Incontro Pastorale

Incontro Pastorale, il vescovo: «Vivere la domenica è percepire la fede come una scelta»

Si è parlato tanto di domenica ai lavori dell’incontro pastorale, ed è sembrato naturale concluderlo con il cuore del dies Domini che è la celebrazione eucaristica

Si è parlato tanto di domenica, e pur se è solo il pomeriggio, come gli altri giorni, a essere interessato dai lavori dell’incontro pastorale, è sembrato naturale concluderlo con il cuore del dies Domini che è la celebrazione eucaristica. Così sul palco del salone del centro pastorale contiglianese è già allestito l’altare con sede, ambone e tutto il necessario per la Messa che, dopo la presentazione delle linee conclusive da parte del vescovo, ci si prepara a celebrare.

Al proprio posto si posiziona il coro diocesano, i sacerdoti concelebranti in prima fila e monsignor Pompili, preceduto dai ministranti nella processione di introito, accede all’altare, venerandolo e incensandolo, per dare inizio all’Eucaristia domenicale.

Le letture che la liturgia di questa domenica propone sono belle “toste”: il contrasto tra una pseudo sapienza umana e la vera sapienza divina, che poi Gesù declina in quella “stoltezza” della croce che rende la sua sequela talmente esigente da sembrare quasi irritante, dice don Domenico nell’omelia, richiamando il fastidio che Cristo prova nel vedersi seguito dalle folle. E se appare un po’ aspro, commenta monsignore, «è perché si rende conto che troppa gente lo segue senza sapere il perché. Il Maestro detesta la folla, se è la folla quell’atmosfera avida di miracoli e sorda alle esigenze più profonde, a quella “sapienza del cuore” di cui parla il salmo e che è fatta riemergere dalle pensose parole di Davide» nella prima lettura.

Non sopporta dunque la massa informe, il Maestro, per cui «sposta l’attenzione dalla folla che spesso, come avviene oggi sui social, spara contro chiunque sulla base di istinti primordiali», e cerca i volti dei singoli: «vuole che dalla folla escano le singole persone che con consapevolezza e con responsabilità dicano quello in cui credano».

Inevitabile il collegamento col tema dell’incontro pastorale: «È assolutamente certo che la partecipazione alla domenica cristiana segnala un grave cedimento dal punto di vista della quantità. Ma appunto ci è chiesto di fuoriuscire dalla massa e andare incontro a volti che abbiano deciso consapevolmente e responsabilmente di sé, avendo compreso che la domenica è l’altro nome del cristiano».

Ed ecco le due parabole del brano evangelico, gli esempi che Gesù porta della torre da costruire e della guerra da pianificare dopo aver ben ponderato tutto. «La torre a quei tempi era spesso l’escamotage per controllare il proprio appezzamento di terra» per cui prima di costruirla, dice Gesù, bisogna sapersi fare bene i conti… «Come dire che se vogliamo essere cristiani non possiamo essere approssimativi, dobbiamo ben sapere quel che cerchiamo». Altrettanto l’esempio del re che prepara un intervento militare: «Come a dire, se vuoi diventare cristiano, se vuoi fare scelte di vita così in controtendenza calcola bene, meglio non fare alcuna scelta che ritrovarsi poi per strada con i reni rotti!».

E poi quelle parole così dure sui rapporti familiari, per cui chi “ama di più” i parenti sembrerebbe essere rifiutato dal Cristo come discepolo: «Gesù sembra essere uno sfasciafamiglie, sembra ce l’abbia con questi legami così familiari…». Ma in realtà, spiega il vescovo, «a lui sta cuore dire che persino la famiglia può diventare un’ideologia dietro la quale si nasconde qualcosa di poco chiaro, come quando in una famiglia troppo unita significa non poterci mai entrare dentro, non lascia varchi di entrata. Ma questo sarebbe il meno, se non fosse che l’ideologia della famiglia fa sì che si preferisca ad esempio il denaro piuttosto che le relazioni, dar retta a ciò che dice la gente piuttosto che rispettare le scelte di ciascuno. Quante vocazioni abortite perché la famiglia si è messa come di fronte!». Per cui ciò su cui attira l’attenzione il Maestro è  la necessità di «evitare questa cappa familiare che ci impedisce di metterci in pienezza di fronte alla libertà».

Il suo invito a seguirlo portando la croce non è, conclude Pompili, un insistere su «un atto sadomaso, non è la ricerca della sofferenza, ma l’avvertimento che occorre scegliere concretamente la strada dell’amore, che quando è autentico è sempre crocefisso, non si scappa».

Dunque, una pastorale della domenica che punti alle masse di una volta ce la dobbiamo proprio scordare… Si deve puntare ad avere discepoli autentici, capaci di abbracciare la croce: «Prendere la croce significa fare i conti con questa esperienza, che è l’unica in grado di farci diventare cristiani e soprattutto di assaporare la libertà». E l’omelia di monsignore si conclude con l’invito a chiedere al Signore che i frutti di questa tre giorni siano la capacità di percepire «la fede e la vita cristiana come una scelta, che ha il suo prezzo, che però è una delle poche forme in cui ci è data la possibilità di sperimentare di essere liberi».

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