Avvento

Si accorgerà del Bambino che viene a rischiarare il caos, solo chi ha gli occhi grandi dei bambini

In occasione della prima domenica di Avvento, mons Pompili ha invitato a guardare al caos e alla confusione del mondo con gli occhi dei bambini. Gli unici che sanno guardare in alto, senza condizionamenti, e cogliere la fine di un mondo e all’inizio del nuovo

Uno sguardo sul mondo che sa cogliere nel caos del tempo presente l’inizio di qualcosa di nuovo. Così il vescovo Domenico ha voluto leggere l’inizio del tempo di Avvento celebrando la messa vespertina in Cattedrale. Aggiungendo però un avvertimento: «per fare questo occorrono gli occhi grandi e penetranti dei bambini e non quelli piccoli e chiusi degli adulti».

Lo sguardo dei piccoli, infatti, sembra quello più adatto per leggere il mondo alla luce dei tre consigli che Gesù dà per vivere al meglio il tempo dell’attesa. Il primo – ha ricordato mons Pompili – è «alzatevi»: un invito «a guardate in alto, a non rovistare sempre verso il basso». Un atteggiamento, quest’ultimo, tipico degli adulti, che perdendo la capacità di alzare gli occhi smettono pure di guardare avanti e in qualche modo fanno «la fine di quell’aquilotto che precipitando in un pollaio s’era convinto di essere un pollo come quelli che gli stavano attorno. Salvo un giorno accorgersi di un aquila che sfrecciava nel cielo e istintivamente ricordarsi di saper volare».

«Noi siamo fatti per guardare in alto – ha esortato il vescovo – che vuol anche dire non guardare indietro, facendosi prendere dal torcicollo che spesso ci condiziona». Levare il capo, però, non basta: occorre anche saper «badare a se stessi». A dispetto di «una maniacale forma di curiosità verso gli altri», il vescovo, seguendo il ragionamento di Gesù, ha indicato ai presenti l’urgenza di pensare a sé: non come forma di egoismo, ma per non soccombere a «dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita». Diversamente si tira a campare, «senza accorgerci che la vita passa», e perdendo la capacità di saper «apprezzare le cose più importanti».

Per questo l’ultima cosa che dice Gesù è «vegliate», vigilando e stando in preghiera. «La veglia, la messa, l’eucaristia – ha detto don Domenico – sono un momento in cui ascoltiamo parole diverse, con le quali ci mettiamo a contatto con colui che ci squaderna la realtà. Per questo è così importante vegliare pregando, cioè regalandoci spazi per sentire una musica diversa dalla solita, che ci incupisce e ci toglie il respiro».

«La parola dell’Avvento – ha concluso il vescovo – è Maranathà, che vuol dire vieni Signore Gesù. Si accorgerà del Bambino che viene a rischiarare il caos e la confusione, solo chi ha gli occhi grandi come quelli dei bambini».

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