I disabili sono parte integrante della società

La “tassa” prevista al Comune di Rieti ad integrazione della spesa scolastica per il sostegno dei bambini disabili desta preoccupazione in ampi settori, compresa la Chiesa locale.

Ne parliamo con Nazzareno Iacopini, direttore diocesano della Pastorale della Salute della Diocesi di Rieti.

Diacono Nazzareno Iacopini, direttore diocesano Ufficio Pastorale per la Salute

Sono rimasto assolutamente sorpreso che l’Amministrazione possa anche solo pensare di poter gravare la famiglia di un giovane colpito da una grave malattia di una tassa simile. Voglio dire questo: una idea del genere è inaccettabile perché va a colpire la famiglia nel suo intimo e il valore sociale della persona malata. Penso che la Giunta non abbia assolutamente tenuto conto di quanto costi avere un figlio disabile: visite specialistiche, riabilitazioni, tantissime medicine non mutuabili, viaggi della speranza in Italia e all’estero. Non è ammisibile che a tutto questo si possa aggiungere una tassa ad personam.

Sembra che il provvedimento sia stato preso in funzione di problemi di bilancio…

Anche se c’è un problema di bilancio, e io ne sono assolutamente consapevole, non si può pensare che a pagare siano i soli malati. Il disabile è parte integrante della società e di conseguenza ogni onere che lo riguarda dovrebbe essere sostenuto da tutta la collettività. In questo modo, peraltro, il contributo richiesto, che sulla singola famiglia pesa in modo rilevante, spalmato su tutti i cittadini corrisponderebbe ad una cifra risibile. Questo vorrebbe dire essere una società unita. La solidarietà non è altro che la capacità di prendersi cura di chi ha avuto meno, anche restituendogli pari condizioni di partenza.

Quale è la percezione che ha l’ufficio della Pastorale della Salute rispetto al provvedimento del Comune?

Mai come in questo periodo e per questo tema siamo stati sommersi di richieste di aiuto da parte delle singole famiglie e delle associazioni. E il tema non è solo economico, ma anche di dignità nello stare insieme come cittadini di uno stesso Comune. Dal nostro osservatorio è facile prevedere che le proteste non si fermeranno. Il malcontento è tale che non è improbabile nascano alleanze inedite tra le associazioni e le famiglie per dare battaglia a questa norma e cambiarla.

E il punto di vista della Chiesa?

Il nostro sconforto si accompagna allo sgomento che ci dà la mancanza di visione cristiana che hanno certe politiche. L’attenzione per i sofferenti, i malati, i poveri, gli ultimi, la cura di tutti coloro che si trovano nella fragilità, dovrebbero essere valori fondanti, acquisiti in profondità dalla nostra società. Che una Amministrazione della Repubblica prenda decisioni in senso contrario non può che destare in noi viva preoccupazione.


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