32. Organo della chiesa dell’ex monastero di Santa Scolastica

Prima del 1602 esisteva un organo in S. Scolastica, forse opera di quel Lucullo di maestro Alessandro Romano da Cortona, che proprio quell’anno ebbe l’incarico di costruirne uno in tutto simile per la chiesa del monastero di S. Caterina, anch’esso benedettino.

Ma, meno di trent’anni dopo, le claustrali ne ordinano uno nuovo al maestro Luca Neri di Leonessa, come si apprende da una secca nota di spesa del 1629, nella quale si registra:

«dati scudi quaranta al signor Luca [Neri] di Lionessa per caparra delli organi che il nostro monasterio fa».

Quattro anni più tardi (1633), quando l’opera era già compiuta, si tirano le somme e si registra: «Spesi scudi cento nelli organi». Tanto era costato in totale l’organo del Neri. Lo stesso anno le monache di S. Scolastica, con atto notarile del 31 agosto, rogato dal notaio Marco Aurelio Carosi, affidano a maestro Battista di Angelo Conti de Canso, diocesi di Milano, la costruzione del coro secondo i disegni allegati all’atto (che però non ci restano).

L’organo di Cesare Catarinozzi

All’inizio del secolo successivo, ricostruita la chiesa su progetto dell’architetto romano Francesco Fontana (1708-11), fu «fatto accomodare l’organo sconquassato e rotto» e «fatto il parco [sic] per l’organo sopra la porta», intagliato e indorato da Salvatore Porrina (III).

Ma nel 1732 le religiose, per completare al meglio l’arredo della nuova chiesa, vollero nuovo anche l’organo e ne ordinarono la costruzione al celebre Cesare Caterinozzi di Affile, che s’impegnò a consegnarlo nel ’34, per una spesa di 300 scudi. Al contratto notarile, rogato l’8 ottobre 1732, è allegata una nota descrittiva con firma autografa dello stesso Catarinozzi, nella quale si legge quanto segue:

«Nota per fare un organo di sette piedi con la prima canna in mostra e a nove registri e tre mostre. Nel primo castello di meno averà canne nove, nelli due castelletti a i lati canne undici per ciascheduno, tutte di stagno ed il supplemento tutto di piombo sino al n° 45. Il secondo registro sarà l’ottava medesimamente di piomdo sino al n° 45. Il terzo registro Quinta decima. Il quarto Decimanona. Il quinto Vigesima seconda, il sesto Vigesima sesta ed il settimo Vigesima nona, tutto di piombo come di sopra sino al n° 45, e questo è l’intiero ripieno. Un flauto in Duodecima sino al n° 45, una voce umana cominciando da befà 19 sino al n° 45, medesimamente tutto di piombo. Far dieci contrabassi di legno di castagna, attappati col suo banconcino di noce, e riduzione e condottino. Far il bancone maestro di noce e cupezze e registri e ventavole e ogn’altro che ricerca detto bancone. Far il suo crivello d’albuccio per tenere in piedi tutte le canne di ripieno. Far la reduzione di ferro, registratura e leve di ferro con il suo tira tutti. Far tre mantaci grandi a stecche con le casse colli suoi boccagli di noce, colli suoi condotti di vento di castagna e tre rotoni colli suoi crivelli per alzare detti mantici di noce. Far la tastattura di basso in sesta e semitoni d’ebbano ed il pedale di etc.».

Si aggiunge che, dopo fabbricato nella bottega del Catarinozzi, il monastero provvederà al trasporto nella chiesa, dove sarà montato dall’organaro «e suoi giovani», ai quali tutti il monastero, «nel tempo che l’organaro componerà dett’organo nella loro chiesa», sarà tenuto a dare «spese, cibarie e comodo di stanza, come è solito». Segue la firma.

In un inventario della chiesa di S. Scolastica del 1777 l’opera nel suo complesso è così descritta:

«Sopra la porta grande di detta chiesa … si vede un maestoso organo (opera del celebre Catarinozzi), con palco di legno, il tutto ornato con intagli e diversi putti dorati a oro buono … Si sale all’organo per una piccola scaletta ricavata in uno delli due riporti di muro che servono per sostenere il detto palco».

Nel 1783 fu reastaurato Paolo De Santis, come fanno supporre la data e il nome scritti all’interno della cassa. Il De Santis era «organaro in Rieti», e con questa qualifica interverrà l’anno dopo sull’organo di S. Liberatore (v.).

Nella visita del 1827 si legge che nella chiesa di S. Scolastica vi è un «organo grande con orchesta [sic] dorato a oro buono» e un «Coro di noce tutto scorniciato composto di 43 seditori, in mezzo ad esso un legio fatto a credenzina».

Riparato «molti anni or sono per munificenza del senatore Ciancarelli» (come scriveva nel 1998 Mario Tiberti), è stato riportato di recente al suo originario splendore per intervento della benefica Fondazione Varrone, che ha restaurato magnificamente anche la bella chiesa che lo ospita.

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