“Enciclicando”: sulle strade della «Laudato si’» si viaggia… a pedali

Il progetto delle Comunità Laudato si’ si presenta come uno spazio aperto a molteplici contributi e a diverse strade da percorrere, anche a partire da interventi minimi. Del resto, se ha ragione papa Francesco, che nell’enciclica afferma che tutto è connesso, nessun ambito sfugge alla possibile conversione a una ecologia “integrale”, compreso quello quotidiano delle piccole città e dei paesi, dove sicuramente non mancano margini di miglioramento

«La qualità della vita nelle città è legata in larga parte ai trasporti, che sono spesso causa di grandi sofferenze per gli abitanti. Nelle città circolano molte automobili utilizzate da una o due persone, per cui il traffico diventa intenso, si alza il livello d’inquinamento, si consumano enormi quantità di energia non rinnovabile e diventa necessaria la costruzione di più strade e parcheggi, che danneggiano il tessuto urbano».

Queste parole vi parranno esagerate riferite al nostro piccolo contesto locale, eppure questo frammento della Laudato si’ di papa Francesco racconta molte delle piccole difficoltà di Rieti in fatto di trasporti e mobilità. Problemi in scala ridotta rispetto a tante altre situazioni, è vero, ma non per merito nostro. Più semplicemente è tutto rapportato alla dimensione della città e alla scarsa densità residenziale del circondario. Ciò nonostante, il dibattito sulla Ztl, sulla mancanza di parcheggi e sulla sosta selvaggia tornano ad onde e occupano le colonne dei quotidiani, dove si segnano situazioni di disagio, disordine, sciatteria.

Per fare qualche esempio terra terra, si potrebbe parlare delle auto che ogni giorno sostano sui due lati di viale Matteucci, all’altezza dell’Inail, o di quelle perennemente in divieto di sosta nella parte alta di via Cintia. E a voler fare un ragionamento un po’ più “di sistema”, si potrebbe misurare il traffico generato dai quartieri fuori le mura, la cui espansione non è stata accompagnata da un comparabile aumento di popolazione: si è semplicemente scelto di vivere lontano dal centro storico, pur dovendo tornarci di continuo.

In questi giorni il dibattito è giustamente centrato su altro: le lunghe liste d’attesa nei servizi sanitari, alcune situazioni opache che accompagnano l’accoglienza dei migranti, le difficoltà di bilancio, il destino della gestione del servizio idrico. Ma non per questo dobbiamo dare per scontato il modo in cui ci spostiamo dentro e fuori la città. In fondo il tema ne precede molti altri, ed essere capaci di portare qualche miglioramento testimonia la nostra capacità di saper intervenire positivamente su un bene comune, senza che i problemi crescano a causa di una nostra spensierata irresponsabilità, e senza credere che gli stili di vita coltivati da una piccola città non abbiano un loro peso nel contesto più generale.

L’invito a fare ragionamenti di sistema, a misurare l’ingiustizia a partire dall’ambiente che ci circonda, è la lezione dell’enciclica del papa e la ragione di fondo che ha mosso la Chiesa di Rieti e Slow Food a proporre la nascita di Comunità Laudato si’: piccoli gruppi di persone in grado di testimoniare come alcuni stili di vita siano capaci di generare maggiore equità, e anche di far avvicinare un maggior numero di persone al pensiero del pontefice. Molte comunità sono state costituite in Italia e all’estero, e anche a Rieti ne sono nate alcune, in parte costituite, altre costituende, all’interno di associazioni e parrocchie.

Alcune cose, però, si possono fare anche all’interno di iniziative che già esistono da tempo. Sul tema del rapporto tra trasporti e città, ad esempio, viene subito in mente Bicincittà. Con l’arrivo della bella stagione si fa infatti avanti il piacere della pedalata e la manifestazione ha certamente nelle sue corde la promozione di un mezzo di trasporto sano e leggero. Trova però un limite nella sua natura di episodio unico, troppo limitato per incidere sulle abitudini delle persone. E anche avere la Polizia Municipale in testa al serpentone delle bici è un messaggio negativo, perché fa pensare alle due ruote come a un’esperienza pericolosa, da proteggere e mettere sotto tutela. Per contraddire questo punto di vista, occorrerebbe forse aumentare le pedalate collettive e costruire attorno alle biciclette un consenso capace di reclamare i provvedimenti necessari a privilegiare questa modalità di spostamento, capace di alleggerire l’impatto sulla città della mobilità. Qualche piccolo segnale lo potrebbero dare anche le parrocchie, disponendo dove possibile luoghi attrezzati per parcheggiare le bici.

Potrà sembrare una battaglia di retroguardia, ma se ci scolliamo dall’abitudine e guardiamo con occhio disincantato a quanto spazio della città viene consumato dalle automobili non possiamo non riconoscere i vantaggi etici ed estetici delle biciclette che ne chiedono molto meno per muoversi o essere lasciate in sosta. E a dispetto dei mezzi di trasporto a motore, consumano una frazione dell’energia necessaria nella fase di produzione e non ne hanno affatto bisogno per funzionare.

La Laudato si’ parla a più riprese dei problemi della mobilità. È ad esempio attraversata dalla consapevole necessità di dare priorità ai trasporti pubblici. Ma non sembra sbagliato affermare che la strada dell’ecologia “integrale” proposta da Bergoglio si percorra benissimo in bicicletta. Ovviamente il passaggio non è scontato. Anche il papa è consapevole che il cambiamento degli stili di vita richiesto dalla cura della casa comune non sono facili da adottare per società che si muovono, spesso per inerzia, in tutt’altra direzione.

A Pasqua, però, non possiamo dimenticare l’indicibile speranza aperta dalla risurrezione di Gesù, di fronte alla quale è facile sentirsi inadeguati, ma anche incoraggiati a compiere questi piccoli passi verso un mondo più giusto. E poi un aiuto ce lo può dare il “nostro” san Francesco, che invocato a proposito saprebbe ben insegnarci come la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l’impegno nella società e la pace interiore siano cose inseparabili.

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