Salute: la dignità in corsia

«Le istituzioni socio-sanitarie di ispirazione cristiana custodiscono la memoria vivente di una presenza di misericordia distintamente percepita e ampiamente ricercata da tutto il corpo sociale».

Lo ha detto mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, intervenendo al seminario su “La pastorale sanitaria e le istituzioni sanitarie cattoliche”, promosso oggi a Roma dall’Ufficio nazionale per la pastorale della sanità, in collaborazione con l’Associazione italiana di pastorale sanitaria (Aipas) e l’Associazione religiosa istituti sociosanitari (Aris). “Nella fedeltà a questa ispirazione originaria – ha aggiunto – esse debbono oggi rivelarsi, in misura sempre maggiore, luoghi privilegiati per elaborare e attuare una cultura che promuova la dignità della persona e il valore della vita umana dal concepimento alla morte naturale, e anche modelli esemplari di assistenza sanitaria qualificata e di gestione economica virtuosa”. L’indagine conoscitiva sulle opere socio-sanitarie e assistenziali ecclesiali in Italia, condotta dall’Ufficio nazionale per la pastorale della sanità e dalla Consulta nazionale degli organismi socio-assistenziali, denominata “Progetto S.In.O.S.S.I.”, ha censito 14.214 servizi diffusi in maniera capillare nell’intero Paese. Per mons. Crociata, “si tratta di realtà che assicurano concreta vicinanza alle più varie situazioni di fragilità e, in alcuni casi, sono l’unica forma di aiuto e di sostegno per le persone più povere e disagiate, grazie all’impegno costante di oltre 420.000 addetti, di cui circa due terzi volontari e un terzo dipendenti”.

Scienza e coscienza.

“L’attuale contesto socio-sanitario – ha evidenziato il presule – è in profonda trasformazione e le problematiche generate dalla perdurante crisi economica, dai cambiamenti demografici e dall’affermarsi di una cultura utilitaristica, destano non poche preoccupazioni riguardo al futuro dell’assistenza agli ammalati, agli anziani e alle persone con disabilità”. Ma, ha ammesso il segretario della Cei, “non possiamo, né vogliamo, nasconderci le difficoltà economico-finanziarie che esse attraversano e le sfide che devono affrontare per la mentalità secolarizzata dei nostri tempi, e non raramente anche per gli assetti normativi vigenti”. Anzi, mons. Crociata ha ribadito che “la Chiesa in Italia è costantemente vicina in modo attivo e concreto alle istituzioni socio-sanitarie cristiane per affrontare e sostenere in tutti i modi possibili il loro servizio di amore all’umanità sofferente”. Tuttavia, “non esistono e non possono esistere soluzioni magiche o scorciatoie per uscire dall’attuale momento di crisi. La via maestra rimane quella di riaffermare nel nuovo contesto la nostra identità ecclesiale, di coltivare la comunione e la collaborazione, di rinvigorire le motivazioni ideali e lo slancio missionario che sono all’origine di queste opere, di formare e impiegare figure professionali capaci di coniugare scienza e coscienza”.

Contributo essenziale.

Ricordando che in questo decennio “la Chiesa che è in Italia ha concentrato la sua attenzione in maniera particolare sulla necessità di ‘educare alla vita buona del Vangelo’”, il presule ha sottolineato l’importanza che “le istituzioni sanitarie cattoliche riscoprano la valenza educativa ed evangelizzante della loro opera. Educare alla carità, al dono di sé, come espressione di una vita evangelica vissuta in pienezza, è un contributo essenziale in questo percorso che stiamo compiendo”. Infatti, “i più giovani hanno bisogno dell’esempio di uomini e donne che, nel nome di Gesù Cristo, si mettono a servizio del prossimo”. Altresì, “per educare sia i giovani sia gli adulti, non si può fuggire dal contatto con l’esperienza della malattia, che aiuta a prendere coscienza della propria fragilità fisica e morale, e quindi del bisogno di salvezza. Solo da questa umile consapevolezza può nascere un autentico desiderio di salvezza e solo così la sofferenza può diventare luogo di apprendimento della speranza”. Servono, dunque, “opere-segno e opere che educano alla carità e nella carità. Dobbiamo riconoscere però che non sempre gli uomini del nostro tempo sono capaci di passare dal segno al significato”, tanto più in una crescente situazione di “analfabetismo religioso”. Ecco allora, anche per la pastorale della salute, “lo spazio e la necessità della nuova evangelizzazione, capace di aiutare, tra l’altro, a leggere una presenza che attraverso una cura premurosa vuole il bene dell’uomo fino a portarlo all’incontro con Colui che non solo può guarirlo in profondità, ma desidera salvarlo pienamente”.

Legame con la comunità cristiana.

Le istituzioni sanitarie cattoliche, secondo mons. Crociata, “nel loro essere opere di Chiesa a servizio della salute di ogni persona, devono sentirsi interpellate a rispondere con rinnovata fedeltà alla missione evangelizzatrice che le caratterizza, scorgendo in questo compito la prima ragion d’essere della loro preziosa attività. È quanto mai opportuna, allora, una riflessione sulla necessità e sulle modalità della cura pastorale che le deve animare. Cura pastorale e annuncio del Regno di Dio devono trovare in queste istituzioni lo stesso impegno, sovente ammirevole, con cui in esse ci si prodiga nell’assistenza sanitaria”. Questo sarà possibile, ha concluso il segretario della Cei, “soltanto con un’azione pastorale qualificata, chiara nei suoi obiettivi, progettata nel suo percorso, adeguata alle esigenze della situazione attuale, integrata e sinergica con tutte le altre dimensioni della pastorale. È una necessità a cui le istituzioni sanitarie cattoliche devono rispondere con rinnovata sollecitudine e generoso impegno, accrescendo il loro vitale legame con la comunità cristiana della parrocchia e della diocesi”.

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