Comunità Laudato si'

Il Papa alle Comunità Laudato si’: «Non c’è ecologia senza equità, lottiamo contro il degrado»

«Oggi, la natura che ci circonda non viene più ammirata, ma ‘divorata’»: Francesco incontra le Comunità Laudato si’ e invita singoli e istituzioni alla concretezza nella tutela dell’ambiente, «perché nessuno sia privato della terra che abita»

Ansia di consumare, senza occhi per lo scandalo dello scarto e dello spreco che si agita attorno e distrugge l’ambiente e chi lo abita. Oppure la scelta di un altro sguardo, depurato dalla fretta, che decide di farsi carico in prima persona dei problemi dell’uomo e della terra. Uno sguardo che non cerca scuse, simile a quello del Buon Samaritano che «si prende cura di quel malcapitato che neppure conosce». Il Papa ripete questi concetti ancora una volta a chi ha scelto di vedere e agire secondo il principio dell’ecologia integrale spiegato nella sua Enciclica Laudato si’ (clicca qui per il discorso completo).

Lavoriamo per il domani di tutti

E “Laudato si’” è anche il nome di quelle Comunità ricevute stamattina in Aula Paolo VI, nate su idea del vescovo di Rieti, Domenico Pompili, e di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, entrambi giorni fa in Vaticano per la presentazione del libro “TerraFutura”, in cui il Papa e lo stesso Petrini conversano su queste tematiche.  “L’incuria del creato e le ingiustizie sociali si influenzano a vicenda”, afferma subito Francesco, che soggiunge: “Si può dire che non c’è ecologia senza equità e non c’è equità senza ecologia”.

Serve la volontà reale di affrontare alla radice le cause degli sconvolgimenti climatici in atto. Non bastano impegni generici – parole, parole… – e non si può guardare solo al consenso immediato dei propri elettori o finanziatori. Occorre guardare lontano, altrimenti la storia non perdonerà. Serve lavorare oggi per il domani di tutti. I giovani e i poveri ce ne chiederanno conto. E’ la nostra sfida. Prendo una frase del teologo martire Dietrich Bonhoeffer: la nostra sfida, oggi, non è “come ce la caviamo”, come noi usciamo da questo; la nostra sfida vera è “come potrà essere la vita della prossima generazione”: dobbiamo pensare a quello!

Contemplare vuol dire agire

Lo sguardo di chi vuole sul serio amare l’ambiente secondo il Papa ha due caratteristiche: è capace di “contemplazione” e quindi di “compassione”. Nel primo caso la disamina parte da una constatazione. “Oggi, la natura che ci circonda – afferma Francesco – non viene più ammirata, ma ‘divorata’ (…) Lo sguardo sulla realtà è sempre più rapido, distratto, superficiale, mentre in poco tempo si bruciano le notizie e le foreste”.

Malati di consumo. Questa è la nostra malattoan! Malati di consumo. Ci si affanna per l’ultima “app”, ma non si sanno più i nomi dei vicini, tanto meno si sa più distinguere un albero da un altro. E, ciò che è più grave, con questo stile di vita si perdono le radici, si smarrisce la gratitudine per quello che c’è e per chi ce l’ha dato. Per non dimenticare, bisogna tornare a contemplare; per non distrarci in mille cose inutili, occorre ritrovare il silenzio; perché il cuore non diventi infermo, serve fermarsi.

“Serve la volontà reale di affrontare alla radice le cause degli sconvolgimenti climatici in atto. Non bastano impegni generici e non si può guardare solo al consenso immediato dei propri elettori o finanziatori. Occorre guardare lontano, altrimenti la storia non perdonerà.”

Compassione, vaccino per l’indifferenza

Si tratta, per il Papa, di una contemplazione che “porta all’azione, “ognuno – sostiene – può trasformare un po’ di mondo inquinato dalla voracità umana nella realtà buona voluta dal Creatore. Chi sa contemplare, infatti, non sta con le mani in mano, ma si dà da fare concretamente”. E qui si innesta la capacità di “compassione”, sentimento che rende lo sguardo umano simile a quello di Dio che, dice, “nonostante tutto il male che pensiamo e facciamo, ci vede sempre come figli amati”. Compassione che “non è pietismo” ma “creare un legame nuovo con l’altro”.

“La nostra compassione è il vaccino migliore contro l’epidemia dell’indifferenza. ‘Non mi riguarda’, ‘non tocca a me’, ‘non c’entro’, “è cosa sua”: ecco i sintomi dell’indifferenza (…) Invece chi ha compassione passa dal ‘di te non m’importa al ‘tu sei importante per me’ (…) Il mondo ha bisogno di questa carità creativa e fattiva, di gente che non sta davanti a uno schermo a commentare, ma di gente che si sporca le mani per rimuovere il degrado e restituire dignità. Avere compassione è una scelta: è scegliere di non avere alcun nemico per vedere in ciascuno il mio prossimo. E questa è una scelta.

Basta scartare e sprecare

Dunque, “chi ha compassione – conclude Francesco – entra in una dura lotta quotidiana contro lo scarto e lo spreco, lo scarto degli altri e lo spreco delle cose”, come quel miliardo di tonnellate di cibo commestibile che ogni anno, secondo la Fao, i Paesi industrializzati buttano via, e che il Papa definisce “scandaloso”. Aiutiamoci, insieme, a lottare contro lo scarto e lo spreco, esigiamo scelte politiche che coniughino progresso ed equità, sviluppo e sostenibilità per tutti, perché nessuno sia privato della terra che abita, dell’aria buona che respira, dell’acqua che ha il diritto di bere e del cibo che ha il diritto di mangiare.

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