A mia moglie Maria

Un valore “fuori concorso” nell’Oscar a Ennio Morricone

Nella “Notte degli Oscar”, 28 febbraio, a Ennio Morricone è andato il prestigioso riconoscimento del valore artistico della sua opera. Dopo cinque nomination e un Oscar alla carriera nel 2007, ha ottenuto la statuetta per la colonna sonora di un film, il western politico di Quentin Tarantino “The Hateful Eight”. Applausi interminabili all’ottantaseienne musicista salito sul palco accompagnato dal figlio Giovanni.
“Buonasera signori – ha detto, commosso più che mai, il maestro – ringrazio l’Academy per il prestigioso riconoscimento. Il mio pensiero va agli altri candidati e in particolare allo stimato John Williams. Non c’è musica importante se non c’è un grande film che la ispiri, ringrazio quindi Quentin Tarantino per avermi scelto e il produttore Harvey Weinstein e tutta la troupe del film. Dedico questa musica e questa vittoria a mia moglie Maria”.
L’ultima frase, la dedica del premio alla donna che lo accompagna da sessant’anni nella vita, prende un volo, forse imprevedibile, ma certamente altissimo.
“Dedico questa musica e questa vittoria a mia moglie Maria ”.
In mezzo alle mille parole, alle mille luci, ai mille suoni questa è la chiave che consente di cogliere la bellezza interiore di un uomo dalla quale scaturisce ogni altra bellezza, compresa quella artistica.
Mentre nei tessuti della famiglia e dell’amore per sempre tra un uomo e una donna si colgono strappi e lacerazioni ecco, con estrema semplicità e senza la minima pretesa di giudizio, un messaggio che attraversa i sentimenti per volare verso l’infinito della vita, verso il mistero della vita.
La musica, in questo volo, è spesso maestra e compagna.
Scrivono infatti su un sito gli ammiratori di Morricone: “È la musica che ha fatto trovare Ennio e Maria che hanno sempre preferito Roma ad altre città. Qui sono sempre tornati con i loro quattro figli: Marco, Alessandra, Andrea e Giovanni. Maria Travia è stata musa ispiratrice dei temi del Maestro ma soprattutto autrice”.
Sessant’anni insieme, Ennio e Maria.
Si capisce allora la profondità di quella dedica del premio: va ben oltre il dire che “dietro ogni grande uomo c’è una grande donna”, oppure l’esatto contrario.
Nelle parole di Morricone si può leggere che “accanto a ogni grande uomo c’è una grande donna” e “accanto a ogni grande donna c’è un grande uomo”.
C’è qualcosa in più perché osservando come il maestro ha trasmesso e trasmette il suo messaggio con la musica, si può aggiungere che “grande” non è solo chi raggiunge eccezionali e meritate visibilità mediatiche.
C’è una “grandezza” che appartiene alla vita quotidiana ed è fatta di valori, di ideali vissuti nella fatica e nella speranza.
Sono “grandi” un marito e una moglie che al loro amore danno la freschezza e il profumo del pane sfornato ogni giorno. Un pane spezzato per i figli e con quanti incontrano.
“Dedico questa musica e questa vittoria a Maria”.
Non c’è retorica, non c’è moralismo: è molto bello che sia così perché con ancor più intensità viene comunicato un messaggio di libertà e di responsabilità.
Un messaggio che parla della bellezza di un film, cioè della vita, che cresce e fa crescere quando accompagnato dalla bellezza di una musica, cioè del pensiero. Entrambi, vita e pensiero, attraversano il tempo e, senza nulla togliere, superano la cronaca.
Come è stato, nella “Notte degli Oscar”, per Ennio Morricone, anzi per Ennio Morricone e Maria Travia Morricone. Come è stato ed è per altri che, come loro, hanno scritto e scrivono una musica che attraversa e va oltre il tempo.

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