Giornata mondiale del malato: guarire dal nostro egoismo per aprirci all’altro

Sarà celebrata il prossimo 11 febbraio a Regina Pacis la Giornata mondiale del malato. Quest’anno il tema è dato dalle parole che Gesù, innalzato sulla croce, rivolge a sua madre Maria e a Giovanni. «Queste parole del Signore – spiega il Santo Padre Francesco nel Messaggio diffuso in vista della Giornata – illuminano profondamente il mistero della Croce. Essa non rappresenta una tragedia senza speranza, ma il luogo in cui Gesù mostra la sua gloria, e lascia le sue estreme volontà d’amore, che diventano regole costitutive della comunità cristiana e della vita di ogni discepolo»

La Giornata mondiale del malato è stata istituita da papa Giovanni Paolo II nel 1993 e si celebra in coincidenza con la memoria liturgica della Vergine di Lourdes. Sono molti, infatti, i pellegrini e visitatori a Lourdes che hanno riferito di essere stati guariti per intercessione della Beata Vergine. Ma, più in generale, la ricorrenza vuole essere un «momento speciale di preghiera e di condivisione, di offerta della sofferenza». Temi cari al diacono Nazzareno Iacopini, direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale della Salute. Con lui abbiamo ragionato attorno al tema scelto quest’anno dal Santo Padre per la giornata dell’11 febbraio: «“Ecco tuo figlio…ecco tua madre” e da quell’ora il discepolo l’accolse con se»: un passo dal Vangelo di Giovanni particolarmente intenso e drammatico.

«La prospettiva nella quale si colloca la xxvi Giornata mondiale del malato – spiega Iacopini – è al vertice del dramma cristiano. La scena è quella difficile, oscura e tragica della crocifissione di Gesù. In questo quadro si compie, nella sofferenza del Cristo, la nascita della Chiesa. In questo sacrificio nasce la comunità cristiana, quella Mater Ecclesia che ci consola, ci aiuta e ci guida nei momenti più difficili. Nasce la Chiesa che è capace di accogliere, guardare e parlare al popolo cristiano; quel popolo che a sua volta deve amare e rispettare la Chiesa: popolo cristiano e Chiesa sono infatti entrambi parti essenziali del progetto divino, in base al quale ogni cristiano ha il compito di aiutare chiunque si trova nella difficoltà o nella malattia. Sofferenza, compassione, empatia, amore e speranza sono concetti che ogni cristiano dovrebbe fare propri in ogni suo piccolo o grande gesto quotidiano».

Quest’anno la Giornata mondiale del malato cade nella domenica in cui la lettura del Vangelo ci propone l’episodio di Gesù che guarisce il lebbroso…

La lebbra è quella malattia che esclude l’uomo, il fratello dalla comunione con Dio e gli altri uomini. Il passo del Vangelo rafforza il significato della Giornata mondiale del malato e gli dà il significato proprio, vero e autentico, perché l’invito della ricorrenza è a guarire dalla lebbra del nostro egoismo per guardare con occhi nuovi tutti coloro che rimangono ai margini della nostra società, della nostra comunità, per far arrivare a loro la bontà di Gesù che ama ogni uomo. A differenza nostra, che selezioniamo chi amare secondo la nostra convenienza. Il mondo è ammalato, non ce ne rendiamo conto, non lo comprendiamo, pensiamo ad altre cose, ma noi abbiamo la sorgente di ogni guarigione: Gesù Cristo. Egli si avvicina a noi, prende contatto con la nostra lebbra e le nostre malattie per farci dono della sua guarigione: la risurrezione. Infatti, il lebbroso del Vangelo è purificato e guarito.

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