La domenica del Papa

Insegnaci a pregare: la preghiera che ci ha insegnato il Signore

La preghiera che ci ha insegnato il Signore è la sintesi di ogni preghiera, e noi la rivolgiamo al Padre sempre in comunione con i fratelli

In questa domenica Luca, nel suo Vangelo, ci consegna la terza parte del trittico che, possiamo dire, segna il cammino del discepolo: la preghiera. Abbiamo letto, sette giorni or sono, la pagina della visita alle sorelle di Lazzaro, nella loro casa, con Maria che, a differenza di Marta indaffarata nell’atto dell’ospitalità, si pone all’ascolto del Signore. Due domeniche fa, l’atto di misericordia del buon samaritano. Tre modi di accogliere la Parola, tre verbi consegnatici dall’evangelista: fare, ascoltare, pregare.

La pagina di Luca si compone di tre momenti: il tempo della domanda, e la relativa risposta, lungo la strada verso Gerusalemme, probabilmente, dopo una sosta e la preghiera di Gesù; quindi la parabola dell’amico che chiede aiuto per un’ospite giunto improvvisamente; infine, terzo momento, l’atteggiamento che deve accompagnare il discepolo, pronto a chiedere, ma, soprattutto, pronto a rispondere. Quel verbo, “fare”, che chiama a non dimenticare l’altro; di qui l’invito – e la domanda che Francesco pone alla fine dell’Angelus “Padre, perché?” – a pregare per le donne, gli uomini e i bambini, che hanno perso la vita nel recente “drammatico naufragio” nel Mediterraneo. Ma soprattutto il “fare”, è appello del Papa: la “comunità internazionale agisca con prontezza e decisione, per evitare il ripetersi di simili tragedie e garantire la sicurezza e la dignità di tutti”.

Siamo lungo la strada che porta alla città santa, e Gesù, con ogni probabilità, approfittando di una sosta si è immerso nella preghiera. Uno dei suoi discepoli, Luca non ci consegna il nome, si avvicina e gli chiede: “Signore insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli”. I discepoli “sanno già pregare, recitando le formule della tradizione ebraica, ma desiderano poter vivere anche loro la stessa qualità della preghiera di Gesù”, dice Francesco all’Angelus.

Alla domanda che gli viene rivolta Gesù non pone obiezioni, “non dà una definizione astratta della preghiera, né insegna una tecnica efficace per pregare ed ‘ottenere’ qualcosa. Egli invece invita i suoi a fare esperienza di preghiera, mettendoli direttamente in comunicazione col Padre, suscitando in essi una nostalgia per una relazione personale con Dio, con il Padre. Sta qui la novità della preghiera cristiana! Essa è dialogo tra persone che si amano, un dialogo basato sulla fiducia, sostenuto dall’ascolto e aperto all’impegno solidale. È un dialogo del Figlio col Padre, un dialogo tra figli e Padre”.

Il testo che ci propone Luca è più corto di quello del Vangelo di Matteo, mancano del tutto o sono attenuate alcune espressioni tipicamente ebraiche. Un testo, inoltre, proposto in una forma più breve rispetto a quella entrata nell’uso comune. “Siamo di fronte alle prime parole della sacra scrittura che apprendiamo fin da bambini”, scrive Papa Benedetto nel primo dei tre volumi su Gesù di Nazareth. Parole che “si imprimono nella memoria, plasmano la nostra vita, ci accompagnano fino all’ultimo respiro. Esse svelano che noi non siamo già in modo compiuto figli di Dio, ma dobbiamo diventarlo, esserlo sempre di più mediante una nostra sempre più profonda comunione con Gesù”.

Consegna ai discepoli la preghiera del Padre nostro, ricorda ancora Papa Francesco, “forse il dono più prezioso lasciatoci dal divino Maestro nella sua missione terrena. Dopo averci svelato il suo mistero di figlio e di fratello, con quella preghiera Gesù ci fa penetrare nella paternità di Dio”, e “ci indica il modo per entrare in dialogo orante e diretto con lui, attraverso la via della confidenza filiale”. Quanto chiediamo nel Padre nostro “è già tutto realizzato”, dice il Papa: “mentre chiediamo, noi apriamo la mano per ricevere. Ricevere i doni che il Padre ci ha fatto vedere nel Figlio.

La preghiera che ci ha insegnato il Signore è la sintesi di ogni preghiera, e noi la rivolgiamo al Padre sempre in comunione con i fratelli. A volte succede che nella preghiera ci sono delle distrazioni ma tante volte sentiamo come la voglia di fermarci sulla prima parola: Padre e sentire quella paternità nel cuore”.

Fabio Zavattaro da Sir

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