Teatro

L’attrice. Ottavia Piccolo: «60 anni tra film, teatro e impegno»

La grande attrice compie 71 anni domani e festeggia il debutto nel 1960 nel ruolo della piccola sordocieca in “Anna dei miracoli”. «Oggi giro un doc su Venezia e un film sui migranti»

Ottavia Piccolo aveva solo undici anni quando calcò per la prima volta le scene, nel novembre 1960, tenuta per mano da Luigi Squarzina. Accanto ad Anna Proclemer (nel ruolo dell’istitutrice) interpretò la parte di Helen, la ragazzina cieca e sordomuta di Anna dei miracolidi William Gibson. Quel debutto segnò l’inizio della sua lunga e prestigiosa carriera di attrice lavorando con Visconti, Strehler, Ronconi sino al lungo recente sodalizio con Stefano Massini, e poi il cinema con Bolognini, Germi e Scola. Ottavia Piccolo, 71 anni domani, ha attraversato 60 anni di carriera con lo spirito di una eterna ragazza e di una artista votata sempre più all’impegno. È tornata in tour nel ruolo della giornalista russa assassinata Anna Politkovskaja in Donna non rieducabile di Massini mentre dello stesso autore ha presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia Occident Express film dallo spettacolo teatrale omonimo sulla storia vera di una anziana donna irachena in fuga con la nipotina, regia di Simone Marcelli. Con lo stesso regista sta girando il documentario Lo sguardo su Venezia, una riflessione sulla rappresentazione della città lagunare dal 1700 sino alla pandemia.

Ottavia, lei ha sempre l’energia di una ragazza.

Sessant’anni di carriera e settant’anni di vita senza sentire né l’uno né l’altro. Recitare mi piace sempre. Certo, mi stanco un po’di più e quindi faccio le tournée più corte. E sono riuscita anche a fare la mamma: ho un compagno notevole.

Ricorda il suo esordio? Ho debuttato nel novembre 1960 con Anna dei miracoli al Teatro Comunale di Modena. Abbiamo fatto sette mesi di tournée e mi sono divertita come una pazza. Per me era come se l’avessi sempre fatto. È successo tutto per caso: la mia mamma mi ha portato al Teatro Quirino di Roma perché aveva letto su un giornale che cercavano una bambina. Eravamo una famiglia molto modesta e lei era appassionata del teatro alla radio, ma non ne aveva mai visto uno. «Io vorrei tanto vedere un teatro, andiamo?» mi disse. Arrivati lì, alla prima scrematura sono stata scelta perché sembrano più piccola della mia età. Poi mi hanno fatto delle audizioni e, come tutti bambini, io mi sono immedesimata. Mi hanno bendata e mi hanno detto di muovermi come una bambina sordocieca. Io mi sono trovata subito a mio agio, toccavo con le mani la sedia (che conservo ancora a casa) e poi ho continuato spavalda a camminare. Ho dato una capocciata a una colonna e non ho urlato perché mi avevano detto che ero muta. Il ruolo è stato mio.

Fu uno spettacolo che fece successo e scalpore.

All’epoca non si parlava di handicap. Ci furono anche critiche sui giornali perché dicevano che non era bello mettere in scena queste cose. Addirittura un giornale scrisse che non dovevano far lavorare una bambina sordocieca… Insomma, io sono andata a bottega, sono figlia d’arte adottiva. E sono stata molto fortunata. Subito dopo c’è stato Il Gattopardodi Visconti, poi Strehler con Le baruffe chiozzotte e Re Lear, Visconti ancora in teatro con Il giardino dei ciliegi, Ronconi con L’Orlando furioso. Dico anche che sono stata molto fortunata perché quando ho cominciato non c’era la televisione, non c’erano i social quindi non sono diventato un fenomeno, una bambina prodigio.

Lei ha anche vinto la Palma d’Oro a Cannes nel 1970 per ‘Metello’.

Il cinema francese mi ha scoperto e ho lavorato moltissimo in Francia, con registi e attori grandissimi come Michel Piccoli. Sicuramente ho anche fatto cose meno belle, come tutti. Ma non ho mai fatto nulla per i soldi: questo è un insegnamento dei miei genitori che mi porto dietro da sempre.

Il documentario su Venezia, invece, cosa racconta?

Io faccio da Cicerone in una città che amo molto, tanto da essermi trasferita ormai da anni al Lido di Venezia con mio marito. Ne Lo sguardo su Venezia di Simone Marcelli, Catrina Producciones, raccontiamo come è nata l’immagine di Venezia nel modo dal 1700 in avanti fino ad adesso. Dal Gran Tour alla Belle Époque, dagli anni del turismo di massa fino al vuoto irreale della Piazza San Marco nei giorni del lockdown e della pandemia, la città ha conservato intatta la sua bellezza, ma ha mutato profondamente la propria essenza, fino al rischio di perderla, condizionata dalla sua progressiva spettacolarizzazione. La città è forse oggi ancora in tempo per ripensare se stessa.

E a Venezia lei ha presentato un film tratto da un suo lavoro teatrale importante sulle migrazioni.

Occident Express è stato registrato al Teatro Petrarca di Arezzo, dopo tre stagioni e 100 repliche in tutta Italia. Interpreto l’incredibile storia di Haifa, un’anziana donna di Mosul costretta a mettersi in fuga con la nipotina di 4 anni, percorrendo 5000 chilometri dall’Iraq al Baltico. Nel momento in cui racconti una storia tu capisci che le migliaia di persone che emigrano e che tu vedi in televisione o in foto, ognuna di loro è una persona. Tu parli di un essere umano e racconti una storia.

Negli ultimi anni lei è diventata una sorta di ‘attivista’ del teatro portando in scena l’impegno.

Soprattutto da quando ho conosciuto Stefano Massini 15 anni fa: lo considero un po’ un mio figlio di teatro, anche perché ha esattamente l’età di mio figlio. Lo considero la mia voce. Il primo testo che ho portato in scena con lui era Processo a Dio sulla Shoah. Poi sono arrivati Donna non rieducabile e Sette minuti sul tema del lavoro e Enigma sulla riunificazione della Germania. Massini ha scritto un altro testo strepitoso, Eichmann. Dove inizia la notte che immagina un incontro faccia a faccia tra il nazista Adolf Eichmann e la giornalista ebrea Hannah Arendt. Sarà uno spettacolo prodotto dal Teatro Stabile di Bolzano e dallo Stabile del Veneto, con Paolo Pierobon e la regia di Mauro Avogadro: debutteremo a gennaio a Bolzano e a febbraio saremo al Piccolo di Milano. © RIPRODUZIONE RISERVATA La grande attrice compie 71 anni e festeggia il debutto nel 1960 nel ruolo della piccola sordocieca in “Anna dei miracoli”. «Ho rischiato di diventare una bambina prodigio La fortuna di lavorare al cinema e in scena con Visconti, Strehler e Massini. Oggi giro un doc su Venezia e un film sui migranti» Ottavia Piccolo in “Occident Express” di Stefano Massini, regia di Simone Marcelli.

da avvenire.it

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