Chiesa di Rieti

L’Azione Cattolica di Rieti, nel giorno della sua fondazione, omaggia anche Vittorio Bachelet

L'Azione Cattolica di Rieti ricorda quando Vittorio Bachelet, Presidente Nazionale dell’Azione Cattolica Italiana dal 1964 al 1973, venne a Rieti nel settembre del 1967 come relatore del Convegno “La comunità parrocchiale dopo il Concilio: missione del clero e dei laici”

134 anni, un cammino lungo, quello dell’Azione Cattolica di Rieti, segnato dall’impegno di tantissime persone che con la loro fede, l’inesauribile speranza e il coraggio dell’amore, hanno tracciato un percorso che nasce il primo aprile del 1892 presso i locali della chiesa di santa Scolastica, quando un gruppo di giovani, guidato dal primo presidente diocesano, lo stimatissimo e mai dimenticato conte Alessandro Vincenti Mareri, dava origine al primo nucleo dell’AC di Rieti, così come attestato dal “Bollettino della Società della Gioventù cattolica italiana” del 16 luglio e del 17 agosto 1892.

Sotto il titolo di san Filippo Neri nasceva così un’associazione di laici che presero sul serio la scommessa iniziata qualche anno prima, nel 1867, da Mario Fani e Giovanni Acquaderni, i quali dettero vita alla “Società della Gioventù Cattolica Italiana”, che molti anni dopo prese il nome di Azione Cattolica. Un testimone importante che ancora oggi vive e si trasmette tra le generazioni, manifestando il volto di un’associazione che ha saputo rinnovarsi, aggiornarsi, interpretare i segni dei tempi, adottando metodologie, strumenti e soluzioni adeguate alle circostanze, anche aprendo e sperimentando piste innovative e originali per la pastorale della Chiesa, per la formazione laicale e per concorre in modo significativo al fine apostolico generale della Chiesa. Come non essere grati e rivolgere un sincero e affettuoso pensiero alle tante anime che aderendo all’AC hanno testimoniato con la loro vita la passione missionaria, la preoccupazione per la costruzione del bene comune e soprattutto la fatica e la gioia di coniugare la fede con la vita, due facce inseparabile della stessa medaglia, l’esistenza umana incardinata nel battesimo, laici impegnati con il carisma che gli è proprio, ratificato nel Concilio Vaticano II in modo particolare nel Decreto del novembre 1965, “Apostolicam Actuositatem”. Quel carisma espresso dallo stesso Vittorio Bachelet, Presidente Nazionale dell’Azione Cattolica Italiana dal 1964 al 1973, quando venne a Rieti nel settembre del 1967 come relatore del Convegno “La comunità parrocchiale dopo il Concilio: missione del clero e dei laici”, lasciando un segno e un ricordo indelebile nel cuore dell’AC diocesana. Bachelet, vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, fu assassinato nel febbraio del 1980 in un vile attentato all’Università “La Sapienza”, nell’atrio della facoltà di Roma, ucciso dalle Brigate Rosse, dopo aver terminato una lezione. Pensare alla storia dell’AC diocesana significa pensare alla storia del laicato della chiesa, perché l’AC è un’associazione in cui la popolarità e la cura delle relazioni si coniugano in modo mirabile, rendendo i soci fratelli e uniti come un unico popolo. Un popolo che sa valorizzare il ministero laicale, che in pochi anni si è diffuso in tante parti del mondo, che valorizza il carisma associativo e non il culto della persona, un popolo che ama la forma associativa ma che sa anche farne a meno perché ciò che è davvero indispensabile è la Chiesa fondata da nostro Signore, luogo in cui lo Spirito soffia in modo privilegiato, ma non esclusivo.

Nel 1967 Rieti ebbe quindi l’onore di ospitare, invitato dall’infaticabile e amatissimo don Vincenzo Santori, delegato vescovile per l’AC, Vittorio Bachelet, sotto l’episcopato di mons. Guido Nicola Cavanna, presidente diocesano l’avvocato Lenardo Leonardi. In occasione del ricordo della data di nascita dell’AC di Rieti, tanti sarebbero gli eventi da ricordare, e dai quali trarre linfa per una progettualità futura, certamente la presenza di Bachelet è tra le più autorevoli, ma la storia dell’AC di Rieti ha tanti elementi che meritano un approfondimento, non solo per gratitudine, per interpretare meglio il presente e soprattutto guardare al futuro con rinnovata intuizione e creatività. Concludiamo con alcune parole della relazione del 1967 del compianto presidente nazionale, quando si riferì alla necessità di un processo di integrazione pastorale tra parrocchia e ambienti, in particolare con il mondo del lavoro, della scuola, del turismo, dello sport, che in qualche modo fanno comprendere che il futuro, ha radici più che profonde: “(…) Viene ad emergere così la realtà ideale della parrocchia, come comunità di fede, di grazia, di amore, di missionarietà e nello stesso tempo viene sottolineata l’urgenza della parrocchia di andare oltre se stessa, verso gli ambienti, in un organico sforzo di collaborazione tra clero e laici, essenza e vita dell’Associazione cattolica”.