Referendum sulle trivelle: colpiti al quorum!

Domenica 17 aprile abbiamo votato per il referendum abrogativo. A guardare i dati sull’affluenza (32%), la consistenza di quell’abbiamo pare messa a dura prova. Gli appelli ad esprimere la propria opinione non sono mancati, a cominciare da quello del Presidente della Corte Costituzionale. Molteplici anche i moniti contrari, primo tra tutti quello dell’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Non sapremo mai se per pigrizia o ragion veduta ma solo 15 milioni di italiani si sono recati alle urne.

Le ragioni del non voto stavolta erano davvero tante. Quesito estremamente tecnico, ardua persino la comprensione del testo. Natura essenzialmente regionale della legislazione in oggetto, tanto è vero che si è trattato del primo referendum (in 70 anni di storia) promosso dalle regioni. Scarsa attenzione mediatica, che fa percepire come inattuale e irrilevante l’esito della votazione. Insomma un voto difficile, inutile e marginale.

Eppure quella carta spessa e più volte ripiegata è l’arma e la voce del cittadino. Un’arma di difesa contro le sempre possibili leggi ingiuste, a patto che vengano riconosciute come tali. Una voce forte, che indica e suggerisce ai rappresentanti una volontà molto spesso fraintesa. È questa solo retorica? Forse. Ma gli eccessivi quadratoni del si e del no, “icsati” ordinatamente con la matita, stanno lì a testimoniare una nostra decisione. Nessuno potrà dire che quella decisione non è stata presa, per quanto inutile.

E poi un effetto c’è sempre. I tecnicismi possono nascondere ma non eliminare lo spirito di una legge, ed è quello l’obbiettivo di un voto referendario. Anche se il quorum non viene raggiunto, i decisori possono trarre conclusioni e indicazioni dal voto per orientarsi nella legislazione successiva. Chi pensasse comunque di aver sprecato cinque (o più) minuti di una bella domenica di primavera, potrebbe ricordarsi di quante lotte e quanto sangue sono stati “sprecati” perché noi potessimo scegliere di votare oppure no. Anche solo per questo ne valeva la pena.

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