Storie

La mia casa? Ora è qui…

«La casa è il posto dove stai bene con te stesso, dove hai creato la tua famiglia, dove ti comprendono e capiscono semplicemente dallo sguardo, senza alcun bisogno della lingua», spiega Iuliia, ortodossa ucraina arrivata ormai da dodici anni in Italia

Come si vive da immigrata ortodossa ucraina in Italia?

«In base alla mia esperienza personale posso dire di non essermi mai pentita di essermi trasferita nel bel paese», racconta Iuliia, ucraina poco più che trentenne ormai perfettamente integrata nella parrocchia reatina di Madonna del Cuore.

«All’inizio ti prendono mille dubbi e preoccupazioni, ma poi ti fermi, disegni un percorso, metti tanto impegno e cominci a realizzare i tuoi sogni. Quando sono arrivata dodici anni fa, ho cominciato con lo studio della lingua e con la scoperta delle diversità culturali e religiose, che mi hanno affascinato, arricchito ed aperto mentalmente. Quando metti a confronto due culture, cominci a pensare in modo critico, acquisisci il meglio, e ne fai tesoro».

Dopo sei mesi dal suo arrivo in Italia, Iuliia prosegue gli studi di Economia all’università “La Sapienza” di Roma: ricordi indelebili, punteggiati di difficoltà che allora le sembravano insormontabili.

«Ricordo i primi esami imparati a memoria, senza capire il significato della lingua, le notti in bianco e le tante preoccupazioni che adesso mi fanno solo sorridere, perché ce l’ho fatta: ho conseguito la laurea con il massimo dei voti e concetti inizialmente impossibili da ricordare, li ho acquisiti e li ho fatti miei, anzi mi trovo persino in difficoltà a tradurli nella mia lingua!»

I ricordi passati sbiadiscono un po’, e prendono forma quelli più recenti: «La mia lingua e la mia patria con il passare del tempo diventano sempre meno mie: anche se non rinnegherò mai le mie origini, mi rendo conto di essermi impregnata di mentalità, cultura, religione e tradizioni locali, nel mio caso reatini, che cominciano a diventare una parte di me, la quale preservo e difendo con cura. E quando mi chiedono dell’Ucraina, sinceramente, mi trovo in difficoltà a rispondere: a parte qualche viaggio da parenti oppure per lavoro, da dodici anni non faccio più parte di quella comunità e, come si dice in ucraino, la tua casa non è più tua e qui non sei ancora a casa».

Ma poi ti soffermi a pensare…la casa cos’è?

«Per me è il posto dove stai bene con te stesso, dove hai creato la tua famiglia, dove ti comprendono e capiscono semplicemente dallo sguardo, senza alcun bisogno della lingua», spiega Iuliia.

«La parte più divertente della nostra convivenza è l’unione delle tradizioni, soprattutto quelle religiose. Nella nostra casa, ad esempio, si festeggiano due Natali, anche se in realtà siamo sempre Cristiani, ortodossi o cattolici, e per entrambi il Natale ha lo stesso significato: la nascita di Gesù. Rispetto al Natale cattolico noi, però, festeggiamo il 7 gennaio, ma prima viene rispettata una rigida quaresima per settimane ed alla vigilia vengono preparate dodici pietanze rigorosamente senza l’uso di carne, né pesce, né derivati animali. Si sta in famiglia senza nessun cenno alla festa e solo di mattina si va alla messa a celebrare la nascita di Gesù, la cosa che mi manca di più qui a Rieti. Poi arriva il pranzo di Natale, così tanto atteso per l’intera famiglia, la casa si riempie di spirito natalizio e la tavola di tutti piatti tipici locali prevalentemente a base di carne. Nel pomeriggio, dopo il pranzo, tutta la famiglia va a trovare le persone care, facendo gli auguri, cantando le canzoni ortodosse e ricevendo doni e dolci come ringraziamenti. Da piccola ho sempre vissuto il Natale come una fiaba, la festa più attesa dell’anno, che qui in Italia mi manca più di tutte»

Ma nella vita non puoi avere tutto, bisogna accettare dei compromessi e cercare di ricreare il tuo habitat, «tuo e solo tuo, ricordando che non esiste un posto perfetto, se non dove e con chi lo creerai tu».

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