L’inevitabile “r” del colore rosso

La linguistica ha sempre insegnato che non c’è alcune legame tra il suono e il significato di una parola. Niente nel concetto di casa suggerisce di usare la “c”, tanto è vero che in inglese quel suono non c’è. Il recente studio di un gruppo internazionale di linguisti, psicologi e informatici mette in dubbio questa apparente ovvietà.

Analizzando un centinaio di parole del dizionario della maggior parte delle lingue del mondo, gli scienziati hanno trovato una correlazione tra fonemi (i suoni nelle parole) e concetti. In particolare l’evidenza statistica è molto forte per le parole che indicano parti del corpo, fenomeni naturali (stelle), verbi di movimento e alcuni aggettivi (piccolo).

Praticamente anche in lingue che appartengono a famiglie linguistiche diverse, è molto probabile che il termine che sta per il colore rosso contiene il suono “r”. “L’associazione è molto più forte di quanto ci si aspetterebbe se fosse casuale” ha detto Morten H. Christiansen, direttore del Cornell Cognitive Neuroscience Lab e coautore dello studio.

Questo fenomeno ci parla insomma dell’essere umano in quanto tale. È possibile che sia collegato all’apprendimento del linguaggio nell’infanzia. I suoni delle parole fondamentali sarebbero dei “segnali” che risuonando nelle teste dei bambini li aiutano in qualche modo ad imparare una lingua. È una questione tutta da esplorare, ma che esprime una volta ancora quanto siano davvero di più le cose che ci uniscono rispetto a quelle che ci dividono.

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