Milano: tra Expo e futurismo

L’artista Umberto Boccioni avrebbe tratto, in questi giorni, una città che sale, una città del futuro

Milano è una città frenetica e dinamica, produttiva e industriale, che si appresta a vivere l’Expo 2015. Eppure poco più di cento anni fa la “capitale” lombarda visse uno dei momenti artistici più rivoluzionari del XX secolo, ovvero il Futurismo, il movimento culturale inventato da Filippo Tommaso Marinetti e dai suoi epigoni, Balla, Russolo, Carrà, Severini e Boccioni. Proprio Umberto Boccioni sarà tra i maggiori teorizzatori dell’arte futurista e proprio il rapporto con Milano fu significativo per lo sviluppo della pittura futurista. Nell’aprile del 1910 sulla pagine della rivista Poesia, sotto forma di volantino comparve il Manifesto tecnico della pittura futurista, dove veniva esaltato il gesto dinamico, la simultaneità visiva, la forza vitale della materia non statica ma in continuo mutamento, attraverso l’interazione dello spazio e del tempo. Ecco alcuni brani del celebre Manifesto: “Il gesto per noi non sarà più un momento fermato del dinamismo universale: sarà decisamente, la sensazione dinamica eternata come tale. Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido”. Boccioni interpretò appieno i nuovi valori artistici, e guardò come fonte d’ispirazione privilegiata Milano. Nella “Rissa in Galleria” (Brera, Pinacoteca di Brera), tutto è tumulto: è il tumulto provocato dagli uomini senza copricapo, tutti neri, che rompono l’equilibrio pacifico dei borghesi con paglietta che passeggiano in Galleria, è il tumulto delle donne che si azzuffano, è il tumulto delle lunghe ombre che creano scompiglio, è il tumulto delle luci; è il frastuono caotico dei colori, del rosso, del giallo, del verde, del blu; è il tumulto degli artisti.

Ma Boccioni a Milano non si ferma alla galleria, vuole andare oltre: è tempo che la città esca da sé stessa e s’incammini verso l’Europa, è tempo che il progresso vada verso il futuro con la “Città che sale” (New York, Museum of Modern Art). L’opera è considerata uno dei quadri più esasperati della pittura moderna, dove tutto è in lotta. Gabriella di Mila nel commentare il quadro usa le seguenti parole: “È come se potenze invisibili cavalcassero bestie inferocite, scatenando un turbine che con furia travolgente crea vortici, dislocando e infiammando corpi e criniere”. In quest’opera troviamo tutti gli elementi del Futurismo: la visione sullo sfondo delle ciminiere e delle impalcature dei palazzi in costruzione sono il simbolo della città moderna plasmata dall’uomo, mentre i cavalli e gli uomini, che occupano quasi tutto il quadro in un allungarsi fulmineo dei corpi, rappresentano l’esaltazione del lavoro dell’uomo, che crea, plasma e travolge. È il mito dell’uomo moderno e dell’industria.

L’artista comprende le potenzialità della pittura futurista e la conoscenza del cubismo gli permette di osservare ancora meglio questa città moderna e dinamica. Ma per trasformare in dipinto un mondo in movimento non gli basta un solo punto di vista, l’artista necessita di un numero quasi infinito di punti di osservazione. Su queste premesse nel 1911 nasce “La strada entra nella casa” (Honnover, Kunstmuseum), un dipinto di straordinaria bellezza e modernità, quasi cinematografica. Realtà e sensazione, simultaneità di ambienti, dislocazione e sparpagliamento si trasformano in un’opera d’arte: vista di spalle, c’è la madre del pittore che si affaccia da un balcone per osservare la strada, ma non è più una visione univoca, bensì una serie di visioni plastiche che invertono il rapporto tra l’osservatore e la strada. Gli edifici in costruzione sembrano come crollare e convergere verso l’osservatore, gli operai sono intenti in un vorticoso girotondo creativo, ed il balcone pare flettersi fino a scendere in strada; esterno ed interno interagiscono e si compenetrano.

Ancora oggi il cantiere di Expo 2015 con i suoi moderni e tecnologici padiglioni ed i suoi operai al lavoro sembra un’immensa macchina in rapido movimento, frenetico, tumultuoso…chissà se Umberto Boccioni ne avrebbe tratto una città che sale, una città del futuro.

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