Fondazione Varrone

Oltre l’isolamento: Rieti nell’Italia policentrica

Rieti città (ancora) isolata, capoluogo di una provincia “plurale” che fatica (ancora) a riconoscerne la leadership: è la fotografia di Rieti scattata dagli analisti di Mecenate 90 e cristallizzata nel rapporto "L’Italia policentrica, il fermento delle città intermedie"

Rieti città (ancora) isolata, capoluogo di una provincia “plurale” che fatica (ancora) a riconoscerne la leadership: è la fotografia di Rieti scattata dagli analisti di Mecenate 90 e cristallizzata nel rapporto L’Italia policentrica, il fermento delle città intermedie (ed FrancoAngeli, pp.295, 33 €) presentato ieri in streaming da Ledo Prato, segretario generale di Mecenate 90, e da Alessandro Leon, presidente del Cles. Sciogliere i nodi ultradecennali che bloccano lo sviluppo della città si può, legandosi in una “strategia di ammagliamento” alle vicine Terni, L’Aquila e Ascoli Piceno: questa la direzione indicata dai ricercatori e che ha dato vita ad un serrato confronto con il sindaco Antonio Cicchetti e il vice presidente della Fondazione Varrone Roberto Lorenzetti. Partendo dal dato del progressivo invecchiamento della popolazione – superiore alla media regionale e nazionale – e di un contesto economico e produttivo variegato, con una presenza industriale che nonostante tutto resiste e un potenziale turistico non ancora sviluppato appieno, i ricercatori hanno insistito sulla necessità per la città di uscire dal suo isolamento cercando anche “soluzioni inedite”.

«Questo è un territorio sicuramente resiliente, date le difficoltà in cui si trovano a operare gli stakeholder di riferimento, mancano un progetto e una visione condivisa di futuro – ha detto Prato – Ma ci sono le condizioni per osare di più e cercare strade nuove. Con il Covid si è aperto uno spazio nuovo perché come in passato le città piccole e intermedie tornino ad essere un volano dello sviluppo italiano, ma bisogna saper stare dentro questo processo, fare rete con le città vicine, pensarsi oltre i confini amministrativi, così da fare massa critica e poter gestire servizi diversamente insostenibili».

Cicchetti ha detto di non riconoscersi totalmente nella diagnosi: «Sarà che sono un’ottimista, ma preferisco partire dai punti di forza della città e se devo guardarmi intorno guardo a Fiumicino, che è solo a un’ora e un quarto da noi. Semmai può esserci la necessità di professionalizzarci e di superare guerre intestine. Quello che ci è mancato, oltre alla concordia, è stata la possibilità di immaginare un futuro ma le prospettive, per me, sono positive”. Lorenzetti ha ringraziato Mecenate 90 per il lavoro di ricerca svolto rimarcando però come l’avvento del Covid abbia cambiato completamente gli scenari, “e non necessariamente in peggio: dobbiamo saper cogliere le opportunità della trasformazione innescata dalla pandemia».

E magari recuperare le indicazioni che il Censis elaborò per Rieti alla vigilia del Grande Giubileo del 2000: «Un grande parco nel cuore dell’Italia centrale: per me quella prospettiva vale ancora e a maggior ragione oggi».

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