Giornata Missionaria, Mons Pompili: «non andiamo a insegnare, ma a condividere»

È stato il segno della spiga a caratterizzare la veglia missionaria celebrata nella serata del 20 ottobre nella basilica di Sant’Agostino. I presenti ne hanno ricevute in cinque colori diversi, uno per ogni continente della terra. Un modo per dire, seguendo il tema della Giornata Missionaria Mondiale, che «La messe è molta», che non deve spegnersi lo slancio dell’annuncio, il mandato missionario dei cristiani. Perché è il Signore che ha preparato il terreno, gettato i semi, irrigato la terra.

Una prospettiva di fede, emersa con forza dalle testimonianze missionarie che hanno contrappuntato la preghiera, approfondita dal vescovo Domenico.

«Dio – ha sottolineato mons Pompili – ci precede sempre. La messe è abbondante proprio perché Lui ci sta lavorando da molto tempo. Per questo non è giustificato l’atteggiamento lamentoso e un po’ pessimista di chi dice che siamo in pochi a coltivare la terra. La terra è già di suo verdeggiante e ci chiama alla necessità di aprirci alla bellezza sorprendente della vita».

Il cristiano deve avere il coraggio e la curiosità di muoversi, anche se al giorno d’oggi la tentazione, «anche nelle cose più naturali» è quella di non avvicinarsi. «Perché sembra che lo starsene da parte comporti meno pericoli e possa essere meglio gestito. Ma così non ci si avvicina alla realtà, si rimane sempre a distanza e si manca l’incontro decisivo».

Proprio come accade alla Chiesa quando «invece di andare incontro alla gente – che c’è, pure se distratta e presa da tante altre cose – se ne sta un po’ a lato, leccandosi le ferite e contabilizzando quelli che vengono. E invece la cosa importante è che quelli che vengono, pochi o tanti che siano, sappiano uscire per andare incontro agli altri e stabilire un contatto».

Ciò che conta, lo dimostra l’esperienza dei missionari, è «percepire l’altro come pari a noi stessi: “non andiamo a insegnare, ma a condividere”» ha sottolineato il vescovo: «è quando si condivide che scocca la scintilla che fa nascere ogni possibile sviluppo».

Il senso della giornata Missionaria è quello di ricordare a «quella Chiesa che siamo noi», di muoversi incontro, di non starsene inerte, ferma, immobile come certi giovani curvi sul proprio display elettronico da mattina a sera, impauriti di quello che potrebbero incontrare fuori.

«La Chiesa – ha concluso don Domenico – qualche volta sembra altrettanto impaurita e intiepidita», proprio mentre, «al di là della nostra inerzia e dalla nostra rassegnazione, fuori dalla porta, la messe già verdeggia e noi magari non ce ne accorgiamo».

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