Rieti e l’auto: una politica sbagliata

Nel corso di un secolo, da simbolo di libertà, velocità e progresso, l’automobile è diventata una nuova schiavitù: il traffico ormai domina la vita urbana, occupa gli spazi vitali, condiziona le abitudini, sottrae luoghi alla socialità.

Pare incredibile che in un piccolo centro di stampo medioevale come Rieti la situazione del traffico abbia raggiunto un reale livello di insostenibilità. Eppure oggi sarebbe necessario un cambiamento radicale dell’impostazione della mobilità urbana centrata sull’automobile.

La congestione del traffico, le difficoltà di chi non usa l’auto, l’impoverimento estetico delle strade sono evidenti nell’esperienza di ognuno. Nessun sintomo di questi malesseri pare però capace di muovere l’Amministrazione ad azioni di concreto miglioramento.

Lo sciopero degli autoferrotranvieri dell’ASM Rieti del 17 maggio scorso, ad esempio, è passato in sordina. È strano se si pensa che le proteste per migliorare le condizioni di lavoro nel trasporto urbano riguardano direttamente la qualità del servizio. Un buon sistema di trasporto pubblico, in grado di convincere i cittadini ad usare meno l’automobile, dovrebbe essere l’obiettivo strategico di chi si occupa di mobilità urbana. Anche solo guardando lo stato degli autobus e delle pensiline però, si ha come l’impressione che le logiche seguite dall’Azienda dei Servizi Municipali siano altre.

Nonostante un certo impegno pubblicitario da parte del Comune, anche il progetto Rietinbici, una sorta di timido passo verso la mobilità sostenibile, pare qualcosa di poco concreto, notevolmente sottodimensionato e destinato al fallimento o alla marginalità. Un anello ciclabile attorno alla città, poco più che ipotetico, e qualche rastrelliera per parcheggiare le bici non aumentano sensibilmente la qualità di vita di pedoni e ciclisti. Il loro spazio è occupato dai mezzi a motore, non sottoposti ad alcun limite. Ogni passo o pedalata richiede quindi costante attenzione.

» Una situazione irritante

Forse per gli amministratori le auto in città non sono troppe, ma chi è costretto all’uso della macchina sperimenta un disagio continuo e irritante. La difficoltà di trovare parcheggio è una pena certa per tutti quelli che guidano. La fatica della circolazione, dovuta alla congestione delle strade e ai fantasiosi posteggi di tanti, completa il quadro. L’eccesso di veicoli su strada si evidenzia perfino nella sovrabbondanza di segnaletica e di dispositivi studiati per dare una qualche forma al caos su gomma. La disperazione con cui si cerca di rendere razionale la viabilità si legge nei lampeggianti, nelle strisce pedonali evidenziate, nella segnaletica orizzontale sovrabbondante. Rotatorie, cordoli e paletti vengono posati per obbligare o impedire manovre. Peccato che le intenzioni si risolvano nel loro contrario, rendendo i percorsi più lunghi e più forte l’irritazione di chi guida, senza un vero vantaggio per nessuno. Anzi, la città si fa più brutta. Queste sovrapposizioni la rendono squallida e irreale, come una donna appesantita da troppo trucco.

» Un problema sulle spalle dei cittadini

Si direbbe che il Comune, a parte qualche azione isolata e quindi infruttuosa, tenda a risolvere i problemi della mobilità scaricandoli sui cittadini, invece di considerarli un ambito prioritario delle politiche pubbliche. Intanto il traffico rende faticosi gli spostamenti, condiziona le abitudini, sottrae tempo e spazio alle relazioni sociali. Sono stress cui non corrisponde una adeguata contropartita. Le auto sono nocive per la salute, provocano incidenti, inquinano l’aria e aggiungono rumore all’ambiente. È evidente che la città non è più in grado di reggere la massa di veicoli in circolazione.

» La promozione dell’auto pesa sulle famiglie

Come se non bastasse, il sistema dei trasporti privati dissipa il reddito delle famiglie: l’acquisto, il mantenimento, l’assicurazione, il crescente costo dei carburanti e le tasse di cui è gravata l’auto, la rendono uno dei più consistenti capitoli di spesa nel bilancio domestico. Ciò nonostante, in assenza di valide alternative, i reatini sono obbligati all’automobile. La quota di spostamenti con mezzi pubblici è del tutto marginale a causa dello scarso comfort di viaggio, della debole frequenza dei mezzi, di coincidenze non ottimali, di un complessivo disordine del sistema.

