Giornata Mondiale della Pace

La via della pace? È nelle “mani della madre”, non nella “mano invisibile del mercato”

È attraverso i gesti dell'amore materno di Maria che mons Pompili ha introdotto i presenti ai temi della Giornata Mondiale della Pace e del messaggio scritto per l'occasione da papa Francesco durante la Messa celebrata nella solennità di Maria Santissima Madre di Dio.

È attraverso i gesti dell’amore materno di Maria che mons Pompili ha introdotto i presenti ai temi della Giornata Mondiale della Pace e del Messaggio scritto per l’occasione da papa Francesco, durante la Messa celebrata nella solennità di Maria Santissima Madre di Dio. Immaginando la tenerezza di Maria che tiene in braccio il Bambino, il vescovo ha infatti sottolineato come le mani siano il primo volto della madre, e rifacendosi alle ricerche della psicanalisi e della filosofia le ha ricondotte al simbolo stesso della “cura”, «che è l’arte di fare posto al carattere unico del soggetto». «L’amore materno – ha spiegato don Domenico – non è mai amore di una rappresentazione ideale del figlio, ma è piuttosto amore per la sua irregolarità, è amore per la sua stortura».

È qui che si innesta la lettura del Messaggio di papa Francesco per la Giornata Mondiale della Pace, intitolato: La cultura della cura come percorso di pace. Un testo ben piantato nei problemi del presente, che dinanzi alla grave crisi sanitaria del Covid-19 ricorda per l’appunto la necessità di ritrovare la cultura della cura, «per debellare la cultura dell’indifferenza, dello scarto e dello scontro, oggi prevalente».

«Non basta, infatti – ha commentato il vescovo – un amore generico, universale, perché la peggiore ingiustizia è dare a tutti la stessa cosa. Questa consapevolezza è decisiva per garantire la pace sociale perché la pandemia ha reso più poveri tanti, ma non tutti, e non tutti alla stessa maniera. Qui più che mai sono richieste le “mani della madre” e non “la mano invisibile del mercato”, secondo cui se l’acqua di un fiume si alza solleverà tutte le barche, di qualsiasi dimensione. In realtà, le cose non stanno così se dopo la pandemia ci saranno nuovi poveri e… nuovi ricchi. L’idea dell’homo oeconomicus è superata: in essa si pensa all’uomo solo come maschio adulto, bianco e in buona salute, isolato dal resto del mondo. Mentre l’idea reale è quella di papa Francesco nelle sue Encicliche: donne e uomini in relazione tra loro, con le generazioni, con il creato».

La domanda che resta aperta è riguarda i protagonisti di queste istanze: chi potrà costruire un’economia fondata su queste basi? «Vien da pensare – ha concluso mons Pompili – che la donna e il figlio siano la rotta da seguire per uscir fuori dalla crisi che la pandemia ha solo slatentizzato, ma che rischia ora di deflagrare». La prospettiva è ancora quella della Laudato si’, “Tutto è collegato”: «una consapevolezza è in grado di sovvertire un approccio maschile che isola invece di unire e discrimina invece di riconoscere». Per dirla con Pier Paolo Pasolini: «Finché l’uomo sfrutterà l’uomo, finché l’umanità sarà divisa in padroni e servi, non ci sarà né normalità né pace».

Al termine della liturgia, il vescovo ha consegnato simbolicamente alla città il Messaggio del Santo Padre, donandolo del sindaco di Rieti e del questore, oltre che ai rappresentanti delle realtà caritative della diocesi.

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