Un confronto sul suicidio assistito

Una risposta istintiva, irrazionale e totalmente emotiva

Così come nelle grandi testate giornalistiche e nei più importanti telegiornali il tema della settimana è stato quello relativo alla triste e drammatica vicenda di Dj Fabo, anche i social network si sono polarizzati su questo argomento, ampliando a dismisura il dibattito e le differenti posizioni. La storia è nota: Dj Fabo, all’anagrafe Fabiano Antoniani, è un quarantenne che ha visto la sua vita sconvolta da un gravissimo incidente d’auto, dopo il quale è divenuto tetraplegico e cieco. Di qui la scelta, lui che è sempre stato un ragazzo pieno di vita, energie, iniziative, che la sua esistenza non fosse più degna di essere vissuta e che gli si dovesse garantire un “giusto diritto” di morte. Il contatto con Marco Cappato dell’Associazione Luca Coscioni e il suicidio assistito in una clinica svizzera.
Al di là di ogni tipo di valutazione valoriale, si possono, però, fare due considerazioni.
La prima. Si sa che la “rete”, rispetto ai mezzi di comunicazione tradizionali, è per sua natura più utilizzata dai giovani (perché più consona ai nativi digitali). Il fatto, dunque, che anche in rete il confronto sul tema del suicidio assistito sia stato ampio, dimostra che non è sempre vero che i giovani non si interessano all’attualità, rinchiusi nel loro guscio individualistico, e soprattutto non è affatto vero che non siano interessati a temi così sensibili che riguardano i valori della vita e l’etica del vivere. Questa mobilitazione denuncia, invece, il bisogno che le giovani generazioni sentono nei confronti di un mondo valoriale che li aiuti a dirimersi in una realtà sempre più relativista.
Secondo. Purtroppo, però, c’è anche da dire che la risposta della maggior parte degli utenti dei social network a questa tematica così delicata, umanamente terribile e di fronte alla quale sarebbe forse meglio mostrare rispetto e restare in silenzio, è stata istintiva, irrazionale, totalmente emotiva. Una reazione istantanea che si lascia travolgere dalla drammaticità della situazione, ma che non si ferma a “pensare” in maniera razionale e approfondita a un problema che trascende il fatto contingente e che deve essere fatto oggetto di riflessioni serie e certamente non guidate dalla semplice onda emotiva. Ma, d’altronde, come scriveva il sociologo Zygmunt Bauman, la nostra è una società che pur ammantandosi del più raffinato raziocinio tecnologico, si affida all’istintualità e all’emotività per affrontare ogni questione, quasi in una regressione infantile. E certo i social network sono oggi il più potente mezzo per mostrare questo “cuore sensibile” della società.

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