» Strategie sbagliate

La conformazione del capoluogo e l’esperienza quotidiana ci dicono che gli spostamenti in auto avvengono in gran parte in un raggio inferiore a 5 km. Sono distanze ampiamente alla portata della bicicletta. In città e per brevi distanze, sarebbe il mezzo di trasporto ideale, ma non trova le condizioni minime per affermarsi.

La situazione di crisi complessiva del sistema della mobilità mette in causa l’organizzazione stessa della città. Descrive il fallimento di almeno un ventennio di scelte politiche nel campo del movimento delle persone e del trasporto delle merci. Oppure ne denuncia la sostanziale assenza.

» Una crescita disordinata

L’invasione delle auto in centro è avvenuta in contemporanea alla disordinata espansione urbana degli ultimi anni. Politiche sbagliate hanno favorito la dispersione abitativa e gli interessi dei costruttori, mentre il Comune si limitava ad incamerare gli oneri di urbanizzazione. Il risultato è stato un continuo consumo di territorio in cambio di brutture edilizie e quartieri satellite privi di servizi. Per sopravvivere all’esclusione sociale, chi abita nelle zone di espansione prende l’auto e viene in centro. Lo scollamento di lungo periodo tra politiche territoriali, pianificazione urbana e gestione dei trasporti ha determinato una crescente dipendenza di persone e merci dal trasporto privato, finendo con il rendere la mobilità insostenibile.

» L’avvento dei supermercati

Negli ultimi anni poi, il bisogno di usare l’automobile è ulteriormente aumentato, perché al fianco dei nuovi insediamenti residenziali, sono cresciute grandi superfici commerciali, progettate in funzione degli spostamenti automobilistici. Si tratta di attori economici in grado di attrarre grandi masse di clienti con il miraggio della convenienza, del sottocosto e degli sconti, ma anche con l’offerta concentrata di prodotti e servizi. Un forte flusso economico cui corrisponde un forte aumento del traffico.

Il centro storico, i quartieri fuori le mura, le piazze e perfino i marciapiedi sono invasi dai veicoli. La politica sembra ignorarlo, mentre strizza l’occhio a palazzinari e grande distribuzione. Una situazione che toglie aria a tante realtà: piccoli negozi, esercenti di ogni tipo e residenti del centro storico. Paradossalmente poi, questi cittadini vengono indotti a chiedere ancora più automobili, senza capire qual è il mostro che li mangia.

» Il luogo delle relazioni

La città è l’insieme delle relazioni tra le persone, i luoghi e le istituzioni. L’auto rende gli spazi pubblici e di socializzazione sempre più “privatizzati”, a svantaggio dei pedoni e in particolare dei più deboli, come i bambini, gli anziani e i disabili.

Sarebbe tempo di progettare lo spazio della mobilità in modo da garantire buone condizioni di accessibilità a tutti i cittadini, compresi quelli che non possiedono un’automobile o non se ne servono. La difficoltà di movimento e di accesso ai servizi e ancor più al “bene” città in quanto tale, genera forme di marginalità, iniquità e disagio sociale. È assolutamente necessario contrastarle. Per uscire da questa situazione occorre superare la separazione tra infrastrutture, trasporti, città e servizi. L’approccio necessario deve integrare il bisogno di mobilità alla qualità dell’ambiente urbano.

» Mobilità come servizio

Si può immaginare, e altrove già si fa, di promuovere l’idea di una mobilità come servizio, al posto dell’onnipresente auto di proprietà. Ci si può riuscire però, solo facendo emergere la ragionevolezza e desiderabilità di queste soluzioni. Il bisogno di questa impostazione nella società non manca, ma rimane latente per mancanza di opportunità. Ci vorrebbe una transizione, un intervento politico vero, una ispirazione alta e complessa. È necessaria la promozione della partecipazione, l’apertura al dibattito pubblico, il confronto delle esigenze. Vanno tenute in considerazione la composizione della popolazione, l’età anagrafica dei residenti, la dislocazione dei servizi, le vocazioni delle aree produttive.

Anche se all’orizzonte non ci pare di vedere una classe dirigente adeguata ad un compito simile, non dobbiamo abbandonarci all’apatia. Lavando via l’inerzia di questi anni, ritrovando un atteggiamento consapevole, rimettendo al centro il bene comune, è ancora possibile opporre la priorità dell’interesse collettivo all’invadenza di piccoli interessi particolari, per modellare una città in cui ci sia spazio per tutti.


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2 thoughts on “Rieti e l’auto: una politica sbagliata”

  1. Frontiera Rieti

    L'urbanistica, la gestione del traffico e la crescita disordinata dell'abitato corrispondono a una politica sbagliata che sta soffocando la città anche dal punto di vista economico.

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