Chiesa di Rieti

Festeggiare la vita

Il saluto del vescovo Domenico alla città in occasione dell'apertura del Giugno Antoniano: «Il tempo che viviamo richiede sacrifici e creatività. E sarà un modo per riscopire l'essenzialità della vita: la salute, l’amore, il lavoro, la fede»

Quest’anno “sant’Antonio” sarà diverso. E non potrebbe essere diversamente. Non ci saranno gli incontri al chiostro o in piazza, gli spettacoli serali, i fuochi, la processione dei ceri, ma festeggeremo lo stesso.

Non possiamo ovviamente dimenticare quello che è successo in questi mesi: i malati e i morti, il tempo sospeso del lockdown, i problemi economici che incombono. Sant’Antonio lo festeggeremo con sobrietà, senza dimenticare la solidarietà verso le fasce di popolazione più provate dalla pandemia.

Per questo, quanto si raccoglierà nel corso dei diversi momenti collettivi sarà utilizzato per sostenere chi è stato colpito dalla crisi economica dopo quella sanitaria.

Per il resto, se viene meno il contorno, non si arretra certo rispetto alla sostanza del Giugno Antoniano. E forse saranno proprio le privazioni che vivremo quest’anno a rafforzare l’entusiasmo per l’anno prossimo. Intanto, torniamo a concentrarci sull’incontro spirituale con sant’Antonio da Padova.

La sua fede fresca e tenace ci è necessaria per affrontare con fiducia i tempi incerti che ci aspettano. Festeggeremo ogni giorno con le celebrazioni liturgiche, che – come previsto già prima
dell’epidemia – si svolgeranno nella Basilica di Sant’Agostino, visto che San Francesco è finalmente in restauro. Non sarà possibile la partecipazione di tutti, per le note limitazioni imposte dal Covid 19, ma le celebrazioni eucaristiche saranno trasmesse in streaming sui canali diocesani perché tutti possano parteciparvi da casa.

Il tempo che viviamo richiede sacrifici e creatività: i momenti di preghiera, ad esempio, non andranno vissuti necessariamente nel luogo dove è custodita la statua, ma anche nelle parrocchie della città, attraverso occasioni di incontro da svolgere preferibilmente all’aperto.

Sant’Antonio “si spoglia”, per essere vissuto nella sua sostanza, priva di accidenti. Così sarà per la statua del santo: esposta nella semplicità del saio francescano essa ci avvicina all’aspetto essenziale della vita. Tolto l’oro, accostarsi alla statua sarà un modo per riflettere sulla vita, che abbiamo riscoperto essere legata a poche cose: la salute, l’amore, il lavoro, la fede.

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