Lettere di licenziamento per i lavoratori del Manni

I consiglieri comunali Andrea Sebastiani della Lista Civica Rieti che Sviluppa, Sonia Cascioli di Fratelli d’Italia e Davide Festuccia della Lista Civica Città Nuove portano l’attenzione sulla casa di riposto comunale.

Sembra di essere tornati indietro nel tempo. Correva l’anno 2011 quando la Coop. Quadrifoglio per esercitare pressioni nei confronti del Comune di Rieti, reo di aver accumulato negli anni oltre 4 milioni di debito, minacciò con tanto di lettere recapitate ai dipendenti una sorta di licenziamento collettivo.

Allarme poi rientrato nel giro di qualche settimana, con le accese proteste delle organizzazione sindacali (che siamo certi anche stavolta faranno sentire la loro voce) e con l’Amministrazione Emili che mise mano al portafogli.

Oggi, però, lo scenario si presenta totalmente diverso. Primo perchè il debito ad oggi è aumentato a 5 milioni e 200 mila ed inoltre perchè il contratto di servizio che lega l’Amministrazione alla Coop. di Pinerolo è scaduto il 30 giugno scorso e l’intenzione della Giunta Petrangeli è quella di non procedere affatto ad una proroga atteso che l’indirizzo politico è invece quello di esternalizzare casa di riposo e asili nido, con buona pace della sinistra tutta.

Al dramma lavorativo dei quattro dipendenti messi alla porta dal 16 settembre, presto potrà aggiungersi il benservito a 32 dei 54 ospiti della struttura di Via Don Benedetto Riposati, divenuti nel frattempo non più autosufficienti ma nei confronti dei quali il Comune ha l’obbligo di individuare una sistemazione alternativa.

C’è da chiedersi quale sarà la risposta fattiva del Sindaco e dell’Assessore di fronte al concreto rischio di lasciare senza assistenza dal 16 settembre gli anziani ospiti. Tutto questo continuando ogni giorno a dimostrare la inadeguatezza, in tema di politiche sociali, delle scelte che si compiono prive di qualsiasi programmazione logica.

Solo spot pubblicitari, dalla Città dei Bambini ai Cafè Alzheimer, e null’altro. Vacuità e inconsistenza hanno caratterizzato fino ad oggi l’operato di questa Giunta.

Anche la soluzione di chiedere presso la Regione Lazio l’accreditamento del Manni come RSA (Residenza Sanitaria Assistita) non assolverebbe più a quella specifica funzione per cui la casa di riposo è stata concepita. Storicamente il Manni nasce come casa di cura ed accoglienza per anziani soli.

Le RSA sono strutture di ricovero a tempo parziale e non permettono la sistemazione alloggiativa a tutti quegli anziani che hanno deciso, per libera scelta o per costrizione, di trascorrere il resto della loro vita all’interno di un ambiente più o meno familiare.

La soluzione potrebbe essere individuata nella trasformazione di una parte della struttura esistente in ricovero per persone non autosufficienti, continuando a destinare la restante parte all’ospitalità di coloro che invece sono in grado di assolvere ai propri bisogni primari.

I tanto sbandierati risparmi di spesa si possono tranquillamente perseguire in altri modi e non perpetrando scelte a dir poco discutibili.

Cominciamo col riportare gli anziani in Via Garibaldi, immobile di proprietà del Comune, dove abbiamo investito risorse dell’ente per 400 mila euro. Recupereremmo subito 260 mila euro di canone di locazione annui che attualmente gravano sulle spalle dei cittadini.

Rispondi