono il succo.

Frattanto nella stanza adiacente il “cameriere di riferimento” del giorno prepara la tavola per i propri compagni apparecchiando con stoviglie rigorosamente frangibili, «per il controllo dell’errore. Il piatto manipolato male cade e si rompe, il bambino si accorge dell’errore e di conseguenza la volta successiva presterà più attenzione».

«Tutto viene condiviso tra grandi e piccoli, anche per fare in modo che i nuovi arrivati prendano esempio nelle buone pratiche dai più grandi. Si parte dal momento conviviale della colazione preparata a turno, poi c’è il circolo, interamente dedicato al linguaggio e alla lettura, anche con l’ausilio di filastrocche e canzoncine».

A seguire i piccoli vengono divisi nelle varie classi secondo il bisogno giornaliero del bambino, di modo che si dia libero sfogo alla fantasia e alla scelta del materiale da utilizzare e con il quale giocare. Fornellini, utensili, animali in legno o libri, giochi tattili o sonori, sono tutti a misura baby, di modo che ciascuno possa prenderli senza l’aiuto dell’insegnante, utilizzarli e poi riporli.

«Possono scegliere in quale stanza andare: c’è quella dedicata alla vita praticata, quella del materiale scientifico, e poi gli angoli dedicati al lavaggio e alle manipolazioni sensoriali. L’ambiente è ovviamente preparato in precedenza dall’educatrice, ma la scelta finale e personale spetta al bambino, sia su quale gioco scegliere, sia su quanto tempo tenerlo».

Una delle fasi più delicate del lavoro delle educatrici, resta quella dell’ambientamento, di fatto il primo distacco del piccolo con il nido familiare: «Innanzitutto il nostro scopo è inserirlo in un contesto che sia continuità di quello casalingo, quindi l’ambiente e le persone sono studiate per l’integrazione. Per far sì che l’integrazione avvenga al meglio e in maniera dolce, il bimbo troverà negli spazi della scuola i suoi spazi personali contrassegnati dal proprio animaletto. Ritrovando il suo simbolo su spazzolino da denti, armadietto, asciugamani ed altri oggetti, si sentirà accolto in un luogo che imparerà a sentire proprio in un contesto condiviso».

Inoltre, gli ambientamenti sono rigorosamente graduali ed individuali, di modo che il bambino sia seguito passo passo e secondo le sue personalissime e diversificate esigenze, sempre tenendo aggiornata la famiglia. «Si inizia con un breve periodo di tempo nelle ore più centrali, concordando poi con il genitore il percorso più appropriato da seguire. Spesso è più difficile gestire il genitore che il bambino! Del resto, li accogliamo dai tre mesi ai tre anni di età quindi essendo molto piccoli è uno stato d’animo comprensibile. Cerchiamo di offrire loro una spalla e tranquillizzarli, ma la loro tranquillità in genere deriva sempre dalla consapevolezza della serenità dei bimbi».

Un metodo consolidato e applicato in tantissime scuole del mondo quello ideato agli inizi del Novecento dalla pedagogista, educatrice e scienziata Maria Montessori, tra le altre cose una delle prime donne medico in Italia. «Il metodo si muove principalmente su due binari: il primo è l’aspetto della vita pratica, con ambienti creati riproponendo l’attività quotidiana vista a casa, come la piccola scopa, il piccolo lavabo, il piccolo stendino, che consentono al bambino di manipolare e sostenere l’oggetto. Il secondo è il filone del materiale scientifico che ha un valore molto rilevante basato sull’autocorrezione: in pratica, il materiale può essere maneggiato fino ad un certo punto, fino a che non manifesta al bambino l’errore e l’impossibilità a poter continuare. Di fatto, le educatrici hanno un ruolo passivo, il metodo Montessori è basato quasi interamente sull’autoeducazione e sull’indipendenza del bambino». E poi, principi rigidi, supervisioni continue e osservazioni per valutare che le attività rispettino appieno il metodo oltre a continui corsi formativi.

L’asilo di via dei Tigli nasce quasi per caso da un gruppo di mamme che fondano un’associazione a scopo sociale di promozione della filosofia montessoriana: «a seguire, l’incontro quasi casuale con le religiose dell’istituto Santa Lucia e soprattutto con suor Francesca, che ha creduto in noi e ci hanno ospitato nei suoi locali. Un’idea trasformata in un secondo momento nell’ambizioso progetto di aprire il primo asilo certificato dall’Opera Nazionale Montessori a Rieti: ne siamo davvero orgogliose».

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