“Danze Macabre” in piazza Mariano Vittori

È stata una proposta originale e di buon livello quella disposta su piazza Mariano Vittori dal Consorzio Reate Antiqua Civitas e dalla Confraternita degli artisti di Rieti durante la serata del 1 novembre.

Sullo sfondo del Palazzo Papale, infatti, si è svolta una inedita rappresentazione delle “Danze Macabre”. Il tentativo è sembrato quello di evocare una sorta di memento mori (“ricordati che devi morire”), uno dei soggetti apocalittici più diffusi nell’alto medioevo.

Ma non per questo lo spettacolo è risultato appesantito da un insanabile anacronismo. Al contrario: a cavallo tra la festa di Ognissanti e il giorno della Commemorazione dei defunti, l’idea di riflettere sulla morte è sembrata tutt’altro che inopportuna. Quasi come per dispetto ai cappelli a punta e alle zucche in voga la sera precedente, la messa in scena ha dato l’impressione di voler in qualche modo di riconsegnare il tema alla sfera della tradizione cristiana.

E pur senza riferimenti diretti, nello spettacolo si è potuta cogliere una risposta alla continua dimenticanza o banalizzazione della morte propria delle nostre società. Una rimozione tutta da indagare anche perché stride vistosamente con la dura epoca di violenza e di guerra in cui siamo immersi.

Nello spettacolo, tuttavia, si è cercato di evitare un eccessivo compiacimento nella rappresentazione di scheletri e di morti. Si è piuttosto fatto appello ad un giusto “senso di pietà” per la sorte umana, cui non è stata estranea una specie di tragica ironia.

Ad arricchire la rappresentazione hanno contribuito le musiche di scena, eseguite dal vivo da quello che si potrebbe definire un “supergruppo”. La formazione ha infatti visto il gruppo teatro, musica e danza Signifer Noctis, unirsi alla Anonima Frottolisti, compagine umbra di altissimo livello specializzata in musica antica, e al chitarrista jazz di fama internazionale Simone Gubbiotti.

Il risultato – come si dice in questi casi – è riuscito maggiore della semplice somma delle parti. E ha confermato la capacità di alcune realtà reatine di muoversi in modo indipendente, portando proposte fuori dagli schemi anche sapendo tessere proficue relazioni con artisti di qualità attivi al di fuori delle mura cittadine.

E la città – dopo un primo attimo di smarrimento per questo evento inatteso e particolare – ha dato l’impressione di aver gradito.

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