Durante il Te Deum, l’augurio del vescovo per il nuovo anno

È stata un invito a evitare lo scoramento, a rimuovere «l’indifferenza che anestetizza» la riflessione proposta dal vescovo Domenico durante il Te Deum di fine anno. Un augurio a prendere sul serio la prospettiva secondo cui «solo attraverso Gesù Cristo ci è dato di comprendere profondamente la vita, Dio, noi stessi». Una esortazione a «rivedere il nostro modo di guardare all’esistenza e ripartire da quella particolare intelligenza che nasce dal Cristo, senza di cui tutto diventa indecifrabile. Fuori dall’intelligenza di Cristo si rischia di essere sotto una dea bendata».

Non a caso all’inizio di ogni nuovo anno «ci si affida al nuovo e alla dea bendata dalla fortuna perché ci sia clemente e si moltiplicano i gesti scaramantici e i rituali più curiosi. Ma che senso ha questa forma di affidarsi ad una realtà superiore percepita come nemica ed avversaria del nostro destino? Può bastare una simile ipotesi, irrazionale e priva di qualsiasi plausibilità?»

«Se poi manca la giustizia che è Dio – ha aggiunto il vescovo – si rischia di abbandonarsi ai vincenti di turno che non sono né meglio né peggio degli altri». Una prospettiva sintetizzata da detto di Agostino riportato in auge da Benedetto XVI nella sua prima Enciclica: «negata la giustizia, che cosa sarebbero gli stati se non grandi bande di ladri?». Come a dire che «tra un grande impero che sottomette interi popoli e depreda le loro ricchezze e una piccola banda di ladri non vi è differenza, se non di quantità. Perché nell’una è nell’altra manca la qualità che è la giustizia verso gli altri. Ciò fa comprendere che senza il riferimento alla giustizia anche la politica perde legittimità». Una intuizione che porta con se «un capovolgimento copernicano: non è la politica che decide la giustizia, ma al contrario è la giustizia che decide della politica. Se scendiamo dall’alto di tali principi alla realtà molte domande restano inevase anche sul nostro territorio».

A tal proposito don Domenico ha citato un episodio:

L’altro giorno passeggiando per un momento al tepore del sole nell’anello del Terminillo sono stato catturato da uno splendido centro sportivo in zona Cinque Confini, quasi ultimato e già abbandonato. Quanto è costato? E perché è rimasto così? E non si potrebbe valorizzarlo in qualche modo? La giustizia non reclama forse una risposta o, più probabilmente, una scelta, piuttosto che concludere malinconicamente che si tratti dell’ennesima cattedrale nel deserto?

Per evitare questo scoramento, don Domenico ha proposto di mettersi in ascolto di quanto suggerisce papa Francesco nel suo Messaggio per la Giornata mondiale della pace: «Lontani dall’intelligenza di Cristo ci riduciamo a spettatori passivi del mondo, tutt’al più brontoloni, incapaci però di assumerci le responsabilità che sono sul nostro capo».

«Alla fine di un anno e all’inizio di un nuovo anno – ha aggiunto mons. Pompili – ci è necessario recuperare questo sguardo magnanimo e aperto se non si vuol soccombere alla semplice analisi sconfortante di “un paese in letargo”, che non sa far fruttare i propri talenti che tiene ammassati sotto il materasso. Così almeno lascia intendere l’ultimo rapporto del CENSIS che descrive un situazione sociale allo stallo, nonostante ci siano molte risorse che non si vogliono investire e malgrado specie tra i giovani si stia provando a reagire con una ricca serie di iniziative nel campo dell’agricoltura, della ristorazione, della cultura e della spiritualità».

«Che non sia anche per il nostro territorio la strada da percorrere insieme per il prossimo anno?» ha domandato il vescovo, invitando a non «cedere alla rassegnazione, pur consapevoli di quanto ancora c’è da cambiare», perché possiamo sempre condidare nell’«intelligenza che nasce da Cristo», che «ci è necessaria prima e al di sopra di ogni altra forma di analisi e di impegno. Siamo qui per ritrovarla, per riscoprirla, per impetrarla. E ci sembra molto più concreta e efficace che lasciarsi sopraffare dalla superstizione, dalla indifferenza o dal cinismo».

Scarica il testo completo dell’omelia.

Foto di Massimo Renzi.


Rispondi