Oprachina a Castelfranco: la grande musica dove non te l’aspetti

Cantine sotto le stelle”, manifestazione promossa dall’associazione “Amici di Castelfranco” nella omonima frazione del capoluogo è stata l’occasione per tornare ad ascoltare gli Oprachina, gruppo jazz che vanta il singolare primato di essere tra i più amati tra i frequentatori della musica on-line.

Il loro album “The Jazz Farm”, pubblicato sulla piattaforma di musica “libera” Jamendo, ha totalizzato 306.471 ascolti ed è stato scaricato 43.552 volte.

Ma il gruppo (formato da Massimo Bognetti, chitarrista; Errico De Fabritiis, sassofonista; Fabio Fochesato, bassista e dal batterista Adriano Galinari), ovviamente, non dà il meglio di sé in studio, ma dal vivo. Anche dal piccolo palco di Castelfranco i quattro musicisti hanno dato prova di un perfetto amalgama sonoro, capace di coniugare ritmo e melodia in un insieme essenziale e fuori dagli schemi.

Il repertorio della formazione consiste di composizioni originali in cui elementi jazz vengono avvicinati e connessi a suggestioni di altri generi sonori e secondo diversi approcci. I lavori degli Oprachina, anche nello stesso brano, contengono infatti parti pienamente scritte, sezioni obbligate quasi minimaliste, e libere improvvisazioni.

Tra i brani eseguiti Nuova Oprachina, Le cose non sempre vanno come devono andare, e Porta d’Arce, ipnotica sequenza di arpeggi di chitarra sui quali scivola una melodia morbida ed esenziale, ben punteggiata dalle linee del basso e da una batteria in crescendo. Strutturata, ma estemporanea, la musica della band è comunque, sempre, «un serrato, continuo confronto con il silenzio, l’attenzione e il rumore».

Un jazz maturo quello degli Oprachina, in cui lontani echi del Canterbury sound (chiaro il riferimento a Soft Machine e derivati da parte di Bognetti e soci), sono riletti con un linguaggio originale. Il risultato risulta stimolante per i palati più raffinati, ma godibile anche da ascoltatori meno smaliziati o troppo abituati alle proposte omologanti dalle radio e dalle Tv.

Sia le atmosfere sognanti e sospese dei brani più lenti che i momenti più sanguigni ed emozionali delle libere improvvisazioni, infatti, hanno coinvolto i presenti, stupiti di come, pur suonando quasi unplugged i quattro musicisti siano stati capaci di generare una massa sonora densa e potente, quasi fossero una orchestra travestita da quartetto jazz.

Insomma: non sempre la grande musica si trova nei superfestival, promossi con fiumi di denaro. Può capitare di passare per la frazione di Castelfranco e di godere di concerti di prima qualità nel mezzo di una festa popolare. Un consiglio: la prossima volta che leggete il nome Oprachina su di un cartellone, non perdete l’occasione.

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