Coniugare l’affettività con la famiglia. Senza timidezze

Sono 150 i giovani partecipanti, provenienti da tutta Italia, alla 31ª edizione del seminario di formazione. Un momento giudicato importante, anche in vista del Sinodo straordinario, nel quale far emergere la bellezza della vita familiare. La sottolineatura: ”Non si può dire di no all’eutanasia e all’aborto senza lavorare prima sotto il profilo educativo”.

L’amore e la prossimità per una pastorale familiare adeguata. Formare i giovani alla bellezza della famiglia, dare loro uno sguardo aperto e responsabile verso la vita. Sono i temi al centro del Seminario Quarenghi “Per amare ed essere amato”, del Movimento per la Vita italiano (Mpv) e dei giovani Pro Life, svoltosi a Scalea (Cs). 150 i partecipanti, provenienti da tutta Italia, per un evento giunto alla sua 31ª edizione. “Una presenza importante, di cui siamo molto soddisfatti”, dice Andrea Tosini, addetto stampa del Seminario.

A scuola di amore.

L’happening “ha la funzione di essere una vacanza formativa e informativa”, afferma Tosini. A fargli eco Giuliano Guzzo, dell’Equipe giovani. “È stato scelto questo tema nella condivisa consapevolezza che dobbiamo investire delle risorse nella dimensione educativa e nell’ambito affettivo per offrire ai ragazzi anche la possibilità di trovare stili di vita conformi a questo impegno”. Una necessità attuale, in un periodo in cui la Chiesa si interroga sulla famiglia. “La chiave con la quale dobbiamo affrontare le sfide del tempo presente – afferma Giuseppe Grande, della Giunta esecutiva Mpv – è quella dell’amore, della bellezza della famiglia e della vita che nasce, dello stupore”. Del resto, specifica Paola Mancini, segretaria del Mpv, e membro del consiglio direttivo del Forum delle associazioni familiari, “l’essenza stessa dell’essere umano è quella dell’amore e la coniugazione dell’amore è proprio la famiglia”.

Desiderio di famiglia.

I vescovi, nell’Instrumentum Laboris in preparazione al Sinodo di ottobre, ammettono che nei giovani c’è un vero e proprio desiderio di matrimonio e di famiglia. “È assolutamente così”, riprende Grande. “C’è la voglia di impegnarsi in qualcosa di grande, come la famiglia, il volontariato”. “La sensibilità del mondo giovanile rispetto a questi temi si tocca con mano”, ribadisce Mancini. “Vederli così impegnati qui è una grande gioia e una grande speranza”.

Pastorale del dialogo.

“Le sfide attuali le vinciamo con la forza della vicinanza, dell’amore, della prossimità nelle diverse situazioni, stando accanto, cercando di superare insieme i problemi”, dice Grande. Stando sul campo, “facendo rete per salvare la meravigliosa realtà della famiglia”, riprende Mancini. Rispondendo all’emergenza educativa in atto. “Se ci limitiamo a dire di no all’eutanasia e all’aborto senza lavorare prima sotto il profilo educativo abbiamo già perso”, afferma Guzzo. C’è una confusione abbastanza diffusa in generale sulla concezione di famiglia, noi stiamo lavorando perché l’affettività e la famiglia siano vissuti nel senso autentico”.

Pastorale del buon esempio.

Angela Provenzale e Marco Faillaci, di Mistretta (Me) sono una coppia di sposi che ha partecipato al Quarenghi. “Crediamo sia bene per i giovani che ci siano delle famiglie, perché per loro è una vera e propria testimonianza concreta di bellezza” dice Faillaci. “La cosa importante è che i nostri figli, specialmente quando si aprono all’adolescenza, partecipino ad eventi di questo tipo, per formarsi, approfondire”, specifica Provenzale, che insieme al marito segue un percorso di pastorale familiare. “Siamo coinvolti nella pastorale familiare della Cei, al cui interno rappresento il Mpv – riprende Faillaci – attenti al cammino che la Chiesa italiana fa e dovrà fare soprattutto ora, alla vigilia dei Sinodi”.

Un passaggio di fiaccola.

“Papa Francesco richiama spesso alla tradizione, agli anziani, capaci di trasmettere una dimensione valoriale”, ricorda Mancini. Per questo un appuntamento come il Quarenghi “è un passaggio di fiaccola, perché a questa realtà giovanile dobbiamo comunicare il bagaglio da noi accumulato in tanti anni di impegno e di lavoro”. Tra le giovani tedofore, Ludovica Cerasuolo, 20 anni, di Eboli, dell’Equipe Giovani, da quattro anni nel Mpv. “Da qui vogliamo uscire rafforzati, allargare gli orizzonti attraverso il dialogo. Noi vogliamo vivere sperando che il mondo possa cambiare e non arrendendoci di fronte alla realtà”.

Aperti alla vita.

Cristina Forestiero, 25 anni, è una giovane docente del metodo Billings, di regolazione della fertilità. Una vocazione vera e propria, la sua, a difesa della vita nascente. “Dobbiamo puntare su ascolto, promozione della cultura della vita e amore pieno e totale”, dice la docente. I centri per la regolazione delle fertilità, in questo senso, diventano occasione per educare “a una procreazione responsabile”. Da Forestiero anche una proposta: “perché non insegnare e promuovere il metodo Billings nelle parrocchie? Porto l’esperienza della comunità che frequento, dove sono stata chiamata a relazionare durante i corsi prematrimoniali: anche quello può essere un esempio di cammino familiare interessante”.

Urgenze.

Formare, anche nelle scuole, realtà al centro del dibattito in questi mesi per la diffusione degli opuscoli sulla teoria del gender. A sottolineare i rischi per i giovani è Rita Colecchia, presidente Mpv di Termoli, docente di religione, che però richiama anche alcuni “progetti e percorsi scolastici per far conoscere la fertilità umana secondo natura”. Una rinnovata proposta di pastorale familiare forse parte proprio da qui. Dalla natura e dalla bellezza della famiglia.

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