Consiglio europeo: le tre priorità

La riunione dei capi di Stato e di governo dell’Unione (Bruxelles, 22-23 giugno) ha in agenda i temi più “caldi” dell’attualità politica continentale: migrazioni, sicurezza e lotta al terrorismo, Brexit

Nella complessa architettura istituzionale dell’Ue, il Consiglio europeo costituisce il massimo organismo politico e decisionale (l’Europa comunitaria, infatti, mostra purtroppo un carattere ancora fortemente intergovernativo, che in passato ha bloccato tante volte il cammino verso l’integrazione). Si tratta della riunione periodica – sia essa ordinaria o, sempre più spesso, straordinaria – dei capi di Stato o di governo dei Paesi aderenti. Dato il suo profilo e le sue competenze, il Consiglio europeo (indicato anche come Summit o Vertice Ue) discute i grandi temi dell’attualità continentale e internazionale e assume le principali decisioni di indirizzo politico ed economico.
Così, se negli scorsi anni l’agenda dei lavori del Summit si era concentrata più e più volte sulla crisi economica e finanziaria, oggi i temi prioritari sono cambiati. Basta dunque scorrere l’ordine del giorno del Consiglio del 22 e 23 giugno per comprendere che sono tre, attualmente, le priorità e le sfide cui sono sottoposti gli Stati Ue e l’Unione europea nel suo complesso. I 28 leader nazionali, riuniti attorno allo stesso tavolo con il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, discuteranno infatti di migrazioni, sicurezza e Brexit. Le spine nel fianco dell’Europa del 2017 sono queste.
Il Consiglio europeo “valuterà – secondo l’ordine del giorno ufficiale – l’attuazione delle misure adottate per arginare i flussi migratori lungo la rotta del Mediterraneo centrale” e “gli sviluppi sulla rotta del Mediterraneo orientale”, gli esiti finora emersi dalla controversa cooperazione con la Turchia in questo settore e, non da ultimo, gli “strumenti creati per affrontare le cause profonde della migrazione” (cooperazione allo sviluppo ecc.). Il Vertice affronterà inoltre la “riforma del sistema europeo comune di asilo, compresi i principi di responsabilità e solidarietà”. Occorre tener conto che sul versante migratorio diversi Stati membri hanno dato il peggio di sé, sbarrando frontiere e innalzando muri nonostante i reiterati appelli di Italia e Greci, i due Paesi più esposti ai flussi migratori.
I leader si soffermeranno poi sui “progressi” registrati “nel rafforzamento della cooperazione dell’Ue nel campo della sicurezza esterna, della difesa” e “della sicurezza interna”. La minaccia terroristica inquieta le opinioni pubbliche nazionali e quindi il nodo-sicurezza si impone anche a livello europeo.
In agenda appaiono poi la riunione del G20, che si terrà il 7 e 8 luglio ad Amburgo e l’attuazione dell’accordo di Parigi sul clima dopo il ventilato passo indietro degli Stati Uniti.
Non da ultimo, il Summit, nel formato Ue27 (ovvero senza la premier britannica May, che lascerà Palazzo Europa prima della fine della riunione) esaminerà “gli ultimi sviluppi intervenuti nei negoziati a seguito della notifica del Regno Unito a norma dell’articolo 50 del Trattato”. Dopo migrazioni e sicurezza, il divorzio da Londra è il terzo punto critico che però, a differenza degli altri due – migrazioni e sicurezza – tende a compattare i 27. Un effetto imprevisto dell’addio inglese.

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