Ludodipendenza: affollato di giovani l’Auditorium Varrone

La ludodipendenza al centro dell’incontro formativo promosso dall’Ufficio per la Pastorale della Salute della Diocesi di Rieti. Centinaia gli studenti che hanno preso parte all’iniziativa.

Solo posti in piedi all’Auditorium Varrone che ha accolto l’incontro formativo sul tema “Ludodipendenza: lo sviluppo sociale e il problema del gioco di azzardo” promosso dall’Ufficio per la Pastorale della Salute della Diocesi di Rieti.

Tante le scuole reatine che hanno sposato l’evento, dalla Sisti al Vanoni, dallo scientifico Jucci al liceo delle scienze umane Elena Principessa di Napoli, dall’agraria di Cittaducale all’istituto tecnico commerciale Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi.

Nella sua relazione Nazzareno Iacopini, il Direttore per la Pastorale della Salute, ha sottolineato come «compito della Pastorale e della Chiesa tutta sia difendere uno dei valori fondanti la nostra società, la famiglia, cercando di combattere una delle peggiori forme di parassitismo che si siano manifestate da tempi antichi».

Il gioco d’azzardo quindi come problema antico che si ricicla sotto nuove vesti e nuove forme, sempre più accattivanti, subdole e distruttive del giocatore o del malato del gioco.

Ogni giocatore patologico ha da cinque a dieci persone che subiscono conseguenze, secondo le stime sarebbero due milioni le persone che hanno danni diretti o indiretti dal gioco problematico.

A fine 2013 le situazioni problematiche gravi in cura nei centri sono oltre 9 mila, tra giocatori e parenti. Tra i giocatori il 78% è rappresentato da uomini, mentre tra i familiari il 75% è donna.

A Rieti sono quasi 300 le lettere ricevute dalla Pastorale Sanitaria da parte di genitori che chiedono aiuto per i propri figli. In aumento anche i casi di figli che chiedono aiuto per i propri genitori affetti da ludo dipendenza patologica.

A seguire i saluti del Vescovo di Rieti, Monsignor Delio Lucarelli, il consigliere regionale Daniele Mitolo, Quirino Ficorilli, responsabile dell’Unità Operativa Complessa Dipendenze e Patologie d’abuso, il Prefetto Chiara Marolla e l’assessore ai servizi sociali del Comune di Rieti Stefania Mariantoni.

Luca Sabetta, medico, ha relazionato sul tema “È ancora un gioco? Da giocatore sociale a giocatore patologico”.

«Il giocatore sociale – ha spiegato il dottore – conosce il limite tra innocua distensione e morboso accanimento, il giocatore patologico viene meno l’aspetto ricreativo, viene meno l’autocontrollo, è ossessionato dalla vincita e trascorre la maggior parte del tempo a giocare o a pensare di giocare. L’eventuale vincita viene reinvestita nel gioco, un eventuale perdita è vissuta con grande sconforto».

Il Sostituto Commissario della Polizia di Stato Domenico Putortì ha invece illustrato le regole e le truffe relative al fenomeno del gioco on line.

«Un fenomeno di massa – ha detto Putortì – ancora più subdolo perché si può fare dietro un pc, nascosti da un video. Quasi tutti i giochi sono autorizzati, il reato in effetti non esiste e dunque non esiste la percezione che sia una cosa illegale».

Il Commissario ha parlato anche della continua e costante ascesa dei reati legati alla sostituzione di persona on line e dell’interesse della criminalità organizzata e del riciclaggio, dell’aspetto pubblicitario.

Don Zbigniew Formella ha poi chiarito il rapporto tra dipendenza e disagio dell’adolescenza nella rete virtuale, lanciando una provocazione: oggi senza Internet non si può vivere. «Quando noi spegniamo il computer siamo fuori o siamo ancora dentro quel sistema?” ha domandato ai numerosi giovani presenti sottolineando come un uso eccessivo di Internet influisca negativamente sulla qualità e quantità delle relazioni familiari. “E’ necessario evitare – ha aggiunto – che il cervello disimpari a vivere i valori della vita realtà».

Tommaso Cosentini, presidente dell’associazione medici cattolici di Rieti ha concluso i lavori facendo un parallelismo con la parabola del buon samaritano: «Perché la Chiesa ci propone questo tema in un anno particolare come quello dedicato alla famiglia? La società non è altro che una famiglia di famiglie in cui ognuno si può prendere cura dell’altro, anche di chi gioca d’azzardo. Per quanto tempo passeremo davanti a queste persone facendo finta che è un problema solo loro? Se concepiremo ancora questa società come una famiglia in cui l’altro è il nostro prossimo e la nostra ricchezza, allora avremo imparato a investire meglio il nostro tempo e il nostro futuro».

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