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Il Papa, san Francesco e la Valle. Note di fine decennio

Quasi senza accorgercene si sta chiudendo la prima decade del terzo millennio. Per il territorio sono stati anni complicati, con tante aspettative costantemente deluse, ma anche con passi in avanti, forse non del tutto riconosciuti. Il bilancio ciascuno saprà farlo da per sé. Ci piace però segnalare che è aumentata la consapevolezza generale attorno alla nostra valle, a dispetto dei malumori e della nostra incapacità, se non indifferenza

Se ci si guarda attorno a corto raggio, l’impressione è che la visita del Papa a Greccio sia stata una cosa usuale, una notizia come un’altra. Almeno a giudicare dallo spazio che l’evento ha avuto nei media locali. Ci sono state le prime pagine del giorno prima e di quello dopo, ci mancherebbe, ma forse il fatto richiedeva un’attenzione di più lungo periodo.

Per fortuna l’intuizione continua a tornare sulle pagine dei giornali nazionali, ma anche su quelle delle tante testate locali sparse sullo stivale. I quotidiani maggiori offrono ancora oggi approfondimenti e riflessioni interessanti, che colgono bene lo spunto offerto dal Pontefice con la scelta di Greccio per spiegare al mondo l’origine e il valore del presepe. I media minori, più vicini ai rispettivi territori, come d’abitudine riportano la moltitudine di esperienze che a Natale si sviluppano attorno al presepio: dalle scuole e alle parrocchie, passando per concorsi, rappresentazioni viventi e rassegne, non c’è quasi articolo che manchi di citare Greccio e san Francesco. Chi ha l’abitudine alle rassegne stampa, sa che in passato questo non accadeva con altrettanta frequenza.

Nella Valle del Primo Presepe, in compenso, più del Papa sembrano meritare attenzione la proposta di svolgere a Rieti il Gay Pride e lo strascico di polemiche suscitato da un post a tal riguardo affidato a Facebook da un consigliere comunale. Un niente di fatto, che però ha aiutato non poco le redazioni con una pioggia di dichiarazioni piovute da ogni dove, tutte pronte al copia e incolla. E una volta creata, anche questa notizia ha portato Rieti a godere di una certa attenzione da parte dei media nazionali. Pure questi, d’altra parte, hanno bisogno di riempire le colonne con qualcosa. Manca però la sostanza, e la vicenda finirà inevitabilmente nel dimenticatoio.

Continuerà invece a dare buoni frutti il cuore francescano del reatino. Lo conferma anche una certa attenzione da parte della televisione, che per Natale ha messo sotto la lente la Valle Santa con una serie diversificata di programmi. Tutti attratti dal discorso sul presepe, ma anche dalle altre bellezze del nostro contesto. Trasmissioni che ci promuovono e dicono quale sguardo e aspettativa ha il Paese su di noi. Queste occasioni negli ultimi tempi si sono moltiplicate e forse dicono al nostro malumore che non ci sappiamo guardare con occhi veritieri, o che continuiamo a perdere posizioni rispetto ad altre zone dello Stivale perché ci ostiniamo a rispondere alle domande sbagliate.

Non si può che dare ragione al Discorso alla Città del vescovo, quando parla di un territorio che va un po’ tentoni, come uno che si muove nella nebbia. Eppure la Rivoluzione Gentile invocata già lo scorso anno non è impossibile. Anzi, forse dista un passo. Basterebbe cogliere fino in fondo il regalo insperato e spontaneo che san Francesco ieri e papa Francesco oggi ci hanno fatto. Ce lo diciamo mettendoci alle spalle il primo decennio del nuovo millennio e come augurio per il prossimo che ci aspetta.

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