Parrocchie

La comunità di Vazia assapora la francescanità di Assisi

Sabato 15 giugno un nutrito gruppo proveniente dalla parrocchia di Vazia si è recato in visita ad Assisi, alla scoperta di luoghi significativi della vita di san Francesco

«Ma in fondo, cosa dire a voi che della vita di san Francesco sapete più di me?»

La suora che presta servizio come guida turistica nella Basilica di Assisi fa sussultare di orgoglio il gruppo della parrocchia di Vazia, giunto sabato 15 giugno in visita nella città natale del Poverello.

Dopo Siena, alla scoperta della vita di santa Caterina, un’altra tappa del ciclo di viaggi conoscitivi voluti dal parroco don Zdenek Kopriva con l’aiuto del seminarista Marcello Imparato, finalizzati all’approfondimento dei grandi santi che hanno solcato la storia del cristianesimo.

E come prescindere dalla conoscenza di san Francesco, non solo patrono d’Italia, ma soprattutto protagonista della spiritualità nella Valle Santa reatina. Puntualissimo e ben assortito il gruppo parrocchiale, partito di buon mattino alla volta della cittadina umbra, con tanto di pranzo e strumenti musicali al seguito per animare la celebrazione liturgica nella Basilica Inferiore. Nonostante la preoccupante pioggia del viaggio, Assisi accoglie il gruppo con una limpida e calda giornata, che stupisce e rasserena.

La Santa Messa viene celebrata in cripta, proprio di fronte alla tomba di san Francesco, in un’atmosfera di raccoglimento e preghiera per lui e per i suoi più cari amici frate Rufino, frate Leone, frate Masseo e frate Angelo, che riposano dietro le quattro grate in ferro collocate tutt’intorno, vicino alle spoglie di Jacopa de’ Settesoli, nobildonna romana che Francesco chiamava affettuosamente frate Jacopa.

La visita guidata alle due basiliche, Inferiore e Superiore, dedicate al patrono, lascia senza parole. L’una in stile romanico, l’altra gotico, incantano in modi differenti, ma ugualmente intensi. Gli affreschi di Giotto, Cimabue, Simone Martini, Pietro Lorenzetti e molti altri artisti che raffigurano scene incrociate della vita di Cristo e di san Francesco fanno riflettere sul valore della fraternità, del creato, dell’obbedienza. E, inevitabilmente, quelle che ritraggono Francesco nella nostra Valle Santa, mentre allestisce la Natività di Greccio, proprio accanto al portone d’ingresso, gonfiano il petto di gioia comune. All’uscita dalle fresche Basiliche francescane, messer fratello sole si è fatto alto in cielo, e brucia forte. Il refrigerio si trova nell’ospitalità del vicino seminario, il cui refettorio offre conforto e luogo dove pranzare insieme in un momento di piacevole riposo.

Caffè d’obbligo e la visita prosegue verso due fondamentali tappe della vita di Francesco: la chiesa di San Damiano e la Porziuncola in Santa Maria degli Angeli. Ci si sposta nella periferia meridionale di Assisi, e ci si incammina a piedi nonostante la forte calura per raggiungere la chiesa e l’annesso convento dove nel 1205 Francesco, in profonda crisi esostenziale, entrò chiedendo al Crocifisso ligneo la luce per il suo cammino. La visita a San Damiano è caratterizzata dal silenzio più assoluto: niente brusio, niente vociare dei gitanti. Si sta zitti, assaporando la spiritualità del luogo dove il Poverello ricevette indicazioni sulla strada da seguire, «va’ e ripara la mia casa», e dove tra il 1211 e il 1212 santa Chiara fondò un ordine di claustrali e morì, molti anni dopo il suo amato Francesco.

La Basilica di Santa Maria degli Angeli accoglie maestosa il gruppo nel secondo pomeriggio, quando fortunatamente il sole inizia ad essere meno robusto. All’interno, la Porziuncola appare come una piccola e preziosa gemma. Non c’è spazio per la preghiera contemporanea di tutti, e dunque a scaglioni si visita il “roseto senza spine”, la moderna cripta, le cappelle laterali, e il luogo dove Francesco il 3 ottobre 1226, nudo, malato e ormai completamente cieco, esalò l’ultimo respiro. Un breve momento di raccoglimento conclusivo e ci si avvia verso il ritorno, pesanti nel corpo ma leggerissimi nell’anima, e soprattutto grati e con una rinnovata consapevole gratitudine verso nostro Signore, e tucte le sue creature.

Rispondi