In famiglia

Condividere la vita

L’amore che alimenta la famiglia cristiana non può rimanere chiuso fra le mura domestiche ma è di per sé espansivo, da rivolgersi all’esterno

Ogni coppia cristiana e ogni famiglia cristiana proclamano con la loro stessa esistenza che Dio è amore e che vuole il bene dell’umanità. La croce non è certo assente da questa comunione, così come non è assente da nessuna manifestazione d’amore. Sarebbe quindi vano e pericoloso desiderare un matrimonio che non portasse il segno della croce, né per sofferenza fisica, né per dolore morale o spirituale. Siete lì però a testimoniare che la grazia, la forza e la fedeltà di Dio danno la forza per portare la croce. Il sacramento è una fonte permanente di grazia che accompagna gli sposi per tutta la vita.

Paolo VI, Intervento al pellegrinaggio dell’Équipes Notre-Dame, mercoledì 22 settembre 1976

Rivolgendosi a oltre tremila partecipanti all’incontro internazionale dell’Équipes Notre-Dame, Paolo VI ha modo di dimostrare tutta la sua sollecitudine per la famiglia cristiana e conseguentemente il suo affetto per questo movimento di spiritualità cristiana che vede nel matrimonio il suo elemento cardine. Il Papa richiama ancora la centralità del titolo di “chiesa domestica” e quanto scritto nella sua esortazione apostolica Evangelii nuntiandi. Si tratta di valorizzare “il potenziale di evangelizzazione che […] è presente all’interno di ogni famiglia cristiana nella corrente di affetto, di confidenza, di intimità che unisce i suoi membri”. Non vi sono dubbi, l’amore che alimenta la famiglia cristiana non può rimanere chiuso fra le mura domestiche ma è di per sé espansivo, da rivolgersi all’esterno, perché quella del matrimonio è una missione che non si esaurisce nell’amore della coppia.

Nel contesto di questo invito, il Papa, però, fa una digressione: la testimonianza dell’amore che le famiglie vivono con la loro stessa esistenza non può fermarsi di fronte allo scandalo della croce. Non ha senso, sarebbe “vano e pericoloso” pensare che la dimensione della sofferenza sia assente dalla prospettiva del matrimonio. È una tentazione a cui si può andare incontro, soprattutto se si è vissuto un fidanzamento sereno e felice, quasi che vi siano dei meriti da accampare nei confronti del Signore. “Siamo una bella coppia, la salute ci arride, abbiamo grandi sogni e prospettive…”, eppure nessuna pretesa si può accampare di essere esentati dal male. Saggezza e prudenza vogliono che gli sposi vivano in pienezza la loro gioia, ma lascino spazio all’imprevisto, non si facciano trovare impreparati all’incombere della prova. Di fronte alla sofferenza, al dolore fisico e spirituale le famiglie sono tutte uguali, possono venire colpite in ogni momento. Diversa, però, è la reazione che si può mettere in campo. La tempesta della parabola evangelica non fa sconti a nessuno, piove sui giusti e sugli ingiusti, sugli sprovveduti e sui provvidi, ma questi ultimi hanno costruito la loro casa sulla roccia ed è per questo che essa non crolla.

La roccia è l’affidamento a Dio, sono le fondamenta che si nutrono di fede e speranza, ma anche di fiducia reciproca e di mutuo sostegno. Quando una croce emerge dirompente nella vita di una famiglia cristiana è allora che la testimonianza può rendersi ancora più trasparente è feconda di bene. Prima di tutto nel non farsi prendere dalla vergogna, o dallo strenuo tentativo di cavarsela da soli. La sofferenza fa parte della vita e non ci sono colpe da nascondere o responsabilità da stigmatizzare. Per questo è bene riuscire ad aprirsi ai fratelli. Sia chi chiede aiuto, prima di tutto attraverso la preghiera, sia chi viene in soccorso, tutti beneficiano di un amore che si fa condivisione piena di vita. Vivere la gratuità dell’amicizia e della fratellanza è uno degli aspetti più essenziali della comunione ecclesiale che le famiglie cristiane possono incarnare nel loro cammino. Non ci si salva mai da soli, la Chiesa è una famiglia di famiglie che non teme il dolore perché sa che il Signore ha vinto la morte per sempre.

dal Sir

Rispondi