Spettacoli

Forza venite gente, torna al Flavio il musical francescano

Dal debutto reatino dell’81 al ritorno sul palco del “Flavio”, lo spettacolo che racconta la vita del Poverello tra ironia e musica apre il percorso culturale di Rieti nell’anno della Capitale italiana della Cultura, con una produzione rinnovata ma fedele allo spirito originario

La prima occasione per i reatini di applaudire Forza venite gente fu al “Moderno” nel dicembre dell’81. Il musical che metteva in scena i momenti più salienti della vita di san Francesco in una forma “giullaresca” cara alla fiorettistica, con ampio spazio all’ironia dei dialoghi fra il personaggio di Pietro Bernardone e quello della Cenciosa, e alla sentita emozione data da canzoni e coreografie, era appena uscito. Da allora, avrebbe girato l’Italia e non solo in centinaia di repliche. Riprodotto innumerevoli volte da compagnie amatoriali, gruppi parrocchiali, scolastici, di oratorio, associazioni giovanili…

A Rieti è andato in scena più volte anche al “Flavio”, sia nell’edizione originale di nuovo ritornata nel capoluogo sabino, sia in riproduzioni più “alla mano” (una fu, a fine settembre del ’93, in apertura dell’indimenticabile Meeting dei giovani della diocesi voluto da monsignor Giuseppe Molinari). Stavolta vi ritorna in versione “ufficiale”: non più quella storica di Michele Paulicelli che ha spopolato fino ai primi anni Duemila, ma la nuova versione lanciata nel 2021 per il quarantennale della prima edizione. Ne parliamo con il protagonista: Michelangelo Nari, che veste i panni del Poverello di Assisi e sabato sera calcherà il palcoscenico del Teatro Vespasiano per quello che costituisce praticamente il primo appuntamento del percorso culturale di questo 2026 per Rieti come partner de L’Aquila Capitale italiana della Cultura nell’anno ottocentenario della morte di san Francesco: appuntamento fortemente voluto dall’assessore alla Cultura, Letizia Rosati, che ha scelto di destinarvi una cifra importante per permettere al pubblico di acquistare i biglietti a un prezzo assai contenuto per un musical come questo.

Nari ha iniziato è entrato sin da subito nella compagnia con cui il produttore Massimiliano Franco ha voluto rilanciare lo storico spettacolo francescano, inizialmente nel ruolo del Diavolo: sì, quello che si arrabbia parecchio per non riuscire a tentare il frate e si inalbera pure con Sorella Morte perché «bastarda… mi hai rubato un’anima, la più gagliarda che incontrai! Con chi lotto se non c’è quel santo frate maledetto? il più perfetto tra i nemici miei…», canta una delle celebri ballate. Poi è passato a interpretare l’assisiate folle d’amore per Dio, dal momento in cui tutti sono invitati («Forza, venite gente, che in piazza si va») a vedere «un grande spettacolo» in cui «Francesco al padre la roba ridà», fino al grande Alleluia del «Laudato si’» finale. Da diavolo a santo, quindi: «Dimostrazione che tutti si possono redimere», commenta scherzosamente il protagonista che presta la voce al Poverello in gran parte delle canzoni, ma anche in qualche dialogo. E già, perché rispetto alla storica edizione che molti hanno conosciuto, questa nuova versione ha apportato alcune modifiche, tra cui l’intervento del personaggio di Francesco non solo nelle canzoni ma pure in qualche parte recitata. Nei dialoghi non sono più, quindi, soltanto Pietro Bernardone e la Cenciosa, la matta di Assisi, a interloquire.
Rimane però immutato lo spirito della prima edizione, spiega Nari: la visione drammatica, per quanto raccontata col sorriso, «del rapporto tra un padre che vorrebbe il figlio cavaliere e lui che vuole invece seguire la propria strada». E i commenti ironici continuano a vedere il personaggio del padre scettico, qui interpretato da Mauro Mandolini, che ha ereditato il ruolo che fu del grande Silvio Spaccesi, con la sua verve comica da grande caratterista. «La differenza registica con lui: in questa nostra versione c’è un po’ meno il dialogo con il pubblico: Spaccesi rompeva la “quarta parete”, nella nostra versione questo accade un po’ meno».

Brava anche l’attrice che interpreta la Cenciosa: Giulia Gallone, che dà vita al personaggio «che risulta più amato dal pubblico: la pazza di Assisi, che forse matta finge di esserlo, ma nonostante la sua apparente follia è quella che più riesce a comprendere e avere una vera vicinanza emotiva con Francesco».

Poi ci sono gli altri protagonisti: Giulia Cecchini (santa Chiara), Benedetta Iardella (Sorella Povertà e la Provvidenza), Alessandro Lo Piccolo (il Lupo), Francesco Boschiazzo (il Diavolo). Oltre ai ballerini e figuranti che costituiscono la parte più allegra e dinamica dello spettacolo. Con coreografie ridisegnate, rese ancora ancora più moderne dalla coreografa Dalila Frassanito, «molto scattanti, in contrapposizione con un mondo duecentesco», spiega Michelangelo. Rinnovate anche le canzoni, un po’ di meno per non far durare troppo lo spettacolo, e completamente riarrangiate, nella nuova esecuzione curata dall’orchestra che suona dal vivo quando la compagnia va in scena a Roma, mentre in tournée si canta sulle basi registrate dagli orchestrali.

Sotto la regia di Ariele Vincenti, si è dunque pronti ad andare in scena al teatro reatino. Anche qui un’emozione per Michelangelo nel calarsi nel ruolo che fu di Michele Paulicelli, uno degli autori di Forza venite gente e per decenni ha intepretato Francesco: «Per me una responsabilità, per il significato che Paulicelli ha per il nostro pubblico. Spesso viene in tournée con noi e viene sempre applaudito con calore. Ho cercato di renderlo mio senza volerlo imitare, ma dare la mia versione di san Francesco».

Un’emozione in più a interpretare il santo qui nel cuore della Valle Santa, insieme a La Verna e Assisi terra dal sapore francescano? «Amo i luoghi francescani. Di tutti La Verna quello che mi ha colpito di più: un luogo non ospitale, da vivere in solitudine, che ti permette di fare i conti con te stesso, una natura non comoda e accogliente, ma che ti mette allo specchio…». Un po’ come i nostri santuari, che Nari conosce e ha più volte visitato. Compreso Greccio, che nello storico Forza venite gente è citato nella celebre ballata del presepe «È Natale… anche qui!». In questa edizione non c’è come canzone dentro la storia, ma ­– di essa come di altre – ne viene ripresa una parte nel medley finale. Sul palco del “Flavio” («Non ci sono mai stato, ma so che è un teatro molto bello, dove il contatto con il pubblico avviene in modo stretto», chiosa il protagonista), perciò, si potrà ancora sentire «Ecco la stalla di Greccio con l’asino e il bove…» che richiama la “cifra” spirituale caratteristica di questa terra amata dal Poverello.