Monastero di Bose: convegno ecumenico, “il martirio cristiano apre alla comunione e interrompe la catena dell’odio”

“In un tempo segnato da conflitti sanguinosi e dalla sofferenza di vittime innocenti, in cui la via della pace è contraddetta e la dignità della persona annullata, in cui in molti paesi i cristiani sono ancora emarginati e perseguitati per la loro fede

i rappresentanti di tutte le Chiese ortodosse, delle Chiese della Riforma, della Chiesa cattolica, studiosi, vescovi, monaci e monache, cristiani d’Oriente e d’Occidente, hanno voluto raccogliersi insieme, nella condivisione della preghiera e dello studio, per riflettere sul significato del martirio cristiano, quale via che apre alla comunione e interrompe la catena dell’odio”. È quanto si legge nel comunicato finale che è stato diffuso oggi dal Monastero di Bose dove sabato 10 settembre si è conclusa la XXIV edizione del convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa, organizzato in collaborazione con le Chiese ortodosse, dedicata al tema “Martirio e comunione”.  Nei messaggi inviati al convegno dai capi delle Chiese è stata costantemente messa in luce “l’intima connessione tra martirio e comunione, e il fondamento del martirio in Cristo: solo l’amore fino all’estremo vissuto da Gesù sulla croce è la ragione del dono della vita da parte del martire”.
Il patriarca Bartolomeo di Costantinopoli nel suo messaggio ha ricordato che “la Chiesa ortodossa è stata profondamente segnata dal senso del martirio e della sofferenza, particolarmente in Asia Minore, in Russia e più recentemente in Medio Oriente e in Nord Africa”, ma che da questa prova nasce un’umile volontà di comunione, perché “la comunione è la giustificazione e la ragione del martirio”. Il metropolita Ilarion di Volokolamsk, presidente del dipartimento per le relazioni esterne del patriarcato di Mosca, nel suo messaggio inviato a nome del patriarca Kirill di Mosca, ha notato come la persecuzione e il martirio stanno nell’orizzonte della sequela cristiana, ricordando che “i cristiani del Medio Oriente soffrono un vero e proprio genocidio”. Ma questa sofferenza è anche un pressante appello alla riconciliazione e all’unità dei cristiani. A queste voci si è unita quella di Papa Francesco, che nel suo messaggio pervenuto per il tramite del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato di Sua Santità, auspica che “la riflessione sul martirio, quale preziosa eredità evangelica che accomuna tutte le Chiese, ci disponga a considerare la via privilegiata dell’ecumenismo del sangue che precede ogni contrasto e rafforza il cammino verso l’unità”.
“I lavori – si legge ancora nel comunicato – hanno cercato di far emergere le potenzialità di comunione e gli orizzonti ecumenici del martirio cristiano, sollevando anche domande importanti: quando sarà possibile un martirologio comune? L’essenziale del martirio cristiano è la testimonianza della verità nell’amore resa a Cristo, che è il primo Testimone della verità dell’amore misericordioso di Dio per gli uomini (cf. Ap 3,14), fino al dono di sé sulla croce”.

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