Covid

«I numeri non preoccupano, reazioni avverse ci sono anche col placebo»

Alessio Farcomeni, ordinario di statistica a Tor Vergata: giuste le verifiche sui casi in eccesso in Germania, ma il vaccino è sicuro

«La sospensione preventiva dei vaccini AstraZeneca è un segno di attenzione nei confronti dei timori della popolazione – spiega Alessio Farcomeni, ordinario di statistica a Tor Vergata, co-fondatore di StatGroup-19, ed esperto di metodi quantitativi per la medicina e l’epidemiologia –. La chiave per arrivare a una immunità di gregge è che ci sia fiducia nel rapporto tra le persone e le istituzioni. Se l’Agenzia europea del farmaco confermerà che il rapporto rischio-beneficio è a favore del vaccino, come mi aspetto, la campagna vaccinale potrà riprendere a pieno ritmo».

Perché è ottimista?

Per tre ragioni. In primo luogo stiamo assistendo a quello che in statistica viene chiamato confirmation bias, che porta a vedere un’associazione quando questa non c’è. È inevitabile ci siano eventi negativi su grandi numeri, ed è inevitabile che alcuni di questi accadano in prossimità della vaccinazione. In secondo luogo, non è escluso vi siano dei batch effects, cioè specifici lotti la cui qualità non è ai livelli garantiti, o per cui vi sono stati ad esempio problemi di conservazione. Infine, tutte le sperimentazioni hanno una fase IV di farmacovigilanza post-marketing. Quando questa identifica “eventi avversi” rari ma gravi, si può invertire il rapporto rischio-beneficio del vaccino. Ma non credo avverrà per AstraZeneca.

Cosa hanno detto i trial clinici condotti sui vaccini, e su quello di AstraZeneca?

I trial clinici sono stati condotti con rigore. Non a caso alcuni vaccini non si sono rivelati abbastanza efficaci o sicuri, e la loro sperimentazione è stata abbandonata. AstraZeneca è sicuro. Certo, la somministrazione di un vaccino efficace porta a una risposta infiammatoria da parte dell’organismo. Ma rispetto a chi nei test ha ricevuto un placebo, AstraZeneca ha mostrato eventi indesiderati di lieve entità, come febbre, dolore al deltoide o al braccio, arrossamento nel sito di iniezione. Sono stati evidenziati anche eventi tromboembolici, ma non in misura significativamente maggiore rispetto ha chi ha ricevuto il placebo.

Cosa insegnano i casi di trombosi anomale?

Gli eventi tromboembolici non sono rari, e se ci fosse un’associazione col vaccino sarebbe stata evidenziata in fase sperimentale. Il Paul-Ehrlich Institut, in Germania, ha però notato che vi erano stati almeno 7 casi, su 1,6 milioni di somministrazioni, di trombosi del seno cavernoso, possibilmente con piastrinopenia. Un evento atteso solo in 3-4 casi per milione l’anno. Vi potrebbe essere un eccesso di eventi di questo tipo. Si è così resa necessaria l’attenzione dell’Ema, che dovrà valutare l’associazione con la somministrazione del vaccino.

Dunque i timori sono legittimi?

Parlando di trombosi del seno cavernoso è improbabile vi sia una associazione. Se anche vi fosse, e se anche il rischio fosse incrementato di varie volte a causa del vaccino, il rapporto rischio-beneficio potrebbe comunque rimanere favorevole. Per capirci: se AstraZeneca incrementasse di cinque volte il rischio di trombosi del seno cavernoso, la probabilità di questo evento resterebbe cinque volte inferiore a quella di essere colpiti da un fulmine durante la vita. La probabilità di essere infettati da Sars-CoV-2, sviluppare una sindrome Covid severa, e avere conseguenze permanenti o perdere la vita, è attualmente molto più alta.

E i casi di persone decedute dopo la somministrazione del vaccino?

I dati ci dicono che non sono in numero più alto di quelli attesi in assenza di vaccinazione. È illecito attenderci siano zero. La narrazione sul vaccino AstraZeneca, poi, lo ha erroneamente dipinto come di qualità inferiore rispetto ad altri. Guardiamo ai dati dalla Gran Bretagna. A fine Febbraio era stato somministrato circa lo stesso numero di dosi di Pfizer e di AstraZeneca, per un totale di circa venti milioni. Ci sono stati 275 decessi dopo AstraZeneca, 227 dopo Pfizer. Statisticamente non c’è una differenza significativa. D’altro canto, con dieci milioni di infetti avremmo avuto quasi cento mila decessi. Guardando invece agli eventi di cui si parla in questo momento, ci sono stati: 14 eventi di trombosi venosa dopo AstraZeneca e 8 dopo Pfizer, nessuno fatale; 35 casi di trombocitopenia dopo AstraZeneca, e 22 dopo Pfizer, con un decesso ciascuno. Per quel che riguarda altri eventi specifici: 71 ictus dopo somministrazione AstraZeneca, 100 dopo Pfizer; 13 embolie polmonari dopo AZ, 15 dopo Pfizer; 36 infarti del miocardio dopo AZ, 30 dopo Pfizer. Queste differenze sono per lo più dovute al caso, e i tassi di eventi non destano preoccupazione. In assenza di vaccino avremmo visto tassi simili.

Il rischio nullo, insomma, non esiste.

No. Dobbiamo avere fiducia nelle autorità regolatorie e nella farmacovigilanza. Dobbiamo accettare il fatto che siamo fragili, e che non vaccinarci può farci sentire sicuri, ma questa scelta porta a un enorme incremento del rischio di ammalarsi in maniera severa.

da avvenire.it

 

 

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