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Concorso di Filosofia per studenti, il vescovo Domenico: «Occorre rinnovare la propria identità superando i pregiudizi»

Giunta alla quarta edizione, l’iniziativa ha visto monsignor Pompili tornare presso l’aula magna della Sabina Universitas per proporre agli studenti una relazione sul tema “La natura umana e l’accoglienza dell’Altro”.

C’è un tema di stretta attualità, quello dell’accoglienza dell’Altro, al centro del concorso di Filosofia per studenti aperto questa mattina dal vescovo Domenico.

Giunta alla quarta edizione, l’iniziativa ha visto monsignor Pompili tornare presso l’aula magna della Sabina Universitas per proporre agli studenti una relazione sul tema “La natura umana e l’accoglienza dell’Altro”.

Ad ascoltare il vescovo i giovani iscritti al concorso, alunni del quarto anno dei licei firmatari dell’accordo di rete. Con loro gli studenti che hanno partecipato alla precedente edizione del concorso, premiati al termine della relazione di monsignor Pompili.

Dopo i saluti di rito, don Domenico ha guidato i presenti all’interno di un discorso complesso, provando a fondare le ragioni dell’accoglienza e a rispondere alle principali paure suscitate da un fenomeno di dimensioni epocali e non estraneo a un più ampio campo di difficoltà.

Il vescovo ha infatti inserito i fenomeni migratori nel complesso delle disuguaglianze globali, delle tensioni e delle crisi che attraversano il Paese e tutto il pianeta per poi mostrare la debolezza sia di chi fa dell’accoglienza uno slogan ideologico privo di prassi concrete, che gli errori di chi invoca il respingimento come soluzione al problema.

Due posizioni ampiamente presenti nella nostra società, e per le quali il vescovo ha invitato a pensare «contro se stessi», cioè a ricorrere alla filosofia proprio nella misura in cui ci solleva dai condizionamenti della nostra condizione individuale per interrogarci autenticamente su un «fenomeno che è una costante dell’umanità, anche se conosce stagioni e forme ogni volta diverse».

Un modo per superare i meccanismi di difesa che la figura dello straniero suscita quasi automaticamente, per tenere sotto controllo i «sentimenti di paura e incertezza che in qualche misura allontanano il singolo dal desiderio di dimostrarsi ospitale».

Per questa via, secondo monsignor Pompili, si lascia spazio alla naturale tendenza umana all’accoglienza e, numeri alla mano, si può lavorare sulla sostenibilità di un atteggiamento ospitante e capace di integrare.

Solo l’atteggiamento di chi rifiuta tanto l’utopia, quanto il disincanto, può essere capace di affrontare la fatica dell’integrazione: un percorso lungo e complesso, dal quale però le identità riescono rafforzate e non compromesse, perché è dalla conoscenza dell’altro che ciascuno riesce a prendere coscienza di se stesso.

La sfida filosofica lanciata ai ragazzi è quella di fondare «un ethos nuovo, centrato su una rinnovata cultura dell’identità e della differenza, capace di superare i pregiudizi triti e ritriti, e disponibile a promuovere capacità di convivenza costruttiva in un tessuto culturale e sociale multiforme».

 

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