Chiesa

Oggi la Giornata mondiale per la cura del Creato

Molte le iniziative in programma nel Tempo del Creato fino al 4 ottobre, festa del patrono d'Italia. A partire dalla pubblicazione del libro TerraFutura, in uscita il prossimo 9 settembre, in cui verranno resi pubblici i dialoghi sull’«ecologia integrale» tra papa Francesco e Carlo Petrini

Celebrare il Creato, pregare perché sia rispettato nel suo essere disegno di Dio ma anche agire secondo nuovi stili di vita improntati a buone pratiche, lavorare perché i danni inflitti al pianeta con ripercussioni innegabili sui più poveri siano al più presto sanati. La Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato porta in sé questo spirito che unisce le Chiese in un unico respiro.

Papa Francesco all’Angelus ha ricordato l’importante appuntamento: «Da questa data, fino al 4 ottobre, celebreremo con i nostri fratelli cristiani di varie Chiese e tradizioni, il Giubileo della Terra per ricordare l’istituzione, 50 anni fa, della Giornata della Terra».

Dal 2015 il Papa ha istituito per il primo settembre la Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato. Un momento per riflettere sulla casa comune, grazie anche alla Laudato si’, l’enciclica pubblicata 5 anni fa. Riflettere su quanto il pianeta sia in pericolo e su quanto le disuguaglianze sociali siano aumentate anche a causa dello sfruttamento indiscriminato delle risorse che hanno creato sacche di povertà in tanti angoli del mondo, generando difficoltà di accesso all’acqua, alterando gli ecosistemi presenti.

La celebrazione della Giornata nazionale per la Custodia del Creato passerà anche per importanti eventi legati alle Comunità Laudato si’, tra cui la pubblicazione del libro TerraFutura, in uscita il prossimo 9 settembre, in cui verranno resi pubblici i dialoghi sull’«ecologia integrale» tra papa Francesco e Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e delle Comunità Laudato si’, nate in sintonia con la Chiesa di Rieti e il suo vescovo Domenico Pompili.

Una celebrazione in piena pandemia

La Giornata cade in un momento in cui si la pandemia di coronavirus non accenna a fermarsi. In molti Paesi il lockdown ha fatto riscoprire il potere del Creato e allo stesso tempo il virus ha mostrato tutta la debolezza dei modelli economici vigenti, spesso indifferenti alla cura della Casa comune. Papa Francesco, nell’ultima catechesi dell’udienza generale dedicata alla pandemia, ha ribadito la necessità di ripensarsi come “amministratori dei beni, non padroni”:

“Se ci prendiamo cura dei beni che il Creatore ci dona se mettiamo in comune ciò che possediamo in modo che a nessuno manchi, allora davvero potremo ispirare speranza per rigenerare un mondo più sano e più equo”

Della pandemia come “chiamata a rispettare la Casa comune” parla, nel suo messaggio per la Giornata, la Caritas Internationalis che ribadisce come il virus abbia mostrato le fragilità di sistemi sociali ingiusti. Da qui l’auspicio di “nuove forme di solidarietà” per rispondere all’emergenza sanitaria con “la pandemia dell’amore”.

Una posta in gioco importante

Una Giornata ecumenica che anche altre Chiese celebrano. Nel suo messaggio, Bartolomeo I Patriarca ortodosso di Costantinopoli sottolinea che “la minaccia” all’ambiente non viene colta in tutta la sua importanza eppure “la posta in gioco non è più la qualità, ma la conservazione della vita sul nostro pianeta”. Stiamo assistendo, elenca, “alla distruzione dell’ambiente naturale, della biodiversità, della flora e della fauna, all’inquinamento delle risorse acquatiche e dell’atmosfera, al progressivo collasso dell’equilibrio climatico” e ad altri eccessi.

Riconoscere questi giorni come un’occasione per celebrare la ricchezza della fede è l’opportunità riconosciuta in questa Giornata dalla Conferenza delle Chiese europee CEC e dal Consiglio delle Conferenze episcopali europee CCEE.

«È tempo di ripensare tanti aspetti della nostra vita assieme, dalla coscienza di ciò che più vale alla qualità delle relazioni sociali ed economiche»: scrivono i vescovi italiani per l’occasione.

«Troppo spesso – aggiungono – abbiamo pensato di essere padroni e abbiamo rovinato, distrutto, inquinato, quell’armonia di viventi in cui siamo inseriti, sostengono. Si tratta di quell’”eccesso antropologico di cui parla Francesco nella Laudato si’». Un cambio di passo è quindi necessario e urgente e il Papa lo aveva già scritto nella sua Enciclica al numero 53

“I gemiti di sorella terra, che si uniscono ai gemiti degli abbandonati del mondo, con un lamento che reclama da noi un’altra rotta. Mai abbiamo maltrattato e offeso la nostra casa comune come negli ultimi due secoli. Siamo invece chiamati a diventare gli strumenti di Dio Padre perché il nostro pianeta sia quello che Egli ha sognato nel crearlo e risponda al suo progetto di pace, bellezza e pienezza”.

da Vatican News

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