Quanto siamo tanti al mondo?

Si può ragionare dei problemi ambientali e climatici ignorando «il problema della sovrappopolazione ed anzi incoraggiandola?». La domanda è emersa durante il XII Forum internazionale dell’informazione per la salvaguardia della natura, svolto a Rieti lo scorso fine settimana. Ma lo si sente dire sempre più spesso: al mondo siamo troppi. Di conseguenza dovremmo seriamente pensare ad una sistematica politica di riduzione demografica.

Chi spinge in questa direzione fa spesso leva sui numeri: si stima che nell’anno 2030 sul nostro pianeta ci saranno circa 8,5 miliardi di abitanti. E la popolazione continuerà a crescere raggiungendo 9,7 miliardi nel 2050 e 11,2 miliardi nel 2100. Sono dati che per i teorici della sovrappopolazione bastano e avanzano. E si indispettiscono se qualcuno dice il contrario. Ad esempio quando Papa Francesco afferma che «la crescita demografica è pienamente compatibile con uno sviluppo integrale e solidale».

«Ma come – rispondono – è “evidente” che gli uomini “pesano” sul pianeta, ne consumano le risorse, lo “sporcano”. Dunque meno siamo e meglio è. Altro che “crescete e moltiplicatevi”: qui è ora di darsi una regolata!».

Sembrano verità di senso comune, ma tanta fierezza ghibellina mette a disagio. Chiama in causa una domanda imbarazzante: se siamo troppi, chi tra noi è superfluo? E chi lo decide? Una preoccupata risposta la fornisce Ilija Trojanow nel suo pamphlet intitolato proprio “L’uomo superfluo”:

«La legge suprema del neoliberismo parla chiaro: è superfluo chi non consuma e non produce. Questo significa sacrificare i contadini del terzo mondo che praticano un’agricoltura di sussistenza, abbandonare i poveri che vegetano ai margini delle grandi metropoli, trascurare il sempre più nutrito esercito di disoccupati e precari che popolano i paesi occidentali».

Sarò di parte, ma preferisco la prospettiva della Laudato si’: il problema non è il “quanti siamo”, ma che non ci possono essere pace e benessere – anche ecologico – senza una più equa distribuzione delle risorse. La sofferenza del pianeta non può essere considerata una questione separata dalla sofferenza dei poveri.

Di fronte al problema demografico, si può rispondere «preservativo in Africa», oppure mettere seriamente in discussione «l’attuale modello distributivo, in cui una minoranza si crede in diritto di consumare in una proporzione che sarebbe impossibile generalizzare, perché il pianeta non potrebbe nemmeno contenere i rifiuti di un simile consumo».

Il tema politico vero, cioè, pare essere quello di un necessario e radicale cambiamento del modello di sviluppo, puntando ad un sistema di rapporti sociali ed economici che mettano la persona al centro di ogni discorso. Una atteggiamento che si rintraccia anche in tanti “movimenti civici”, con i quali vale certamente la pena di lavorare.

One thought on “Quanto siamo tanti al mondo?”

  1. Marco Giordani

    Certo David,
    che ci vuole ANCHE tutto il resto. Ma il mondo scoppierà se continua a questo ritmo.
    Specialmente se ci sarà una più equa distribuzione delle risorse, che io auspico.
    Perché oggi ognuno di noi mangia una bistecca alla settimana (magari solo una!) mentre 10 poveri nel terzo mondo no, ed una più equa distribuzione richiederà 11 bistecche. Per questo la più equa distribuzione delle risorse non è che permetterà una ancora maggiore sovrappopolazione, ma richiederà anzi il porre la questione.

    “Porre la questione”! Io non ho ricette, ma credo che non si possa NON ragionare anche di questo parametro ed anzi RIFIUTARE (come ha fatto Don Paglia) di parlarne. Prendo atto che invece c’è chi (come in questo articolo) ne voglia parlare…

    PS
    per conoscenza dei lettori, questo è l’intervento da cui ha preso spunto David: http://www.ilgiornaledirieti.it/leggi_articolo_f2.asp?id_news=41226

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