Scuola del presepe di Greccio: a scuola da Manfredo tra tecnica ed emozione

A Greccio, il borgo protagonista della natività che san Francesco volle rivivere in una grotta, mettendo un bue e un asino attorno a una mangiatoia, la presenza di una scuola-laboratorio per fare e imparare a fare il presepe è del tutto naturale. A condurla è Manfredo Proietti, la cui passione è nata da bambino: «La mia casa paterna era sotto il santuario e da bambino erano i frati che mi chiamavano a servire messa: ho vissuto l’ambiente del Natale, del presepio, del santuario».

Poi la passione si è avvantaggiata delle necessarie conoscenze – perché, per quanto libero, pure il presepe ha delle regole – e di una tecnica adeguata. La bellezza del presepe, infatti, richiede pure un qualche sapere dei colori e magari qualche rudimento di architettura. «Sono tantissimi anni che lo faccio», spiega il maestro presepista mentre mescola lo stucco per realizzare l’intonaco dei muri esterni: la miscela va preparata con cura, non deve “colare”, e va stesa sui supporti senza timore, perché sono le imperfezioni a suggerire l’idea di muri antichi.

In ogni caso, più della tecnica conta l’emozione: «Il presepio bisogna viverlo, occorre assaporare quello che viene realizzato. Se fai un mercato, si debbono quasi sentire i rumori, le voci. I personaggi debbono trasmettere qualcosa. Però al centro deve esserci la famiglia. Vivere il Natale così è riscoprire certe emozioni». E soprattutto trasmetterle: la cosa più bella non è il parere di qualche critico, «ma lo stupore delle persone, il sorriso dei bambini».

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