Migranti in via Salaria: alla ricerca una via d’uscita

Il 17 gennaio, in vista della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, una piccola delegazione della Diocesi di Rieti, composta dal direttore della Caritas don Benedetto Falcetti, da quello dell’Ufficio Problemi Sociali don Valerio Shango e dal diacono Arnaldo Proietti, responsabile dell’Ufficio Migrantes, si è recata presso il villino di via Salaria per verificare la situazione dei rifugiati che lo occupano.

Grazie all’appello arrivato da Migrantes e Pastorale Sociale durante il periodo del Natale, la situazione è leggermente migliorata, anche se c’è ancora molto da fare. Sono infatti in corso piccoli lavori di adeguamento dell’immobile, ma in troppi sono ancora costretti a dormire su materassi poggiati direttamente a terra e lo scenario in generale è comunque di grande miseria e degrado.

Discutendo con i rifugiati è emersa tutta l’urgenza di vivere e migliorare di queste persone, ma insieme alla loro frustrazione per una condizione di sostanziale isolamento e mancanza di speranza. Un dramma esistenziale prodotto innanzitutto dalla cattiva volontà e gestione delle cooperative cui erano stati originariamente affidati, che mai hanno veramente provveduto ad accompagnarli in un autentico percorso di integrazione.

Ma per risolvere la situazione è inutile guardarsi indietro. L’accertamento delle responsabilità in questa vicenda spetta ad altri. Dalla diocesi arriva invece l’intenzione di affiancare queste persone nella ricerca una via d’uscita dal momento di difficoltà, cercando di ascoltarne il progetto di vita ed aiutarle per quanto possibile a realizzarlo.

«Sarà un tentativo da portare avanti nel rispetto dei migranti e in collaborazione con le istituzioni – spiegano dagli uffici di Curia – nella speranza di poter chiudere definitivamente questa triste pagina della più recente storia cittadina. Uno sforzo – proseguono Proietti, Falcetti e Shango – da compiere mettendosi in ascolto del messaggio di Papa Francesco per la Giornata del Migrante e del Rifugiato».

«La Chiesa senza frontiere, madre di tutti – ha scritto il Pontefice – diffonde nel mondo la cultura dell’accoglienza e della solidarietà, secondo la quale nessuno va considerato inutile, fuori posto o da scartare. Se vive effettivamente la sua maternità, la comunità cristiana nutre, orienta e indica la strada, accompagna con pazienza, si fa vicina nella preghiera e nelle opere di misericordia».

Una esortazione universale, che assume senza dubbio un significato particolare anche nella nostra piccola realtà. A Rieti come altrove, infatti, il carattere multiculturale delle società odierne incoraggia la Chiesa ad assumersi nuovi impegni di solidarietà e comunione.

«La condizione dei migranti del villino in via Salaria – concludono dagli uffici di Curia – sollecita ad approfondire e a rafforzare gli sforzi necessari a garantire la convivenza armonica tra le culture e i valori della dignità della persona. In questo senso l’azione intrapresa da Migrantes, Pastorale Sociale e Caritas intende promuovere il passaggio da un atteggiamento di difesa, di paura, di disinteresse o di emarginazione, ad un approccio che abbia alla base la “cultura dell’incontro”, l’unica capace di costruire un mondo più giusto e fraterno».

Rispondi