Fondazione Varrone

L’industria di ieri per la ripartenza di domani: il libro della Fondazione Varrone da oggi a disposizione dei cittadini

È stato presentato venerdì alla stampa e sarà messo in distribuzione al pubblico da oggi l’ultimo libro della Fondazione Varrone "La memoria dell’industria. Patrimoni della produzione nella provincia di Rieti"

È stato presentato venerdì alla stampa e sarà messo in distribuzione al pubblico da oggi l’ultimo libro della Fondazione Varrone La memoria dell’industria. Patrimoni della produzione nella provincia di Rieti (Rizzoli-Mondadori Electa, 237 pp, 39 euro). Stavolta il perimetro indagato è quello dei luoghi del lavoro nel reatino e nella Sabina, dalla prima “rivoluzione industriale” di fine Ottocento allo spartiacque della seconda guerra mondiale. Un lavoro di ricerca e di analisi ricco di spunti inediti a cura dell’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale in collaborazione con l’Archivio di Stato di Rieti.

«Con i nostri volumi è un po’ come se avessimo aperto la scatola della nonna e messo ordine in quello che ci abbiamo trovato dentro – ha detto il presidente della Fondazione Antonio D’Onofrio aprendo l’incontro – Con il libro sulle chiese abbiamo dato ai reatini la possibilità di conoscere a fondo i luoghi più intimi della città. Con il libro sulla Laga abbiamo provato a salvare almeno nella memoria quanto il terremoto aveva distrutto. Con questo libro raccontiamo la grande rivoluzione che Rieti seppe fare ad inizio Novecento passando dall’agricoltura all’industria. Ed è con questo spirito che oggi dobbiamo affrontare la ripresa. Il rapporto di Mecenate 90 ci spronò ad avvicinarci alle città vicine. Il dibattito in corso in questo momento spinge ad aprirci alle regioni vicine. Questo dobbiamo fare, orgogliosi del nostro essere reatini ma anche capaci di aprirci verso l’esterno».

Nel libro scorrono le vicende dello Zuccherificio Maraini, della Supertessile di Rieti, dell’Orla, del mobilificio Nicoletti, della vetreria di Poggio Mirteto, della Ceramica Sbordoni di Stimigliano, e si stagliano innnovazioni infrastrutturali strategiche come la costruzione della ferrovia Terni-Rieti-L’Aquila e del sistema idroelettrico Nera-Velino, con le dighe del Salto e del Turano.

«Il tema è quanto la comunità possa riconoscere come fattore di sviluppo ciò che di questo patrimonio industriale è rimasto, pur sapendo le criticità e le difficoltà del riuso – ha detto il professor Renato Covino, uno dei curatori del volume – Solo per stare a Rieti, viale Maraini è un parco di archeologia industriale a cielo aperto. C’è il problema delle bonifiche, del riconoscimento e del recupero di quegli spazi e sono problemi enormi. Ma se non risolvi la questione di viale Maraini non risolvi la questione sul futuro della città. E questo non si può fare da soli, ma necessariamente in un’ottica di apertura e di interdipendenza».

«Con questo libro non vogliamo parlare solo agli addetti ai lavori ma vogliamo arrivare fino ai cittadini, anche perché sappiamo di rivolgerci ai figli e ai nipoti di chi in queste fabbriche ha lavorato – ha detto il professor Edoardo Currà, presidente dell’Aipai, che con Covino ha curato il volume – Dal nostro lavoro di ricognizione è emersa una stratificazione industriale che rimanda a un millefoglie di operosità che rappresenta l’identità di questo territorio non meno delle chiese o del paesaggio. Una progettualità sulle aree industriali potrà crescere solo collettivamente, mettendo insieme amministrazioni locali, associazioni e cittadini. Di nostro abbiamo aggiunto un’altra goccia a quel vaso che è la voglia di ripensare e ricostruire luoghi a cui siamo molto legati».

Il libro è frutto di un lungo lavoro di studio e di ricerca a più mani. A Marco Angelosanti si devono le spettacolari immagini degli insediamenti industriali e delle grandi infrastrutture dall’alto; Valeria Bacci ha lavorato sulla Ceramica Sbordoni di Stimigliano, sulla Fornace Galantina e la Vetreria Fajella, praticamente la filiera delle terre, tra ceramica e vetro in Bassa Sabina; Roby Baldin ha curato le schede del patrimonio dell’Ex Snia Viscosa e dell’Ex Montecatini; Alessandro D’Amico e Paola Schiavoni hanno studiato la produzione olearia e l’industrializzazione in Sabina a partire dal sansificio di Passo Corese; Anna Maria Di Gregorio, insieme a Baldin ha ricostruito le vicende dell’industria chimico-tessile a Rieti; Liana Ivagnes e Daniele Scopigno hanno raccontato il complesso recupero dell’archivio della Snia Viscosa; Martina Russo, Laura Severi e Roby Baldin hanno lavorato al riordino e ai contenuti dell’archivio tecnico della Snia Viscosa. Martina Russo ha firmato il saggio e le schede sulla ferrovia Terni-Rieti-L’Aquila, che ne ricostruiscono la storia, le strutture e le architetture; ad Alfredo Pasquetti si deve la ricognizione su mulini e pastifici della provincia, a partire dal mulino Joannilli&Meloni; Daniele Scopigno ha lavorato al saggio sui Nicoletti e il loro premiato mobilificio e al recupero dell’archivio dell’impresa, insieme ad Alfredo Pasquetti. Scopigno si è occupato approfonditamente anche dell’Orla, l’industria aeronautica che Rieti ebbe a cavallo tra anni Trenta e Quaranta; è di Laura Severi il saggio e le schede sullo Zuccherificio Maraini. Marco Venanzi ha curato il saggio sul sistema idroelettrico Nera-Velino.

Il volume, già in vendita nelle librerie di tutta Italia e online, sarà messo in distribuzione dalla Fondazione Varrone lunedì 12 aprile a Palazzo Potenziani (ingresso via dei Crispolti 24), dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 17.

Rispondi