Parrocchie

Don Mariano arriva a Regina Pacis: «Qui si rinnova il mio legame con la Vergine»

Nella prima domenica di Avvento don Mariano Assogna ha salutato con gioia e nel segno della più attiva collaborazione i nuovi parrocchiani del quartiere Regina Pacis

Non era una completa novità per lui Regina Pacis: da seminarista, quando don Luigi Bardotti del Seminario minore era rettore e continuava a seguire la parrocchia accanto all’indimenticato don Vincenzo Santori, ebbe modo di bazzicarci e di collaborarci come catechista. «Fu un’esperienza bellissima», ha ricordato, don Mariano Assogna, nel rivolgere il saluto ai parrocchiani al termine della Messa della mattina della prima domenica di Avvento, con la quale il vescovo Domenico lo ha insediato alla guida di quella che a lungo è stata la maggiore parrocchia della città (ormai “surclassata” dai nuovi quartieri).

Ha salutato i nuovi parrocchiani vedendo in questa che è inviato a servire «la mia settima comunità: la prima è stata la mia famiglia, i miei genitori che mi hanno educato e formato alla fede; poi i paesini in cui ho vissuto la mia infanzia: Vallimpuni e San Clemente, con il santuario della Madonna delle Grazie in cui da bambino servivo Messa; quindi la comunità del seminario, quello minore a Rieti e poi il Seminario Romano» dove è rimasto fino al diaconato. Le altre, per don Mariano, sono state le comunità di cui è stato parroco: prima quella dei Santi Pietro e Paolo a Terzone, poi a Rieti quella del Sacro Cuore, al quartiere Quattrostrade (che per un periodo ha avuto aggregata in unità pastorale anche Chiesa Nuova), nella quale, alla vigilia, era avvenuto il passaggio di consegne a don Francesco Salvi.

Quattrostrade saluta il nuovo parroco don Francesco: «Accolto come in famiglia»

Ora l’arrivo nella parrocchia dedicata alla Regina della Pace: lieto, ha detto monsignor Assogna, di trovarsi ancora sotto “tutela” della Vergine, legato com’era ai santuari mariani del suo Leonessano (quello della Madonna delle Grazie al paese natale e quello della Madonna della Paolina a San Giovenale, nel territorio di Terzone servito da parroco). La sua intercessione materna aveva invocato, nel rito di insediamento svoltosi all’inizio della celebrazione, monsignor Pompili nell’invocare la benedizione sul ministero suo e di don Giovanni Gualandris, che lo aveva affiancato a Quattrostrade negli ultimi anni e che ora assieme a lui, come vice parroco, viene inviato a Regina Pacis.

“A coppia” si è svolto dunque l’insediamento, con entrambi i sacerdoti invitati, dopo l’omelia, a rinnovare gli impegni dell’ordinazione presbiterale. «Sì, lo vogliamo», hanno risposto insieme alle domande del vescovo, il quale ha voluto destinarli alla guida della comunità del quartiere fuori Porta Cintia.

Un compito non certo burocratico, quello del parroco, aveva voluto sottolineare monsignor Pompili. Il parroco è una guida essenziale per i credenti chiamati a quanto la liturgia di inizio Avvento richiama con forza: quel saper “vegliare” nel momento in cui si sente il vuoto di una mancanza, l’assenza del “padrone” che deve tornare.

È, ha detto don Domenico, «colui che custodisce una comunità in questo senso della “mancanza”, di questo “vuoto, di questo languore. Il prete è uno che risveglia questa “nostalgia” di Dio. E facendo questo fa anche una grande opera sociale, perché delle due l’una: o veramente imploriamo Dio perché venga a riempire questo vuoto oppure questo vuoto, se non è riempito da Dio, sarà riempito da tante forme di dipendenza».

“Nostalgia di Dio” che don Mariano e don Giovanni sono chiamati, dunque, a suscitare tra i fedeli di Regina Pacis, una parrocchia che, per tanti versi, con la pandemia che ci ha messo il carico, è necessario ora far ripartire.

La situazione – e l’età media del quartiere sempre più alta – è quella che è. Ma la promessa della «più attiva collaborazione» è stata formulata dai parrocchiani, per bocca di Ilvana Lunari che, prima della conclusione, ha rivolto il benvenuto a nome della comunità a don Mariano e don Giovanni. Un grazie particolare Ilvana lo ha espresso anche a don Jean Baptiste Sano, presente, per questo passaggio di consegne, anche lui che come “reggente” ha guidato la parrocchia «in questo difficile anno di transizione» dopo le dimissioni, per raggiunti limiti di età, di don Ferdinando Tiburzi, e al suo connazionale don Phocas Hitimana, il sacerdote studente (non presente al rito in quanto recatosi a Roma per festeggiare l’arcivescovo della sua diocesi di Kigali, Antoine Kambanda, il giorno prima creato cardinale dal Papa, primo porporato nella storia del Rwanda) che lo ha affiancato e che, nel tempo in cui resterà ancora in Italia appoggiato alla diocesi reatina, continuerà a collaborare con lui e col suo vice parroco don Cristoforo nel seguire, assieme alla parrocchia di Villa Reatina, quelle di Casette e di Grotti.

«Ed ora, cari don Mariano e don Giovanni, proseguiamo insieme il nostro cammino», ha concluso Ilvana. E «per aiutare ad aiutarci» un dono ai due nuovi pastori: una casula per le celebrazioni eucaristiche e un computer «per essere sempre “in linea” con noi e con il mondo».

Ideale conclusione di questa mattinata speciale, sul sagrato, dopo l’omaggio alla statua della Madonna durante il canto mariano finale, il saluto caloroso dei fedeli a vescovo e sacerdoti.

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